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IL FARO

Meno camion, più navi grazie all'Ecobonus: l'aiuto di Stato
che piace alla Ue

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di Pietro Lunardi



Pietro Lunardi
Deputato della Repubblica, ingegnere e imprenditore. E’ stato Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, consigliere del Presidente del Consiglio per i problemi della difesa e conservazione del territorio in relazione alle grandi infrastrutture, membro della Commissione Grandi Rischi del Ministero per la Protezione Civile, membro del Comitato Nazionale per la difesa del suolo del Ministero dei Lavori Pubblici.

Un lungo molo lanciato nel Mediterraneo con 8000 km di perimetro! Questa è l’Italia per l’Europa! Ed è da questa immagine che bisogna partire per capire che cosa può rappresentare il nostro territorio nell’ambito della politica trasportistica europea. Un patrimonio strategico che fino a qualche anno fa non è stato adeguatamente valorizzato e che per esserlo, all’interno della piattaforma mediterranea, necessita di un sistema di porti strettamente interconnessi alle reti ferroviarie ed autostradali, in grado di garantire la continuità, in terra ferma, per la rete delle “Autostradale del Mare”. Quando nel giugno 2001 assunsi la guida del Dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il tema delle Autostrade del Mare era poco più di una espressione virtuale, vorrei dire quasi immaginaria….uno slogan!
Ci sono voluti alcuni anni, durante il secondo e terzo Governo Berlusconi, per fare uscire il tema delle Autostrade del Mare dall’astrattezza, per farle poi assumere, per la prima volta, una concreta espressione fisica attraverso attività e servizi che oggi sono ancora in  corso. Le Autostrade del Mare infatti, non sono state concepite soltanto come nuova infrastruttura, anche fisica, da progettare e costruire, ma piuttosto come il risultato di una serie di interventi e di azioni di Soggetti e Attori diversi che devono, tutti insieme, delineare e condividere un progetto e una modalità di trasporto completamente nuova. In pratica ci si è impegnati fin dal 2001 per definire un Programma organico e concreto, per assicurare una costante regia, mirata all’attuazione di questo programma. Posso affermare che il nostro Programma e la nostra regia si basarono su 5 Azioni organiche di sistema, che furono progettate e realizzate sia negli aspetti normativi sia in quelli finanziari ed amministrativi. 5 azioni precise ed incisive come:
1.la definizione e l’attuazione di una forte strategia relazionale;
2.la messa in rete dei grandi Hub portuali del Paese;
3.l’elaborazione e l’approvazione di un grande disegno europeo di infrastrutture plurimodali;
4.la progettazione e l’attuazione di misure di incentivazione mirata per l’autotrasporto;
5.gli investimenti nei servizi tecnologici di informazione e comunicazione.  
È però opportuno soffermarsi su ciascuna di queste “Azioni” per riassumerne la portata e l’efficienza. 

La prima “Azione” strategica è stata mirata a sviluppare una forte strategia relazionale.
Le Autostrade del Mare sono infatti il risultato di una sinergia importante di Attori diversi: ·    
le Regioni interessate; le Autorità Portuali; gli spedizionieri e i trasportatori; gli stessi produttori di merci; i grandi compratori; gli armatori; i consumatori; gli Enti locali; i gestori delle infrastrutture fisiche tradizionali (Ferrovie ed Autostrade); tutte le Organizzazioni dei lavoratori del settore.  
Senza il legame di una responsabilità comune – senza comportamenti coerenti fra tutti questi Soggetti – vorrei dire che è quasi impossibile realizzare questa nuova impresa collettiva, queste nuove infrastrutture complesse che si chiamano Autostrade del Mare. È stato indispensabile sviluppare un confronto costante con tutti questi soggetti, invitandoli a condividere una visione comune, attraverso Accordi ed Intese che hanno consentito di individuare, zona per zona, gli interventi necessari e le collaborazioni concrete per raggiungere lo scopo. Dunque, una strategia relazionale che allora ha consentito di cominciare a “fare sistema”, ovvero a creare le reti di azioni sinergiche e integrate. Si è sempre guardato con ammirazione ai grandi sistemi portuali del nord Europa, alle loro sinergie interne ed esterne, alla loro capacità di integrazione funzionale con le reti fisiche e con i nodi logistici. Oggi possiamo finalmente dire di esserci avviati anche noi in questa direzione per sviluppare tutte le nostre potenzialità di mobilità competitiva che nello scenario globale dei traffici sono ancora più rilevanti di quelle Nord Europee.

La seconda “Azione” strategica è stata mirata ad una scelta chiara e netta per la programmazione e la realizzazione delle “infrastrutture cruciali” per nostri Hub portuali: ·ovvero le infrastrutture plurimodali di allaccio e di collegamenti in rete.  
Quando nel 2001 si è approvata la Legge Obiettivo e abbiamo definito il 1° Programma Nazionale delle Infrastrutture Strategiche con la Delibera CIPE 121 del 21 dicembre 2001 è stato detto alle Regioni che, per quando concerneva gli Hub portuali si avrebbe puntato esclusivamente sui collegamenti e sugli allacci. È pur vero infatti che molti nostri Porti devono ancora essere meglio ampliati e banchinati, ma è anche più vero che non siamo ancora in grado fino ad oggi di far fruttare tutte le capacità di movimentazione già esistente nei nostri Porti. Voglio ricordare che tutte le Regioni hanno subito condiviso con noi queste priorità assolute. Con opportune Intese si è allora iniziato quel lavoro minuzioso di progettazione e di realizzazione delle modalità più efficienti di collegamento dei nostri principali Porti, con le più importanti reti ferroviarie e i grandi Corridoi Autostradali. Si sono poi individuate tutte le soluzioni migliori per ciascun grande Porto e si sono organicamente inserite nei DPEF annuali come impegno di finanziamento prioritario. È importante poi notare come si sia trattato di un lavoro di grande spessore perché tutti i nostri maggiori Porti sono circondati da grandi città storiche con un tessuto urbano a maglie strette e di difficile attraversamento.

La terza “Azione” strategica che abbiamo sviluppato è stata quella relativa al fronte europeo. Solo 9 anni fa, l’Europa non aveva un disegno infrastrutturale comune, fortemente condiviso da tutti i Paese membri. Il famoso Piano Delors, di vent’anni orsono, aveva solo individuato l’esigenza di nuovi investimenti infrastrutturali, per l’integrazione e la crescita del Continente Europeo. Noi, a partire dal 2001, abbiamo fatto molto di più, perché abbiamo disegnato e definito, insieme agli altri Paesi, una rete organica di Corridoi Plurimodali Transeuropei (le reti TEN). Alla fine del 2003, durante il Semestre di Presidenza Italiana, abbiamo sollecitato i nostri partners e abbiamo ottenuto una decisione di approvazione del 1° Master Plan europeo. Per la prima volta, in questo documento di programmazione comunitaria, si individuano, oltre ai corridoi autostradali e ferroviari, anche le Autostrade del Mare come grandi Corridoi Transeuropei e come realtà fisiche. Per la prima volta si sono stabilite importanti decisioni di programmazione comune, insieme a misure operative, per la collaborazione fra i diversi Paesi, per realizzare concretamente queste reti. Questa “legittimazione” europea ha costituito un grande successo per il nostro Paese che, più di altri, potrà trarre vantaggi da questa nuova modalità., Vorrei anche dire che con il Master Plan dei Corridoi Plurimodali Europei, abbiamo contribuito ai processi di integrazione europea, molto di più di quanto si sia fatto, con tanti altri strumenti e decisioni, ad esclusione ovviamente della moneta unica. In particolare, per il n ostro Paese, hanno grande rilievo 2 fondamentali canali di traffico marino: ·le Autostrade del Mare sul Mediterraneo orientale che interessano il Mar Ionio e l’Adriatico; ·l’ Autostrada del Mediterraneo Occidentale che interessa il Mar Tirreno. Il dispositivo Comunitario è stato più importante perché ha attribuito risorse fino al 20%, del totale degli investimenti, per dotare le nuove Autostrade marine delle necessarie attrezzature. Nel complesso fu disposto un montante complessivo di risorse, a fondo perduto, pari a 1,8 Miliardi di Euro. Oltre 1/5 di questo ammontare complessivo, veniva direttamente destinato alla qualificazione dei nostri principali scali marittimi, mentre ulteriori risorse, potevano giungere in sinergia con altri Partners europei come la Grecia e la Spagna. L’obiettivo è stato quello di creare dei veri e propri Caselli Autostradali per agevolare la veloce movimentazione dei mezzi autoarticolati, in entrata e in uscita dai Porti. Si è trattato, infatti, di semplificare e velocizzare le procedure amministrative e quelle doganali, i controlli vari, per rendere tutto ciò compatibile con i dinamismi dei flussi di traffico, che devono adeguarsi alla velocità di quelli autostradali. Si trattava poi di completare e presentare con una certa rapidità i progetti, anche con forme di Partenariato pubblico-privato, fra le Autorità pubbliche e i soggetti imprenditoriali, accelerando le forme di sinergia e di collaborazione sostanziale con Regioni ed Enti Locali, con i diversi operatori, svolgendo una più intensa opera di regia comune.

La quarta “Azione” strategica è stata poi rivolta a sostenere e incentivare il settore del trasporto su gomma, per spingerlo a costruire nuove convenienze economiche nella mobilità via mare. È stato chiamato Ecobonus, quello strumento che offre un contributo per la riduzione della tariffa marittima, a tutti quei trasportatori che avrebbero deciso di scegliere “strumentalmente” e “stabilmente” questa modalità. Le norme varate avevano la funzione di premiare anche l’aggregazione fra operatori diversi del trasporto, spingendo anche alla creazione di nuovi gruppi imprenditoriali di logistica, dei quali il nostro Paese ha particolarmente bisogno, per competere con le maggiori imprese straniere del settore. Si è poi svolta una intensa opera di confronto con la Commissione Europea, per ottenere l’autorizzazione a questa particolare forma di incentivazione, superando le restrizioni imposte agli aiuti di Stato. Possiamo dire oggi, con un certo orgoglio, di essere il primo – e ancora unico Paese europeo – ad avere adottato una  misura di questo tipo, che si presenta all’avanguardia, per una nuova politica dell’intero settore dell’autotrasporto. L’Ecobonus ha potuto inizialmente contare su di una dotazione finanziaria di 250 milioni di Euro per gli anni a seguire, con importi pari a circa 50 milioni di Euro l’anno. Queste risorse ingenti, mai viste prima nel settore, avrebbero costituito anche una potente misura ecologica, perchè contribuiscono a ridurre nel tempo il traffico su gomma e le relative emissioni nocive nell’atmosfera. Questo è un altro, certo non secondario, dei grandi aspetti virtuosi del sistema delle Autostrade del Mare.

La quinta “Azione” strategica riguarda il settore delle tecnologie di informazione e di comunicazione. Si ritenne opportuno, infatti, investire risorse affinché i nostri Porti si potessero dotare di sistemi telematici di comunicazione e di sicurezza, utili sia per la navigazione e le manovre, quanto per lo svolgimento di servizi a supporto del carico e scarico merci. I Progetti VTS, Marco Polo, Galileo, sono i principali fra quelli che sono stati portati avanti rapidamente – con fondi nazionali e comunitari – per accrescere la dinamicità dei nostri grandi Hub marittimi, per accelerare la movimentazione delle merci e per il raggiungimento dei mercati finali di consumo, per riqualificare il lavoro di tutti gli operatori del settore marittimo. In particolare il progetto VTS, è un esempio di Alta tecnologia totalmente italiana, mirato a migliorare gli standard di sicurezza, ma anche a sostenere la competitività dei sistemi portuali italiani. Infatti, una gestione del traffico navale, attraverso le tecnologie di Information Communication Technology (ICT) e di Intelligent Traffic System (ITS) rendono più spediti i movimenti, minimizzando i tempi morti in banchina. Le stime più prudenti, prevedevano infatti un aumento della capacità e della concorrenzialità dei Porti, con una riduzione  dei tempi di carico e scarico del 30% e con aumento generale della produttività pari al 20%. Sul tema dell’applicazione delle tecnologie alla logistica e ai trasporti, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si fece parte dirigente per organizzare un tavolo con gli operatori del settore, al fine di condividere le priorità e i progetti, anche in relazione alle Autostrade del Mare e alle attività previste nel Patto per la Logistica del 1° luglio 2005. Con questa complessa strategia di lavoro, che è stata attuata tutta contemporaneamente, i primi risultati concreti non si sono fatti attendere. Nel 2001 gli autotreni trasportati su nave furono circa 500.000. Nel 2005 arrivammo alla quota di 1 milione e duecentomila per un aumento del 140%. La quota complessiva di autotreni trasportati su nave, in rapporto al totale degli autotreni in movimento sulle nostre strade, è passata dal 2,0% del 2000 al 4,0% del 2005. Con gli Ecobonus le Autostrade del Mare dovrebbero raggiungere rapidamente, entro il 2010, il 7,0% del totale, ovvero all’incirca una quota pari alle merci che trasportano, oggi, tutte le ferrovie del Paese. Ma i vantaggi concreti si avranno in tutto il settore del trasporto marittimo e delle aziende collegate. Già oggi, sappiamo che è in forte crescita il settore delle costruzioni navali, con una maggiore domanda reale di nuovo naviglio, sia come volumi, che come numero di navi. Lo sviluppo delle Autostrade del Mare avrebbe significato certamente nuove commesse per i nostri cantieri, in un segmento – quello delle navi tragetto – che richiede sempre nuove soluzioni, innovazioni tecnologiche e modalità funzionali adatte alle nuove esigenze. I risultati che fino ad oggi si sono ottenuti non sono altro che l’inizio. Per avere più incisività operativa, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti stipulò, durante il II° e III° Governo Berlusconi, accordi con Sviluppo Italia, per far nascere la Società RAM – Rete Autostradale del Mare. RAM venne creata con il compito di assumere sia la funzione di implementare il sistema, di catalizzare sinergia e azioni integrate, sia quello di prestare tutti i servizi tecnici ed amministrativi per la piena attuazione delle linee di azione che il Ministero delineava e avviava. Questa Società doveva infatti divenire un efficace strumento operativo di tutto il Ministero, pienamente integrato con le molteplici azioni di investimento della Legge Obiettivo, con tutto il Programma di infrastrutturazione del Paese, e con tutte le azioni strategiche intraprese. Le Autostrade del Mare, non sono infatti soltanto il frutto del pur necessario e fondamentale impegno di tutto il settore marittimo, ma sono piuttosto il risultato di una forte riprogrammazione di tutto il settore del trasporto merci, il risultato di una visione sistematica delle reti di trasporto che richiedeva non solo, l’intesa con tutti gli operatori del settore e la cooperazione attiva con tutte le Autorità regionali e locali, che oggi hanno rilevanti responsabilità nel settore, ma richiedeva soprattutto di dare grande rilievo alle relazioni infra-europee. Più volte durante la Legislatura 2001-2006 ho incontrato i colleghi Ministri dei trasporti e delle Infrastrutture, stabilendo importanti intese e obiettivi comuni. Con questo spirito di cooperazione ampia e diffusa si è cercato di procedere per fare, finalmente, del nostro Paese quella potente Piattaforma Logistica nel Mediterraneo che da tempo si poteva intravvedere. La ripresa economica europea ormai alle porte, vedrà una più forte crescita, tra Suez e Gibilterra, dei traffici di trasporto di merci manifatturiere, prodotte a minor costo in aree lontane – come quelle asiatiche dell’India o della Cina – quanto in aree a noi più vicine come quella medio – orientali e nordafricane. In questa espansione della mobilità di merci, il nostro Paese dovrà trovarsi pronto, ad anticipare una offerta completa e integrata di Autostrade del Mare e di servizi di trasporto a terra su gomma e su ferro. Negli anni cinquanta, fummo primi in Europa a disegnare e a realizzare una grande rete di Autostrade terrestri, anticipando di 15-20 anni gli altri grandi Paesi del Continente, creando così una offerta originale e moderna, in grado di intercettare e sostenere la domanda nuova di trasporto che si andava manifestando. La rete delle nostre Autostrade è stata definita, per lungo tempo, anche dai maggiori economisti, non come un semplice servizio, ma come un vero e proprio volano di supporto alla crescita di tutta la nostra economia. La sfida di questi anni, è ancora quella di anticipare la realizzazione di una nuova offerta di trasporto integrato e veloce via mare. Le nuove Autostrade del Mare potranno effettivamente diventare la nostra marcia in più, tenuto conto anche delle limitazioni fisiche delle nostre reti tradizionali e dei tempi che, ancora, occorrono per il loro completo adeguamento.