Cina, Africa, Usa e il momento di un
"year of the Mediterranean sea"
Dalla sicurezza all'economia il mare più antico torna centrale
di Giancarlo Elia Valori
Giancarlo Elia Valori
Dirigente d'azienda.
È presidente di Sviluppo Lazio e di Torno Internazionale S.p.a. È stato presidente di varie società tra cui Autostrade per l'Italia S.p.A., SME - Società Meridionale di Elettricità, Unione Industriali di Roma.
Ha ricoperto l’incarico di consulente e funzionario alle relazioni internazionali della Rai.
È Cavaliere della Legion D'Onore francese, nominato dal presidente François Mitterrand.
La collaborazione tra USA e i Paesi UE e NATO nel quadrante mediorientale implica una scelta strategica del tutto condivisibile. Ovvero, si tratta di espandere i confini di sicurezza della Unione Europea, e arrivare ad una geopolitica che coinvolga la Cina e non escluda la Federazione Russa. La dimensione naturale dell’UE, ottimale per la sua espansione economica autopropulsa e una globalizzazione positiva della sua economia, comprende l’integrazione dei mercati mediterranei meridionali e del “Grande Medio Oriente”. Gli Stati Uniti d’America sono interessati a questa partita, poichè la triangolazione geoeconomica ottimale per Washington prevede l’integrazione dei sistemi commerciali, produttivi e finanaziari tra America Latina, Spazio Economico Europeo, Medio Oriente e Cina.
In questo contesto, la Cina è il punto-chiave del processo, sia nel Mediterraneo che a livello globale. Nel 1973 Henry Kissinger, appena libero dall’ossessione vietnamita, propose un “Anno dell’Europa”. Non si trattava, come hanno scritto alcuni storici, di creare una “proxy Europe”, ma di ridisegnare lo spazio transatlantico in funzione della distensione e dell’apertura nixoniana alla Cina. Oggi, è forse giunto il momento, in un contesto globale così trasformato, di pensare ad un “Year of the Mediterranean” in cui USA, EU e Cina ridisegnano i loro rapporti geostrategici in funzione di un nuovo quadrante centrale, il Mediterraneo, appunto. La Cina finora ha gestito una logica di equilibrio tra USA e UE. Pechino non ha alcun interesse a creare, con uno squilibrio delle sue esportazioni e dei suoi investimenti esteri, l’”egoismo” nordamericano o europeo. Ma, per gestire questa armonia (le “tre armonie” di Hu Jintao, appunto, “pace nel mondo, riconciliazione con Taiwan, armonia dentro la società cinese”) Pechino ha assoluta necessità di incentrare sul Mediterraneo, asse europeo verso l’Oriente, l’Asia Centrale e l’Africa, le interconnessioni strategiche e geoeconomiche di questa sua partita a tre con l’Ue e gli USA.
Per la Cina, l’espansione economica in Africa, Medio Oriente e aree mediterranee meridionali significa esportare le proprie linee produttive a basso valore aggiunto e “mature” in aree dove la forza-lavoro e il mercato interno permettono la sopravvivenza, senza investimenti aggiuntivi, delle aziende a basso valore aggiunto cinesi.
Si sta creando un doppio livello dell’espansione cinese, tra produzioni esternalizzate che riportano in patria quello che ormai costerebbe proprio produrre in Cina, e attività non strategiche, che permettono un irraggiamento economico, politico, militare verso il Mediterraneo e, da lì, verso i mercati”ricchi” europei e nordamericani. Questo implicherà sempre più una collaborazione tra Cina, USA e UE, sia in ambito classico NATO che in coalitions of the willing, per la risoluzione dei conflitti mediterranei e nel peace engorcing all’interno delle aree di crisi che abbiamo ereditato dalla guerra fredda.
La presenza in Darfur di 400 soldati di Pechino, per proteggere anche le linee di passaggio e i forti investimenti cinesi nel settore petrolifero sudanese, sono un dato di grande importanza. In futuro, occorrerà stabilire un criterio di gestione della sicurezza collettiva tra USA, NATO-UE e Cina nel Mediterraneo che sia un moltiplicatore di potenza per la Cina nel Maghreb e nel Medio Oriente “moderato”, permetta una collaborazione marginale della Cina con la NATO nel quadrante israelo-palestinese, utilizzi il leverage di Pechino nei confronti del sistema petrolifero iraniano e iracheno. Sicurezza multilaterale a medio raggio e a raggio breve, per permettere il ritorno dell’unica vera geopolitica naturale nei rapporti tra UE e Asia: la Via della Seta.
Gli USA non sono affatto esclusi o marginalizzati da questo processo: anzi, la nuova politica del Presidente Barack Obama è, per molti aspetti, già complementare a questo nuovo quadrante delle forze mediterranee. La nuova Presidenza USA desidera rimodulare la sua guerra al jihad della spada e al jihad permanente, spalmando sul territorio del Mediterraneo orientale quelle forza che prima si erano concentrate sui quadranti regionali dell’Iraq e, ancora, in Afghanistan.
La Cina ha finanziato indirettamente la Global War On Terror perchè temeva e teme tuttora l’insorgenza jihadista delle sue periferie interne, e la continuità strategica tra jihad mediorientale e destabilizzazione definitiva dell’Asia Centrale, lungo l’asse interno alla frattura Afghanistan-Pakistan. Ed infatti alcuni militanti islamisti dello Xing Yang partecipano insieme ai taliban alla guerra contro le forze ISAF e USA. L’allargamento della cintura di sicurezza verso il Mediterraneo è una scelta razionale sia per gli USA, che dovranno gestire attriti meno distruttivi presenti in un’area più vasta, frazionata e meno gestibile dal jihad, che per la Cina, che deve sommare la gestione della sicurezza delle linee petrolifere e gaziere dall’Asia Centrale (la pipeline di gas naturale dall’Iran fino all’Austria, che passa attraverso la Turchia) e il potenziale produttivo estrattivo dei paesi confinanti con la Cina, la cui sicurezza proviene dalla stabilizzazione delle sue stazioni di arrivo. Allora, abbiamo a che fare con tre equazioni della geoeconomia cinese nel Mediterraneo: maggior sicurezza dei mercati finali, ma anche maggiori quote di petrolio e gas per mantenere i propri tassi di crescita, maggiore internazionalizzazione produttiva nel Mediterraneo ma anche maggiori costi per la sicurezza regionale, minori deleghe per la lotta al jihad interno cinese, ma allora aumento delle tensioni tra Cina e i Paesi arabi e islamici produttori di petrolio.
Il Summit NATO di Riga del 2006 ha posto le questioni di sicurezza delle linee energetiche sotto l’egida dell’art. 5 del patto dell’Atlantico del Nord. La chiusura di questa equazione strategica è più semplice di quanto non si creda: la gestione multilaterale, con USA e Cina, del ridisegno del Mediterraneo unificato. L’accesso di Israele alla NATO e alla UE è essenziale a questo progetto. La diluizione del contrasto israelo-palestinese nel quadro dell’Alleanza Atlantica fa perdere all’Iran le sue carte migliori nella trattativa con l’UE per il suo sistema nucleare civile-militare, che potrebbe peraltro aumentare la disponibilità di greggio iraniano ma crea rischi di eccezionale rilievo per la sicurezza collettiva del Mediterraneo, della NATO e della stessa Cina. Inoltre, il ridisegno del nuovo Medio Oriente dovrebbe stabilizzare, non necessariamente con la “balcanizzazione” di alcuni paesi, come alcuni sostengono, i corridoi energetici attuali e futuri: un obiettivo stratergico primario per la Cina.
Gli USA hanno, ed avranno sempre più dalla presenza cinese e dalla nuova geopolitica europea degli ottimi ritorni: una diminuzione della tensione nelle aree del jihad, un più ragionevole burden sharing delle spese per la sicurezza collettiva in tutta l’area del Fianco Sud della NATO e in Africa, soprattutto nelle more del nuovo African Command USA, e potranno beneficiare dagli effetti finanziari e produttivi di una nuova espansione globale che potrebbe partire dal mediterraneo allargato per arrivare a rinnovare la triangolazione ottimale degli USA: gli Stati Uniti, l’Europa, l’America Latina. Con la Cina che ottimizza la sua geoeconomia ed è quindi maggiormente disposta a investire nella recovery statunitense dopo la attuale crisi finanziaria.
Ma è bene fare presto: proprio come accade nelle crisi economiche, dove chi è più veloce acquisisce assets che sarebbero altrimenti ben più costosi, così anche nelle crisi strategiche fare presto significa talvolta fare bene.
La Cina non ha molto tempo per aspettare la nuova configurazione mediterranea dell’UE, della NATO e degli USA: Pechino vuole il massimo di quote petrolifere, per mantenere i suoi ritmi di crescita, nel più breve tempo possibile, con il minimo costo aggiuntivo per la sicurezza delle reti energetiche e il minor costo geopolitico per la stabilità dei Paesi dai quali compra greggio e gas. Quindi, l’alternativa, per l’Iran e per l’Arabia Saudita e i suoi alleati del Consiglio di cooperazione del Golfo, è quella di correre da soli per acquisire il supporto cinese e russo, in un Alleanza regionale che escluderebbe di fatto la NATO, gli USA e l’UE dall’area del Golfo Persico e renderebbe non autosufficiente per il suo sviluppo economico e la sua sicurezza l’intero quadrante mediterraneo. Senza contare che questa piccola Alleanza potrebbe gestire in maniera sfavorevole la linea terrestre dell’UE verso il mercato cinese, che sarà l’asse del prossimo ciclo economico e strategico.
La nuova dottrina NATO Towards a Grand Strategy fora n Uncertain World implica quindi che la Cina percepisca la proiezione di potenza atlantica verso lo Hearthland eurasiatico fino ai suoi confini come una garanzia di sicurezza collettiva anche per Pechino, a cui si dovrebbe proporre una Conferenza Stabile bilaterale tra Alleanza Atlantica e le strutture politico-militari cinesi. Quindi, riassicurare Pechino sulla multilateralità del Nuovo Mediterraneo, far comprendere a tutti ( anche agli USA ) che senza una geopolitica del Mediterraneo come mare globale non si risolve nessuna crisi, nemmeno quella economica, e che il mare Nostrum è l’asse di tutta la sicurezza eurasiatica, infine dissuadere la Cina da ridurre le sue ambizioni ad una sorta di “Alleanza del Golfo Persico” con la Russia che vuole solo fare pressioni sulla NATO ai suoi confini terrestri e nel suo Sud-Ovest, che non sono territori chiave per Pechino, e controllare con prezzi in crescita il petrolio iraniano e saudita.
La Cina è già una potenza globale ed ha bisogno del Mediterraneo per la sua geoeconomia. Il petrolio che le serve lo si controllerà meglio dai due lati: quello del Mediterraneo integrato, e quello dell’Asia centrale. Si aggiunga inoltre che i sovracosti di incertezza politica su alcuni degli stati che partecipano a questa proposta di “Alleanza del Golfo Persico” sono tali da insospettire i Decisori cinesi. Quindi, ripensiamo a questo quadro di proposte tra Cina, Europa e USA nel quadrante del Mediterraneo: accettazione di una fiorte penetrazione cinese nei settori a basso investimento iniziale dei paesi del Mediterraneo meridionale e orientale, che la Cina legge sempre collegati al Corno d’Africa, collaborazione economica nel Maghreb e in Medio Oriente, coalitions of the willing strategiche con impegno cinese nelle aree mediterranee dove si snoderà il progetto di Mediterraneo Unificato: Siria-Libano, Maghreb centrale, Corno d’Africa-Sudan. Collaborazione con la Cina per la sicurezza delle reti energetiche, che sarebbe per Pechino una scelta razionale rispetto alla “Alleanza del Golfo Persico” che la isolerebbe dai suoi migliori mercati dell’UE e degli USA. Gli Stati Uniti parteciperebbero alla nuova crescita del Mediterraneo diminuendo i loro costi di protezione militare dell’area, meglio distribuiti tra tutti i contraenti, ricollocando i loro sistemi produttivi maturi come la Cina stessa, rafforzando i propri legami commerciali transatlantici via Nordafrica e paesi islamici moderati.
Un nuovo sistema mediterraneo, in cui si creano le condizioni per la rinascita geopolitica, economica e finanziaria dell’Occidente ricollegandosi alle antiche radici di tutte le nostre civiltà, radici che ci hanno portato, fin dal mondo greco e romano, allo scambio e al confronto con l’Asia centrale e la Cina. La Via della Seta ha creato lo sviluppo economico e civile dell’Europa, che è divenuto Occidente con la Scoperta dell’America, e oggi il futuro si ripete sia pure nei modi e nelle forme che quella che Hegel chiamava “l’astuzia della storia” ha rinnovato.