Dopo Egitto e Sudafrica pronti a nuovi investimenti sulla sponda sud del Mediterraneo
Tronchetti Provera anticipa le strategie dei prossimi mesi del gruppo Pirelli
Intervista a Marco Tronchetti Provera
Marco Tronchetti Provera
Imprenditore. Cavaliere del Lavoro, Chevalier de l’Ordre National de la Légion d’Honneur, Honourary Official of the Most Excellent Order of the British Empire.
E’ presidente di Pirelli & C. S.p.A., di Pirelli Tyre S.p.A e di Pirelli & C. Real Estate S.p.A. Vice presidente di Mediobanca, membro dell’esecutivo di Confindustria e consigliere di Amministrazione del F.C. Internazionale Milano S.p.A. E’ nel consiglio direttivo di Assonime, nell'International advisory board di Allianz, nell'International council della J.P. Morgan e nell'advisory committee del consiglio del fondo sovrano libico, Libyan Investment Authority. E’ anche presidente italiano del Consiglio per le Relazioni fra Italia e Stati Uniti e fa parte del Gruppo italiano della Trilateral Commission. È inoltre membro del cda dell’Università Bocconi.
Quale impulso ritiene possa giungere alla ripresa economica mondiale ed in particolare a quella europea da un’eventuale maggiore apertura dei nostri mercati ai Paesi delle altre sponde del Mediterraneo?
I Paesi del Bacino del Mediterraneo possono avere un ruolo fondamentale nella piena ripresa dei flussi del commercio globale. La crisi ha fatto emergere le differenze fra i Paesi con deficit commerciali, come gli Stati Uniti e molti Paesi europei, e Paesi in surplus come quelli ricchi di materie prime. Per ridare slancio all’economia è necessario che i paesi in surplus investano e stimolino la ripresa della domanda. In questo senso, il bacino del Mediterraneo rappresenta il punto d’incontro di importanti sistemi economici. I Paesi membri dell’Unione europea che si affacciano sul Mediterraneo, alcuni dei quali appartenenti alle prime otto economie mondiali, e i Paesi dell’Est Europa rappresentano già un’importante rete di interscambio economico. I Paesi della sponda sud sono a loro volta economie dinamiche e in continua evoluzione. Per il proprio posizionamento geografico, l’Italia può avere un ruolo significativo in questo contesto e deve sapere cogliere le opportunità che si presentano.
Nelle sue attività lei ha sempre avuto una forte vocazione internazionale. Ma la crisi ha messo in discussione un modello di sviluppo basato principalmente su strumenti finanziari globalizzati. Si discute della necessità di un ritorno ad un’economia prevalentemente ancorata alla produzione di beni. Ritiene si tratti di una strada praticabile?
Nell’ultimo anno l’opinione pubblica mondiale ha potuto constatare quali siano gli effetti di un sistema finanziario che ha basato la crescita su un’architettura di strumenti finanziari che non tengono conto dei fondamentali dell’economia reale. Allo stesso tempo lo sviluppo tecnologico e la globalizzazione dei mercati impongono alle aziende di competere con strumenti adeguati e moderni. Non è quindi possibile immaginare un ritorno all’economia degli anni ’70 e ’80, ma certamente economia reale e finanza dovrebbero interagire sulla base di nuove regole che consentano un funzionamento dei due sistemi senza abusi e distorsioni. Pirelli persegue la propria vocazione industriale e nel corso del tempo ha sviluppato il proprio core business attraverso 23 stabilimenti distribuiti in 12 Paesi nel Mondo. L’area del Mediterraneo, dove oggi il nostro Gruppo è presente producendo pneumatici in Egitto e Turchia, rappresenta anche una grande risorsa per lo sviluppo di nuovi investimenti, soprattutto nell’energia e nelle fonti rinnovabili.
Nel recente G8 de L’Aquila l’Africa ha giocato per la prima volta un ruolo da protagonista. Quali sono le condizioni necessarie per un imprenditore per cominciare ad investire stabilmente nel continente africano?
L’Africa offre oggi importanti opportunità di crescita, grazie a economie emergenti che presentano significativi tassi di sviluppo in diversi settori, in particolare legati alle materie prime, pur con forti differenze tra le diverse regioni del continente. Peculiarità che, ad esempio, hanno consentito a Pirelli di poter creare uno stabilimento per la produzione di pneumatici in Egitto e insediare una struttura commerciale avanzata in Sudafrica. Due Paesi in cui il gruppo ha trovato le condizioni utili per crescere. Oggi stiamo valutando nuove opportunità. La scelta è determinata da diversi fattori, alcuni naturali - come la posizione geografica rispetto ad altri mercati di riferimento - e alcuni più strettamente legati alle caratteristiche economiche e politiche del Paese nel quale si vorrebbe investire. Regolamentazione, organizzazione dello stato e certezza del diritto sono solo alcuni degli elementi presi in considerazione per valutare dove creare una sede della propria azienda.
Lei peraltro fa parte dell’advisory committee del consiglio del fondo sovrano libico, Libyan Investment Authority. Quali sono i settori economici italiani ed europei più interessanti per gli investitori libici?
La Libyan Investment Authority ha già realizzato investimenti importanti in diversi settori strategici. L’obiettivo è di investire in tutti quei settori dove si presentano occasioni significative.
Nei mesi scorsi ha annunciato che il suo Gruppo investirà in un polo produttivo dell’area del Mediterraneo, scegliendo entro l’autunno tra Libia e Arabia Saudita. Quali saranno i criteri più rilevanti per la scelta e che tipo di investimento pensa di realizzare?
Come detto, per poter procedere con un investimento industriale è necessario valutare attentamente molteplici fattori: dalle reti di approvvigionamento, alla regolamentazione del Paese e agli eventuali partner locali che possono essere coinvolti nell’operazione. Le diverse funzioni del gruppo sono al lavoro per esaminare tutti questi aspetti e individuare le migliori opportunità.