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IMMIGRAZIONE

La via intelligente per l'internazionalizzazione
delle imprese: il modello Milano

spazio

di Diana Bracco



Diana Bracco 
Presidente ed Amministratore Delegato del Gruppo Bracco e Amministratore Delegato del Centro Diagnostico Italiano. E' stata presidente di Assolombarda. Presiede la  Fondazione Mai di Confindustria e Confarma. E’ Componente del Consiglio Direttivo di Confindustria e del Comitato di Presidenza di Federchimica. Laureata in Chimica, ha ricevuto anche la Laurea Honoris Causa in Scienza Farmaceutiche dall’Università degli Studi di Pavia ed in Medicina dall’Università Cattolica del Sacro Cuore. E' Cavaliere di Gran Croce e medaglia d’oro del Comune di Milano.

L’Importanza del fenomeno
Stabilire con precisione il peso del supporto dato dagli immigrati al sistema produttivo italiano è una sfida importante; perché il fenomeno migratorio costituisce uno dei temi più complessi e strategici circa il presente e il futuro sviluppo del Paese, stante le molteplici implicazioni di natura economica, politica e sociale. La possibilità di conoscere e approfondire i contorni della presenza straniera costituisce un obiettivo fondamentale, derivante dalla consapevolezza che l’immigrazione è un fenomeno strutturale che ha investito e continuerà a investire in primis l’Europa, e in particolare l’Italia per la sua collocazione geografica e la Lombardia con le altre Regioni settentrionali in forza delle attività economiche e produttive.  
Come per tutti i temi importanti e delicati, si rende necessario adottare un approccio aperto e pragmatico per condurre un’ analisi razionale e indicare se possibile quali possano essere le linee guida da perseguire per modellare il futuro.   Così come ormai illustrato e approfondito in numerosi studi[1], il fenomeno dell'immigrazione in Italia corrisponde ad un quadro complesso sia per la presenza di molteplici gruppi nazionali, sia per un'evoluzione piuttosto rapida del fenomeno migratorio, nell’ambito di un contesto sociale tradizionalmente non interessato da consistenti flussi d’ingresso di cittadini stranieri. Dal punto di vista demografico è noto il deficit di popolazione che caratterizza l'Italia e il peso dei processi d'invecchiamento. La riduzione del numero delle nascite è ormai accompagnata da un incremento progressivo delle nascite di bambini figli di stranieri o di coppie miste. Anche il numero delle unioni coniugali sta diventando significativo e si somma ai ricongiungimenti familiari. Si può dire che la popolazione immigrata agisca come contrappeso per bilanciare le tendenze demografiche prevalenti.   Dal punto di vista delle esigenze del mercato del lavoro, fino ad un recente passato, in alcune Regioni italiane l'esigenza di forze di lavoro immigrate è diventata sempre più chiara ed esplicita. Soprattutto le piccole imprese delle aree a industrializzate del Nord Italia, hanno fatto sempre maggior ricorso alla manodopera straniera. La collocazione economica e sociale degli immigrati dipende e dipenderà in modo significativo dalle politiche migratorie: cioè dalle politiche di ingresso ma soprattutto dalle politiche di accoglienza e dalle politiche sociali nei confronti degli immigrati. Per quanto riguarda il primo aspetto è ipotizzabile che gli scenari per il futuro non presentino grandi cambiamenti rispetto alla situazione attuale. Le frontiere italiane - così come quelle degli altri paesi dell'Unione Europea - sono chiuse, tranne che per una quota molto limitata di persone. L'attuale legislazione prevede tanto la possibilità di ingresso per ricongiungimenti familiari quanto l'arrivo per motivi di lavoro all'interno di quote predefinite. È possibile che queste quote si estendano, ma non su vasta scala. Al contrario, nulla lascia pensare che scompaiano o si riducano significativamente gli ingressi di immigrati irregolari. Per quel che riguarda le condizioni dell'immigrazione, si registra per ora un faticoso ma positivo processo di integrazione degli immigrati sul piano lavorativo, quale espressione del più generale processo di maturazione del fenomeno e di inserimento degli immigrati nella società italiana. Tuttavia l’approccio adottato dalle istituzioni è apparso fin qui oscillante tra le spinte di integrazione e le preoccupazioni più strettamente legate alla tutela dell’”Ordine pubblico”. Nell'ambito dei processi di integrazione le prospettive sono aperte, è probabile che l’attenta valutazione dei vantaggi anche economici apportati dall'immigrazione favorisca una visione più serena del fenomeno e una più ampia accettazione dell’impegno che ci aspetta per il futuro.  
Sulla base di recenti studi[2] gli immigrati in Lombardia nel corso del 2008 hanno raggiunto la quota di 1 milione e 60mila presenze, registrando un incremento del 13% rispetto al 2007. Si stima che la sola Lombardia sia destinataria di circa un quarto dell’immigrazione in Italia (circa 4,5 milioni di persone). Con particolare riferimento all’area di Milano[3], il fenomeno dell’impiego di lavoratori di origine straniera è assai diffuso, sono sempre meno le imprese che possono dirsi estranee alle questioni del “diversity management”. Secondo una tendenza riscontrabile a livello nazionale, si conferma una consistente presenza di lavoratori stranieri anche presso le piccole e medie aziende che caratterizzano il tessuto economico italiano. Un altro dato interessante riguarda le qualifiche di inserimento dei cittadini stranieri all’interno delle imprese milanesi. Emerge un accentuato dualismo, con l’inserimento di lavoratori provenienti dall’estero sia nelle funzioni più elevate (la quota di dirigenti è più alta tra gli stranieri che tra il totale degli addetti), sia in attività esecutive. Il fenomeno potrebbe spiegarsi con la differente provenienza dei lavoratori dei due gruppi e con l’elevato grado internazionalizzazione delle imprese dell’area di Milano (diversi gruppi internazionali, infatti, hanno a Milano propri head quarter). Infine non sembrano sussistere significative differenze nelle forme contrattuali che caratterizzano l’impiego dei lavoratori stranieri rispetto a quelle degli altri lavoratori con rapporto a tempo indeterminato che interessa in entrambi i casi più del 90% degli occupati.  

La crisi economica in atto e le prospettive future
E’ stato recentemente diffuso in Italia il “Libro Bianco sul futuro del modello sociale”, tale documento attinge dai contributi e dai materiali prodotti attraverso la consultazione pubblica cui hanno contribuito istituzioni, organizzazioni e singoli cittadini[4]. Nel documento si legge che l’attuale crisi ha messo in discussione il processo di globalizzazione che negli ultimi anni ha costituito il modello di sviluppo economico adottato dalla maggioranza degli Stati. Tuttavia, nonostante gli effetti negativi che stiamo momentaneamente subendo, è necessario riflettere sui risultati positivi posti dall’idea dell’integrazione economica globale. Risulta difficile immaginare che i flussi di beni, capitali, persone e informazioni che si sono sviluppati tra i diversi Paesi siano cancellati e si ritorni al modello precedente che imponeva l’esistenza di consistenti frontiere e barriere commerciali. Al termine dalla crisi sarà necessario disporre di strumenti che possano valorizzare le opportunità e contenere i rischi derivanti dalla maggiore integrazione delle economie dei vari Paesi. Maggiori saranno le pressioni su occupazione e salari derivanti dall’ulteriore integrazione dei vari Paesi e altrettanto importanti saranno le spinte per una continua rilocalizzazione dei processi produttivi. Tale impostazione risulta essere condivisibile ed emerge fin da ora la necessità di ripartire dalle fondamenta e cioè dalla educazione, dalla formazione e dal lavoro, è per questo motivo che, ancor più che nel passato, si rileva l’opportunità di cogliere tutte le possibili occasioni finalizzate all’incremento del posizionamento competitivo del sistema socio-economico italiano, ponendo il nostro Paese nelle condizioni di costituire un polo di attrazione per coloro i quali intendono impegnarsi con i nuovi obiettivi posti dal contesto competitivo mondiale. Infatti, desideriamo confermare l’osservazione che gli stranieri che conseguono un titolo di studio in Italia o hanno realizzato una significativa esperienza professionale (manager, professionisti, lavoratori specializzati) costituiscono potenzialmente i migliori “ambasciatori” del nostro Paese all’estero, possono ancor più diventare una preziosa risorsa, ad esempio, quali futuri manager di un’impresa italiana operante all’estero. Nel caso invece scelgano di andarsene ricorderanno i legami costruiti in Italia e conserveranno un’attrazione speciale per le qualità del nostro Paese.

[1] "L'Italia tra migrazioni internazionali e migrazioni interne", E. Pugliese - 2002.
[2] “Rapporto 2008. Gli immigrati in Lombardia”, Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, ISMU (Iniziative e studi sulla multi etnicità) Regione Lombardia, 2009.
[3] “I lavoratori stranieri nell’economia milanese”, Centro Studi Assolombarda, 2009.
[4] Libro Bianco sul futuro del modello sociale, “La vita buona nella società attiva”, Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali – 2009.