Mare nostrum da salvare
Le grandi minacce dell'inquinamento al Mediterraneo: idrocarburi, demografia e pesca illegale.
di Antonio D'Alì
Antonio D'Alì
Senatore, è presidente della Commissione Ambiente del Senato. E' stato Sottosegretario di Stato al Ministero degli Interni e presidente della Provincia di Trapani.
Non è possibile parlare del Mediterraneo senza affrontarne contestualmente la relazione costante con le terre circostanti. E’ nella sua genesi, il rapporto intimo e intenso con le terre intorno. Oltre 200 milioni di anni fa nel ricongiungimento del blocco africano con quello eurasiatico un piccolo tratto di mare è rimasto tra i due grandi continenti: è il Mediterraneo, “mare in mezzo alle terre”. Le caratteristiche fisiche di questo mare ne accentuano la peculiarità. E’ un bacino molto piccolo, ma il ricambio delle acque è lentissimo (circa 100 anni per le sole acque di superficie), mediante i due soli passaggi stretti e poco profondi verso gli oceani (Suez e Gibilterra). La massima distanza di un punto marino dalla costa è di 400 chilometri, ma oltre il 50% dell’intero bacino è posto a meno di 100 chilometri dalla costa: da qui la diffusa e quotidiana intimità di relazioni tra mare e terra nel Mediterraneo. Su un mare così piccolo si affacciano ben 46.000 chilometri di coste, una misura maggiore dell’intera circonferenza del nostro Pianeta. Contemporaneamente, il Mediterraneo è il mare che più di ogni altro soffre contraddizioni strutturalmente precarie tra valori naturali e culturali di assoluto rilievo e livelli abnormi di pressione antropica e industriale, che producono immissioni provenienti da terra (scarichi, fiumi, ecc.) oltre al massiccio uso del mare per i trasporti marittimi. Una pubblicazione del 2005 dell’Unione Petrolifera, intitolata “Traffico petroliero e sostenibilità ambientale”, dichiara che il Mediterraneo è un mare assai inquinato dagli idrocarburi. Il Mediterraneo ha una densità di catrame pelagico di 38 mg/m2; ben dietro, è seguito dal Mar dei Sargassi, con 10 mg/m2; infine, lontanissimo il Mar del Giappone con 3,8 mg/m2. Gli altri mari di tutto il mondo seguono distantissimi, con pochi decimali di punto. Le previsioni ci dicono che la pressione antropica sul Mediterraneo è destinata a crescere rapidamente. Oggi già vivono sulle sponde del bacino oltre 170 milioni di abitanti. In più, il Mediterraneo è l’area con il maggiore flusso turistico al mondo con circa 200 milioni di turisti l’anno. Le previsioni al 2025 ci dicono che gli abitanti costieri saranno 220 milioni, ed i turisti dovrebbero arrivare a 350 milioni. Le qualità dei nostri ecosistemi marini, la straordinaria ricchezza di testimonianze culturali e storico-archeologiche, le peculiarità degli scenari, le tradizioni e le atmosfere che si respirano, i tesori alimentari, l’ozio (che nel Mediterraneo non è il tempo del non lavoro ma è occasione di relazioni con le persone, con le culture, con lo spirito, con la natura), il ristoro psico-fisico che si prova ovunque, sono tutti valori ineguagliabili, tesori inscindibili tra loro e in grado di fornire opportunità straordinarie in termini di vocazioni, di benessere e di lavoro solo se adeguatamente salvaguardati e attentamente valorizzati. Il Mediterraneo può restare al centro delle attenzioni del turismo internazionale solo se salvaguarda e valorizza ancor di più le proprie straordinarie peculiarità, le proprie città di mare, i propri borghi, le suggestioni che si vivono, uniche in grado di fornire qualità e irripetibilità necessarie per crescere ancora nel settore turistico. Certo, l’elenco dei problemi è pesante. L’emergenza causata dall’erosione costiera, che ha raggiunto livelli ormai insopportabili: circa il 50% delle coste erodibili del nostro Paese sono in fase di grande erosione. O anche i gravi ritardi accumulati in passato, che questo Governo sta finalmente recuperando, nelle bonifiche delle aree industriali costiere. O la pesca illegale che ancora produce danni pesantissimi e, talvolta, irreparabili. Emerge con chiarezza un’esigenza di governo del mare, il nostro territorio sommerso e litoraneo, per valorizzarne appieno le vocazioni di futuro ìnsite nei suoi requisiti fondanti e originari. Occorre comunque segnalare che questo Governo sta dedicando un’attenzione sin qui inusitata ai temi del nostro mare: proprio in questi giorni il Ministro Matteoli ha celebrato a Roma la Giornata Europea del Mare, alla presenza di rappresentati comunitari e di molti Paesi d’Europa; il Ministro Prestigiacomo sta avviando azioni concrete per un recupero d’impegno attivo sui temi della tutela e della difesa del mare dagli inquinamenti. Addirittura gli accordi bilaterali avviati con i Paesi della sponda africana per contrastare i viaggi della disperazione fanno spesso da battistrada per collaborazioni attive in tema di tutela e valorizzazione congiunta del Mediterraneo. Così come le iniziative avviate sulle sponde nord del Mediterraneo: per esempio da anni Italia, Francia e Principato di Monaco realizzano esercitazioni congiunte per affrontare emergenze prodotte da inquinamenti da idrocarburi; nel nord Adriatico si va delineando un accordo di massima tra i Paesi rivieraschi per stabilire regole più severe in quell’area particolarmente delicata e intasata da traffici marittimi di idrocarburi; sempre nel nord del Tirreno si sta avviando l’operatività del santuario dei Cetacei. Tutto questo dà concretezza a speranze di recupero del nostro splendido bacino, necessariamente fondate sull’attivo coinvolgimento delle diverse popolazioni rivierasche, delle diverse comunità costiere. La stessa UE con la recente Direttiva 56/2008, per l’adozione di specifiche e mirate strategie di tutela e valorizzazione dei mari d’Europa, dedica una particolare attenzione alla regione mediterranea, La parola d’ordine principale è l’attivo coinvolgimento di tutti i Paesi rivieraschi. Tra le questioni aperte vi è certamente quella dell'innalzamento dell'acqua. Aperta tra gli studiosi perché nessuno sa se e quando questo fenomeno si verificherà ed eventualmente con quali dimensioni. Le nostre coste nei loro litorali più sensibili sarebbero a rischio, dal Delta del Po, alla fascia costiera tra Trapani e Marsala con l'irripetibile ambiente delle saline. E come questo tante altre tematiche o veri propri allarmismi sul complesso equilibrio dell'ecosistema Mar Mediterraneo. Il Mediterraneo deve diventare un mare di pace e prosperità, ove si raggiungano i livelli più avanzati di equilibrio tra il benessere delle comunità interessate e la necessaria tutela dei nostri straordinari ecosistemi. D’altronde c’è stata una stagione in cui il mare, il Mediterraneo preoccupava meno della terra: i Fenici erano straordinari navigatori che hanno visitato, contaminato, commerciato in molti luoghi del Mediterraneo. Erano sicuri sul mare e nel mare, meno a terra. Una testimonianza straordinaria è ancora visibile a Tharros, luogo magico vicino Cabras in Sardegna, ove le vestigia dell’antico insediamento dei Fenici mantengono la peculiarità di avere le mura rivolte a terra. Ecco, sarebbe ora di reimmaginare il Mediterraneo senza separazioni nè divisioni, ma anzi luogo di serenità e sicurezza. Anche per questo la Commissione Territorio, Ambiente e Beni Ambientali del Senato ha già avviato una specifica riflessione sui temi della tutela e della valorizzazione del Mediterraneo, sulle regole e sulle misure da adottare per restituire in condizioni anche migliori un mare straordinario che abbiamo ricevuto in prestito dai nostri nipoti.