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Nessma, la tv mediterranea dal respiro global
per i giovani del Maghreb

spazio

di Tarak Ben Ammar



Tarak Ben Ammar
Produttore cinematografico e imprenditore nel settore delle televisioni e della finanza. Ha recentemente realizzato il canale televisivo Nessma Tv, diretto ai popoli del Maghreb.


Negli ultimi trent'anni ho prodotto settanta film con l'aiuto di grandi registi italiani: da Comencini a Zeffirelli, da Rossellini a Campanile. Ora Tornatore. Lascio ai politici l'utopia dell'Unione del Mediterraneo. Anche perché la mia opinione personale è che a 27 sia impossibile unire il Mediterraneo. Ma si tratta in ogni caso di una questione che spetta alla politica. Anche se posso dire di trovarmi abbastanza d’accordo con Gheddafi che ultimamente ha tenuto un discorso su questo argomento, sostenendo che sarebbe stato meglio puntare ad un’unione cinque più cinque. L'Italia peraltro ha dato ed è in grado di dare un contributo unico per realizzare una vera unione tra i popoli. Ed è un concetto che affermo non tanto perché conosco molto bene il vostro Paese, avendoci studiato, anche se in una scuola americana, quanto perché, come abbiamo notato con una certa ammirazione tutti noi maghrebini, l'Italia ha siglato un trattato di pace con la Libia grazie ad una linea di continuità nella politica estera dei suoi capi di Governo degli ultimi decenni, da Andreotti a Craxi, da Dini a Prodi, da D’Alema a Berlusconi, che ha suscitato le invidie dell’Algeria, della Tunisia e del Marocco. I capi di Stato di quei paesi si sono domandati infatti come sia stato possibile che l'Italia abbia avuto il coraggio di riconoscere che il colonialismo era un errore storico. E come mai ad esempio la Francia non abbia potuto farlo. Si è apprezzata cioè la capacità dell’Italia di capire la dignità dei popoli; qualcosa che va ben oltre il risarcimento in denaro. La questione non riguarda i cinque miliardi di euro che verranno assegnati alla Libia, ma riguarda la dimostrazione che il vostro Paese ha dato di saper riconoscere la sofferenza e la dignità dell'autodeterminazione dei popoli. E’ questo il punto centrale, come dimostra ad esempio l’analoga questione ancora aperta dell'autodeterminazione del popolo palestinese. Da sessant'anni tutti siamo d'accordo sulla necessità di creare due Stati e due popoli tra Israele e la Palestina, ma sessant'anni dopo non ancora non esistono due popoli e due Stati. Credo ancora una volta, si tratti di una questione culturale. E prendo spunto dalla situazione della regione che conosco meglio, la mia regione, quella del Maghreb. Negli ultimi quindici anni sul Maghreb è stata lanciata un’OPA diretta a conquistare i cervelli della nostra gioventù: un’OPA che ha aperto un problema devastante che né internet, né i giornali, né i libri, sono in grado di correggere. Sono nate cioé negli ultimi quindici anni 250 televisioni arabe, provenienti dal Medioriente, di tendenza né  maghrebina né mediterranea, ma di tendenza  mediorientale appunto con un preciso orientamento geopolitico. Su questi 250 canali televisivi, 249 non sono laici, non sono aperti alle altre religioni, non sono aperti alle altre culture e influenzano massimamente la gioventù della mia regione. Una gioventù che costituisce il 65% della popolazione del Maghreb ed  ha meno di 25 anni; una gioventù che non legge giornali, non legge libri, comincia sol ora ad utilizzare internet, ma ancora molto poco, e guarda invece moltissimo la TV, la guarda per sei ore al giorno. E non c’è uomo politico che sia in grado di parlare al suo popolo sei ore al giorno. Se facciamo un raffronto con l’Europa, che ha un popolo più adulto e quindi già maggiormente formato, notiamo subito che gli europei guardano la Tv mediamente 3 ore e mezza al giorno. Di fronte a queste cifre allora l’unica considerazione da fare è che i giovani del Maghreb non vivono a Casablanca, in Algeria, a Tripoli o a Tunisi, ma vivono ad Al Jazeera, ad El Arabia, a LBC  e in altre 249 televisioni. Ed è partendo da queste considerazioni che ho ritenuto doveroso creare una televisione del Mediterraneo, che  concretamente trasmetta un’altra immagine del mondo alle case delle mamme, delle mogli e dei figli del Maghreb, consentendo loro di aprire la mente verso orizzonti culturali diversi da quelli trasmessi dalle altre 249 Tv. Accanto a questa necessità però ne avverto anche un’altra, altrettanto urgente. Riguarda gli immigrati che muoiono nel mare, o sulle coste libiche per venire in Europa a cercare felicità, economia, cibo, sopravvivenza. Si tratta di un problema non risolto, che tenderà a diventare sempre più grave. La crisi economica sta favorendo l’innalzamento del muro dell'immigrazione, un muro molto pericoloso. La storia dell'umanità e della civiltà umana è basata sul diritto di viaggiare dell'uomo; viaggiare significa capire, leggere, parlare lingue, capirci tra di noi. Se io non avessi studiato all'estero, oggi non sarei qua. Eppure la nostra futura classe dirigente, che oggi ha 25 anni e che annovera tra le sue fila i futuri leader del mondo arabo, non ha il diritto di venire in Europa e di ottenere un visto per restarci, se non ha genitori importanti. Si tratta di una realtà a mio avviso estremamente pericolosa, perché penso che se questi giovani non conoscono Roma, Venezia, Parigi, New York, Washington, un domani potrebbero farsi meno problemi ad entrare in guerra con una cultura che non è la loro e con dei luoghi che non conoscono. Basti guardare alla storia di molti dittatori del mondo arabo, ad esempio di Saddam Hussein: l’ex presidente dell’Iraq  non aveva mai viaggiato, non aveva mai visto un film italiano, non aveva mai visto un film francese; ecco perché gli riusciva tanto facile minacciare la “distruzione dell'occidente”, perché non conosceva né era in grado di comprendere altra cultura al di fuori della sua. Ecco perché credo che sia indispensabile che i nostri leader di domani, se non sono aperti di mente perché non possono fisicamente viaggiare, dovranno viaggiare almeno con la fantasia, attraverso la televisione. Una televisione che sia aperta al dialogo. Non una televisione soltanto Occidentale o soltanto filo-islamica del Medioriente, ma una Tv del Mediterraneo. L'Africa del nord che si specchia davanti all’Italia conta oltre 90 milioni di abitanti: 40 l'Algeria, 40 il Marocco, 11 la Tunisia, 5 la Libia, 3 la Mauritania. Persone che hanno necessità, desiderio e volontà di essere come tutti gli altri popoli del mondo, di avere accesso all’educazione, alla cultura, al divertimento, alla ricchezza ed al diritto di viaggio. E che non dovrebbero subire al contrario il protezionismo economico che in questa fase di crisi tende a riaffiorare tra i vari Paesi più industrializzati. Il protezionismo europeo per l'Africa costituirebbe un danno incalcolabile. E farebbe perdere definitivamente alla stessa Europa i contatti con un continente intero. Non è pensabile infatti che la Libia da sola possa risolvere il problema dell’immigrazione, nonostante i suoi sforzi coraggiosissimi, né credo ci si possa accontentare del fatto che la Cina e l'India stiano occupando economicamente l'Africa, anche perché se l'Africa è staccata dal Mediterraneo, se si divide l'Africa del nord dal resto del continente  e dall'Europa, le conseguenze saranno gravi. Per questo nei giorni scorsi abbiamo lanciato insieme a Mediaset una nuova Tv, attraverso i satelliti Arab-sat, Nile-sat, la prima Tv maghrebina. Una Tv che è in grado di dimostrare che modernità e Islam non sono incompatibili. Che nella società civile libica, tunisina, marocchina, algerina, basta recarsi in quei Paesi per constatarlo, le donne non vanno in giro velate, esattamente come in tutte le società civili. Sono donne moderne e non sono donne incompatibili con la religione musulmana, come qui in Italia non è incompatibile essere cattolici ed essere moderni. E la nostra gioventù scrive in lingua araba e utilizza il computer. Questo è il Maghreb ed è il Mediterraneo: e non è un caso che l'Italia sia il socio di questa televisione. E lo posso dire dopo aver  fatto il giro di tutti i capi di Stato che contano della regione ed aver sentito dire da tutti che l'Italia non è un problema. Che  purtroppo con la Francia qualche problema, ad esempio per l'Algeria ed il Marocco c’è ancora. Ma per l’Italia no. E questa televisione da giugno sarà visibile anche sul satellite Hotbird, e quindi potrà essere in grado di parlare anche ai venti milioni di nordafricani in Europa, che non trovano spazio in televisione. E mi auguro che questa Tv possa realizzare una trasmissione insieme a Medidea, per trasmettere ai giovani documenti che altrimenti non leggerebbero, per rendere fruibili contenuti culturali per la nostra gioventù. Quello che penso infatti è che se i politici non sono in condizione di realizzare l’Unione del Mediterraneo, sono in grado di realizzarla i popoli, attraverso la cultura. Mi viene in mente l’esempio del film Gandhi. Un film che ha fatto di più per i giovani, che ha divulgato tra loro i messaggi e la figura dell’uomo Gandhi, assai più delle migliaia di conferenze organizzate nei mondo per anni per parlare di lui. E lo stesso potrei ripetere per il film Amadeus: quanti giovani sono andati a comprare il disco di Mozart dopo aver visto il film Amadeus? Potrei fare almeno un centinaio di esempi di questo tipo. La cultura insomma ha uno straordinario peso e la televisione è la più grande arma di cui disponga oggi la cultura. Conosciamo anche gli elementi negativi della Tv, se utilizzata male. Ma mi auguro che noi la utilizzeremo bene. Cercheremo di farlo con il contributo di autori e di registi europei, creando lavoro. Ecco le ragioni per cui ho pensato ora di lavorare con un grande regista italiano come Giuseppe Tornatore. Il nostro incontro ha unito tutte queste ragioni. Tornatore voleva girare un film sulla sua città, Bagheria. Non potendolo girare a Bagheria,  gli ho proposto di ricostruire il suo Paese in Tunisia. E’ stata una decisione quasi naturale, perché la Sicilia e la Tunisia, sono abitate da uno stesso popolo, dagli stessi volti. Infatti quando abbiamo fatto i primi sopralluoghi Tornatore ha subito notato che i tunisini di oggi assomigliano moltissimo ai siciliani dell'epoca. Ed è così che è iniziata la realizzazione del film Baarìa, che è in lavorazione. E in quel set, anche se la storia è ambientata in Sicilia, le comparse e gli attori sono quasi tutti tunisini che hanno contribuito a ricostruire la Sicilia in terra d’Africa. Questa per me è la collaborazione mediterranea, e questo è un atto concreto.