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La donna islamica nel mondo diplomatico

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Intervista a Rosalie Rivett a cura di Massimo Gava



Rosalie Rivett
chief executive of Women in Diplomatic Service www.wds-uk.org.uk)

Un recente rapporto pubblicato dal Foro Economico Mondiale, conferma un dato di fatto, che le donne nelle diverse sedi governative sono ancora sottorappresentate.  
Il rapporto rilevato su un campione di 115 paesi, stabilisce come la donna abbia colmato la disparità di quasi 90% in settori tipicamente maschili come il sanitario ed educativo, mentre questa percentuale si riduce al solo 15% per lavori svolti in strutture politiche, soprattutto ad alto livello.
Nonostante il 97 % dei paesi abbia istituito una specie di quota per posizioni governative, un rapporto dell' Unione Interparlamentare, stabilisce che le donne ricoprono solo il 18% di posti parlamentari e il 14% di posizioni ministeriali. Se negli anni le battaglie per i diritti delle donne nel mondo moderno hanno portato ad una certa emancipazione, nel caso delle donne arabe la situazione e ancora più difficile, non solo per motivi tradizionalmente culturali e sociali, ma soprattutto per il processo simbiotico che si è innescato tra ideologia politica e teologia islamica. Questo rende sicuramente più difficile il processo di laicizzazione dello stato e con esso il ruolo di emancipazione femmile, visto piu' volte come un distacco dalle tradizioni culturali proprie, verso una occidentalizzazione percepita come causa irreversibile di perdita di identità. Ci sono pero' alcuni segni incoraggianti di cambiamento e per avere una visione generale piu' chiara di questo processo, abbiamo incontrato a Londra Rosalie Rivett Amministratore Delegato dell' Associazione non governativa  internazionale di donne che lavorano nel settore diplomatico. Women in the Diplomatc Service.  

Signora Rivett la sua associazione, fondata nel 2002, conta piu' di un centinaio di donne che svolgono ruoli nel campo diplomatico. Quante di queste donne vengono da paesi islamici? 
Abbiamo circa il 10% di iscritte che provengono da paesi Arabi ed il loro numero è in costante crescita. Recentemente per esempio la Giordania ha nominato la prima donna musulmana ambasciatrice qui nel Regno Unito e questo ci ha fatto un enorme piacere.    

Come si concilia il ruolo di donna islamica con I ruolo di legislatore?  
Nonostante le donne in generale abbiano fatto passi da giganti negli ultimi anni c' e ancora molto lavoro da fare in merito. Tutt'oggi il mondo politico rimane senza dubbio, un ambiente prevalentemente maschile. Margareth Thatcher disse però, che amministrare un governo e come amministrare una casa, solo di dimensioni più grandi. Nel mondo islamico è la donna che primariamente gestisce la casa facendo quadrare il bilancio, educando I figli ecc. Oseri dire che come tutte le donne c'e quasi una predisposizione naturale nel gestire al meglio un dipartimento.       

In una società prettamente patriarcale come quella araba, quali sono le difficoltà che le donne hanno per raggiungere certe posizioni di potere, solitamente controllate dai maschi e come fanno a far si che le loro esigenze, vengano accettate in una arena come quella diplomatica?  
La donna islamica deve fare come ogni altra donna che si muove in un ambiente tipicamente maschile, usare la persuasione, la conoscenza e il suo sapere, se questo non funziona allora deve ricorrere alla legislazione nazionale. Vede, le difficoltà di rompere gli schemi creati dalla dominazione maschile sono basati su delle diverse interpretazioni della legge Koranica. Contrariamente a quanto si crede, le donne musulmane non vivevano una vita così segregata come si vede in certi regimi attuali. La vita del cosiddetto “ islamismo iniziale “ aveva un certa tolleranza tra uomo e donna, che si mescolavano tranquillamente anche in luoghi pubblici.        

Però c'e ancora una notevole diasparità nel trattamento tra uomo e donna. Come puo' la donna islamica far ristabilire quel regime di maggior tolleranza che c'era nel cosidetto “Islamismo iniziale” da lei citato.
Purtroppo ci sono fatti storici che documentano la sottomissione e le sofferenze che le donne hanno subito e che stanno tuttora subendo. In certi regimi la disparita' sociale tra uomo e donna, e' ancora molto evidente. Quello che dobbiamo capire pero' e' se queste situazioni sono principalmente dovute ad una religione che incoraggia la supremazia maschile sulla donna o ad una interpretazione prettamente maschilista della religione. Personalmente credo che il problema sia meno religioso e più di lettura. Vede, la bellezza della legge Koranica sta nella molteplicita' ed assoluta libertà di interpretazione. Nei secoli, i testi koranici, sono stati usati sia, in modo conservatore ed intollerante, sia in maniera piu’aperta ed intellettuale con una predisposizione alla tolleranza e al perdono. Questo è quello che le donne mussulmane stanno lottando per riavere.

Ma come si fa a parlare di emancipazione femminile quando ci sono dei regimi che non danno alla donna il diritto di voto e nemmeno il passaporto?
Certo ci vorra' del tempo, ma non dimentichiamoci , neppure qui in Inghilterra, la donna aveva diritto di voto, ed era sicuramente impensabile che potesse diventare primo Ministro. Nella nostra società moderna, c'e la tendenza a dimenticare molto velocemente la storia e vorremmo che si potesse cambiare tutto e subito. Un processo culturale ha bisogno del suo periodo di gestazione per poter maturare. Vorrei comunque farvi notare che è solo in certi regimi come l'Arabia Saudita, il Sudan, l'Iran, il Pakistan e l'Afghanistan sotto i Talebani che riconoscono la Sharia come sola legge koranica dove questo accade. Ed anche in questi paesi abbiamo visto segni di cambiamento e continue dispute tra modernizzatori e conservatori. Posso citare il caso dell' Iran, che ha stabilito il diritto di eguaglianza tra I due sessi in caso di eredità. Un altro esempio è accaduto in Algeria dove il tentativo di introdurre un nuovo codice familiare ha portato a delle proteste mai viste prima, da parte delle associazioni femminili. Proteste simili si sono avute anche in altri paesi come il Marocco, dove il governo ha dovuto ritirare una legge che restringeva I diritti delle donne. Più recente in Turchia, dove il parlamento ha esteso il diritto di patria potesta anche alla donna. Questi sono segni tangibili che anche I partiti islamici più radicali stanno attuando un processo di modernizzazione, forse più lento del nostro. Ma come dite voi Italiani, Roma non è stata costruita in un solo giorno.  

Quali sono I benefici che sono stati ottenuti in sede diplomatica dalle donne e per le donne islamiche?
Battaglie importanti sono state vinte, come l'aumento dell’ età matrimoniale, e l'uso della contraccezione. Ci sono donne che ricoprono incarichi ministeriali ed industriali. Recentemente dei governi hanno modificato le leggi per permettere alle donne di accedere agli studi universitari incoraggiandole con delle borse di studio. La nostra associazione, per esempio, seleziona ogni anno circa 10 donne per meriti accademici ottenuti nei diversi paesi e da loro la possibilita’ di fare un esperienza diplomatica a Londra. Visitano il Ministero degli Esteri e del Commonwhealth e altre istituzioni internazionali ed ambasciate presenti nella capitale. Vengono organizzati dei viaggi studio al quartiere generale della NATO e al parlamento Europeo a Bruxelles. Questi corsi hanno un effetto incredibile nel promuovere un fattore generale di scambio culturale ed aumentare la posizione delle candidate nella sfera governativa dei loro paesi.

Quello che mi sembra lei stia sostenendo è che a livello internazionale non ci siano tante differenze tra il ruolo di donne islamica e quello della donna occidentale?  
È cosi', non trovo molta differenza. Soprattutto la nuova generazione di donne islamiche è molto piu' determinata nel raggiungimento del proprio obbiettivo. Credo pero' che dovremmo guardare al di la’ dello scontro tra culture e credere di piu' in una possibilita' di convivenza con il rispetto delle diverse regole. Ci sono tanti esempi che dimostrano che la donna in generale sta prendendo piu' consapevolezza della propria situazione e vedo che la nuova generazione di donne arabe non e’ diversa Si sono organizzate con una rete di associazioni come centri di pianificazione familiare dove si combatte la discriminazione sessuale, contestano I diritti che proteggono l'uomo per certi reati come lo stupro e la responsabilità dei figli, creano centri di aiuto per madri singole. In Egitto, Libano, Siria, Iraq, Tunisia, Algeria, Turchia e Indonesia, le donne hanno accesso di diritto all’ educazione, sono entrate a far parte di un tessuto professionale e gestistono posizioni in settori pubblici, politici ed amminsitrativi. Questo è direttamente correlato con il bisogno di costruire una società più democratica in tutto il mondo islamico.  

Come spiega allora tutta questa evoluzione con il fatto che ancora molte donne islamiche portino ancora il velo della hijad, cosa che per certi aspetti da una visione più di radicalismo che di emancipazione islamica?  
È una questone di libertà, di scelta personale. Non sono sicura che portare il velo sia un simbolo del radicalismo islamico. Molte donne islamiche temono che certi valori della loro fede vengano persi, di conseguenza, mettere il velo della hijad è un modo per proteggere dei diritti fondamentali della loro tradizione. Altri invece lottano per la propria indipendenza in maniera diversa , chiedendo nelle piazze o in sede adeguata più responsabilita' ed emancipazione.  
La cosa più importante e che tutte queste donne parlano con una nuova voce, non importa come lo fanno se in una maniera tradizionale o moderna l'importante e che siano capaci di scegliere.

Un altro rapporto pubblicato dall' Unione Interparlamentare (IPU) rivela che la percentuale di donne presenti nei parlamenti dei paesi arabi e di circa il 9%. Il dato si confronta con una tendenza pari al 42% presente nei paesi nordici e con circa il 21% nel resto dell' Unione Europea e Stati Uniti. Le ragioni, di questo risultato sono state ampiamente spiegate dalle Signora Rivett. ma quello che e' sicuro e che qualcosa di nuovo sta prendendo piede nella societa' araba . È infatti del 17 maggio 2009 la notizia che in Kuwait, a seguito della modifica della legge del 2005 che da alle donne il diritto di voto, per la prima volta nella storia del paese sono state elette 4 donne nel parlamento. Nelle recenti elezioni in Afghanistan abbiamo visto come le donne abbiano esercitato il loro diritto di voto nonostante le ripetute minacce dei Talebani. Questi sono risultati, che evidenziano come nella donna islamica moderna ci sia un processo di emancipazione in atto che per quanto lento possa essere, rispetto al mondo occidentale, sta dando i suoi frutti in tutto il mondo arabo anche quello più radicale.