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Puglia da scoprire, sognando una nuova California

Il contributo della Fondazione San Domenico al Rinascimento di una regione unica

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di Marisa Melpignano



Marisa Melpignano
Imprenditrice nel settore alberghiero in Italia e all’estero. Titolare con il marito della Masseria San Domenico, in Puglia, ha creato la Fondazione San Domenico-onlus per la salvaguardia del patrimonio culturale pugliese

“La Puglia non e’ la California” scriveva Franco Tato’. La Puglia non e’ ancora la California, ma chi ci impedisce che lo diventi? Mi scuso per la presunzione di una piccola pugliese, non sono certo io all’altezza di giudicare o attribuire responsabilita’ per la mancanza di lungimiranza dei nostri politici nel comprendere quale effettivamente fosse la vocazione del nostro sud e della Puglia in particolare. Nonostante il ritardo, e’ cosi’ prorompente la bellezza del nostro paesaggio, la cucina genuina e varia, i vini che diventano sempre piu’ apprezzati, la cultura che si respira in ogni luogo, l’accoglienza semplice e sentita, che ci ha fatto superare in pochi anni il gap che ci distanziava specialmente nel mondo anglosassone da regioni ben piu’ note come la Toscana, la quale aveva rapporti commerciali con l’ Inghilterra gia’ dal tempo dei Medici. Cosi’ il Chiantishire e’ tallonato dal Trullishire. Purtroppo negli anni passati sono stati arrecati tanti danni a questo territorio. I nostri contadini, nonostante amassero la loro terra piu’ di se stessi; senza aiuti, senza incentivi a mantenere le colture tradizionali e a sviiluppare quelle biologiche, non hanno potuto impedire ai loro figli di desiderare e di accettare, come un miracolo, un posto fisso e sicuro nella grandi industrie che man mano si insediavano nel loro territorio. Chiudere un giovane solare e con le braccia muscolose della fatica della terra in un altoforno e’ stato veramente contro natura, come e’ stato contro natura pensare che il Sud potesse diventare come il Nord incoraggiando l’installazioni di industrie che a lungo termine hanno portato molti svantaggi. Il Nord industrializzato dove avrebbe dovuto fare le sue vancanze, nei pressi dell’ Italsider di Taranto o della Montedison di Brindisi? In questo modo si spingeva il turismo verso altri paesi del Mediterraneo molto piu’ lungimiranti di noi nel capire quale sarebbe stato lo sbocco lavorativo per la loro gioventu’, avviandoli a compiere studi nel settore turistico e sopratutto a incentivare la conoscenza delle lingue straniere. Nel nostro Sud abbiamo sfornato quantita’ di ragionieri, geometri e laureati in legge e per questa mancanza di programmazione in questo momento di sviluppo turistico, siamo carenti di giovani preparati nel settore e soprattutto con scarsa conoscenza delle lingue straniere. Comunque e’ inutile piangere sugli errori del passato, siamo ancora in grado di recuperare. Per fortuna abbiamo ancora tante risorse che ci permettono di guardare il futuro con una prospettiva diversa, prestondo molta attenzione al fenomeno dello sviluppo turistico che deve essere supportato dal rispetto e dalla salvaguardia delle nostre ricchezze che’ ci rendono una meta unica e desiderabile. Non sono piu’ pensabili per il nostro sviluppo futuro i grandi villaggi. Ormai nel bacino del Mediterraneo la nostra offerta non e’ competitiva per il nostro alto costo del lavoro e dei servizi. Bisogna pensare di sostenere le piccole imprese che sviluppano una accoglienza piu’ attenta ai rapporti interpersonali e alle esigenze di servizio individualizzato da parte della clientela. Dove non possiamo dare alto servizio al minimo costo, possiamo essere competitivi con la qualita’ del rapporto interpersonale, la qualita’ del cibo, dell’ambiente, della cultura, della unicita’ del paesaggio. Per dare piu’ forza a questo interesse che si sta’ sviluppando verso la nostra regione e’ necessario che le istituzioni intervengano con leggi adeguate in difesa delle peculiarita’ del territorio che ci differenziano come offerta. I nostri ulivi millenari per fortuna sono gia’ protetti dall’espinato, ma come si puo’ accettare che per motivi decorativi o di moda, alberi secolari con le chiome potate a forma di palla. Questa mania bisogna bloccarla con delle regole di potatura tradizionale,prima che si diffonda, creando veramente delle modifiche alla caratteristiche della nostra campagna. Bisogna incoraggiare il ripristino ed il recupero dei muretti a secco perche’ anche essi fanno parte integrante del nostro paesaggio. Le nostre coste devono essere meglio salvaguardate dall’erosione altrimenti ci troveremo davanti alla scomparsa delle caratteristiche dune.            
Bisognerebbe abbattere costruzioni obsolete che non rispettano ne’ nella forma ne’ nei materiali la nostra tradizione (come avviene nelle isole greche, per esempio Mikonos), dando la possibilita’ ai proprietari di aumentare di qualche metro la cubatura in cambio di una costruzione piu’ rispettose delle nostre caratteristiche costruttive. Bisognerebbe essere piu’ severi nel divieto di campeggi selvaggi e nel permettere il sorgere di baracche e baracchini (ristoranti improvvisati) sorti grazie al “tursmo che tira” in barba a tutte le regole dell’ igiene. Queste sono scelte fondamentali se vogliamo approfittare di questo momento favorevole per l’ interesse verso la nostra terra. Non e’ pero’compito dei singoli arginare o vietare atteggiamenti negativi, , ci vogliono delle leggi mirate per far rispettare e supportare le peculiarita’ del territorio. I privati stanno sviluppando uno spirito imprenditoriale incredibile anche con strutture a livello familiare, che danno oltretutto molto spazio all’occupazione al femminile. L’ ospite ha cosi’ la possibilita’ di godere piu’ da vicino del nostro spontaneo spirito di  ospitalita’ e della ricette della cucina regionale tradizionale ricercate nelle abitudini familiari e desuete nella ristorazione classica. Speriamo che anche in Puglia, come in Egitto, grazie al turismo potremo dare una grande spinta allo sviluppo occupazionale dei nostri giovani. Gli investitori che procurano posti di lavoro, e non deturpano l’ambiente, devono essere aiutati con la snellezza della burocrazia perche’ non perdano entusiasmo e danaro. Essi sono attratti ed avvantaggiati dalla unicita’ della nostra offerta: in natura, arte e cultura, caratteristiche che non sono trasportabili e quindi sono una ricchezza che nessuno ci puo’ togliere, ma che abbiamo il dovere di proteggere e difendere sia da parte dei cittadini che ancor piu’ dalle istituzioni. Come non rimanere sbalorditi in una piazza barocca di Lecce o di fronte alla cattedrale romanica di Trani? La Puglia nasconde anche altri tesori meno conosciuti, per questo la Fondazione San Domenico, da me presieduta, grazie al supporto economico che riceve dall’attivita’ alberghiera della Masseria San Domenico, ha potuto negli anni coinvolgere numerosi viaggiatori nella meravigliosa sensazione dei nostri insediamenti rupestri con all’interno di essi dipinti cicli pittorici bizantini che emozionano. La Fondazione San Domenico e’ nata nel 2001 per promuovere lo studio, il recupero e la tutela della civilta’ rupestre di Puglia, di cui sopravvivono estese testimoniante spesso integre ed altre in grave stato di abbandono. L’ attivita’ della fondazione si concentra in particolare sulle chiese grotta nel territorio di Fasano e Monopoli che con l’ambiente in cui si inseriscono formano un assieme unitario. La Fondazione si avvale di un Comitato tecnico scientifico di altissimo livello, presieduto da Mons. Cosimo Damiano Fonseca, accademico dei Licei. Essa collabora con le Universita’ di Bari e di Lecce, organizza incontri, convegni, borse di studio e premi per stimolare la ricerca e promuovere la conoscenza di questo patrimonio, nel contempo elabora progetti di salvaguardia e valorizzazione. La Fondazione vuole essere un piccolo tassello dell’ odierno rinascimento pugliese: quell’attenzione ai valori del territorio e quel fervore di iniziative che possano fare oggi della Puglia il laboratorio guida di un nuovo modello per le regioni del sud, un modello che punta ad unire tradizione e modernita’, qualita’ della vita tutela dell’ ambiente e sviluppo socio-economico. Un consistente impegno nel mettere a frutto i beni storico-ambientali e l’intento di non snaturarli. Un modello che spero faccia scuola nel mettere insieme risorse pubbliche e private. Il mio sogno da Presidente della Fondazione, forse troppo ambizioso, sarebbe quello di inserire i nostri insediamenti rupestri nel patrimonio dell’ Unesco e poter creare un gemellaggio con i siti della Cappadocia. E affinche’ questo sogno si possa realizzare conto sulla collaborazione della Fondazione Medidea cosi’ mirabilmente presieduta dal Senatore Giuseppe Pisanu.