Gestione europea e approccio globale:
i cardini di politiche migratorie efficaci
di Lamberto Dini
Lamberto Dini
Economista e politico. Senatore, attualmente
è presidente della Commissione Esteri di Palazzo Madama.
È stato Direttore Generale della Banca d'Italia, Presidente del Consiglio dei Ministri, come Ministro del Tesoro e Ministro degli Affari Esteri.
La tematica delle politiche migratorie rappresenta per l'Italia una materia di stringente attualità. Per la sua collocazione geografica al centro del bacino del Mediterraneo, per la connotazione territoriale delle sue coste, il nostro Paese è un canale facile, direi quasi privilegiato, rispetto alla destinazione e al transito dei migranti. Al di là del dibattito politico la visuale maggiormente idonea a inquadrare il fenomeno è quella sovranazionale. Infatti, è solo con una normativa comunitaria uniforme e con una stretta collaborazione tra Unione europea e Paesi della sponda sud del mediterraneo, che sarà possibile regolare con efficacia i flussi migratori. Ma quali sono le iniziative finora adottate o in corso di elaborazione a livello europeo?
Il 15-16 ottobre 2008 il Consiglio europeo ha adottato il “Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo”, il quale tratta esaustivamente il tema dell’immigrazione legale e irregolare e sottolinea la necessità di un’armonizzazione normativa comunitaria. E' emersa con chiarezza la consapevolezza che il fenomeno dell’immigrazione può rappresentare una preziosa occasione di scambio interculturale, umanitario e di sviluppo economico, in un continente come quello europeo caratterizzato da un basso tasso di natalità. Peraltro, le questioni migratorie costituuiscono un tratto pregnante delle relazioni esterne dell’Unione e quindi una gestione consapevole e disciplinata della migrazione legale, contrastando la clandestinità, può essere un efficace strumento di sviluppo. Mentre una immigrazione non regolata rischia di compromettere la coesione sociale dei paesi di destinazione. Pertanto i flussi migratori devono essere disciplinati alla luce delle capacità di accoglienza in termini di alloggi, lavoro, assistenza e servizi, onde proteggere i migranti dal rischio di sfruttamento da parte della criminalità. Il "Patto europeo" dell'ottobre 2008 impegna gli Stati membri a organizzare l’immigrazione legale tenendo conto delle capacità di accoglienza dello Stato di destinazione, al fine di favorirne l’integrazione. Altra finalità è quella di contrastare l’immigrazione clandestina rafforzando l’efficacia dei controlli alle frontiere. Di particolare rilievo è poi la necessità di creare una disciplina comune del diritto di asilo, stringendo anche accordi a livello globale con i paesi di origine e di transito onde favorire sinergie tra migrazioni e sviluppo. All'inizio di aprile 2009, la Commissione affari esteri del Senato ha svolto un esame approfondito di questi temi partendo dalla Comunicazione della Commissione Europea "Rafforzare l'approccio globale in materia di migrazione: aumentare il coordinamento, la coerenza e le sinergie". Nel dibattito sono emerse comunanze di vedute tra tutti gli schieramenti politici, che hanno condotto all'approvazione di una Risoluzione condivisa elaborata dal senatore Pisanu. Al di là dell'esigenza del semplice contrasto dell'immigrazione clandestina, la posizione espressa dalla Commissione è stata giustamente improntata alla prospettiva di un approccio globale del fenomeno migratorio, nel senso di una valutazione più complessiva delle politiche di accoglienza e di asilo e di gestione dei rapporti con i paesi di origine e di transito dei migranti. Peraltro, la Commissione ha impegnato il Governo italiano a cooperare con gli altri paesi dell’Unione per una gestione europea dei fenomeni migratori, affiancata da un nuovo modello di governance, che coinvolga tanto i paesi di origine dei flussi migratori, quanto quelli di destinazione, promuovendo intese e forme comuni di disciplina, incluso un utilizzo più pieno degli strumenti della cooperazione allo sviluppo con i Paesi di origine e di transito al fine di creare una più efficace partnership che favorisca le sinergie tra migrazioni e sviluppo. I recenti sviluppi dell'attività di controllo e pattugliamento delle coste italiane - rafforzati a partire dal 15 maggio con l'entrata in vigore dell'Accordo bilaterale tra Italia e Libia che prevede un sistema di pattugliamento congiunto delle coste - hanno una volta di più evidenziato l'esigenza e anzi l'urgenza di un'impostazione unitaria in sede europea. Solo in tal modo potrà tutelarsi adeguatamente l'Italia, quale Paese pienamente inserito nel sistema comunitario, nel controllo dei confini e nell'organizzazione dell'accoglienza ovvero nell'esercizio legittimo dell'attività di respingimento e rimpatrio degli irregolari. In questa prospettiva, nel corso dei lavori della Convenzione europea, come rappresentanti dell'Italia ci eravamo battuti affinché si abbandonasse, in questa materia tanto delicata, la paralizzante regola dell'unanimità in Consiglio, passando alla maggioranza qualificata. Purtroppo non riuscimmo a far passare questa riforma causa la decisiva opposizione di alcuni Stati. Il Trattato costituzionale e ora quello di Lisbona segnano comunque passi in avanti significativi, prevedendo tra un ampio coinvolgimento del Parlamento europeo e un più marcato ruolo della Commissione europea.
In conclusione alcune altre considerazioni:
1) Nelle sedi europee esiste ora piena consapevolezza della necessità di un approccio comunitario unitario.
2) Il Parlamento europeo, nella seduta del 10 marzo 2009, considerando che l'abolizione dei controlli alle frontiere interne dell'Unione è uno dei principali risultati dell'integrazione europea, ha approvato una Risoluzione sulle prossime fasi della gestione delle frontiere. In tale occasione è stato sottolineato che uno spazio senza frontiere interne non può funzionare in assenza di responsabilità e solidarietà condivise per la gestione delle frontiere esterne. E' stato osservatoche la cooperazione con le autorità dei paesi terzi preposte alla sicurezza alle frontiere dovrebbe ricevere la dovuta attenzione conformemente alla politica esterna generale dell'Unione europea, poichè le frontiere esterne dell'Unione sono attraversate ogni anno da 160 milioni di cittadini comunitari, da 60 milioni di cittadini di paesi terzi esenti dall'obbligo di visto e da 80 milioni di cittadini con obbligo di visto. Il Parlamento europeo ha concluso ritenendo legittimo l'obiettivo di una gestione realmente integrata delle frontiere dell'Unione e ha convenuto sull'importanza di continuare a sviluppare e rafforzare la politica comune dell'Unione in materia di gestione delle frontiere.
3) La recente Conferenza di Cordova, tenutasi il 21-22 aprile 2009, che ha riunito i Ministri degli esteri di Algeria, Francia, Italia, Libia, Malta, Marocco, Mauritania, Portogallo, Spagna e Tunisia, ha ribadito la volontà dei Paesi del Mediterraneo Occidentale a rafforzare il dialogo politico e la cooperazione settoriale anche per quanto concerne il fenomeno migratorio. In particolare, sollecitata da Malta, la Conferenza ha riconosciuto la centralità e urgenza della cooperazione in tale settore e la necessità di una impostazione convergente in termini di approccio globale delle componenti della migrazione legale, del contrasto all'immigrazione clandestina e del co-sviluppo, sia con riguardo ai paesi di transito sia a quelli d'origine dei flussi. E' stata ribadita anche la necessità del potenziamento dell'attività di contrasto alla criminalità internazionale che gestisce il traffico degli esseri umani.
4) E' urgente che anche nel nostro dibattito pubblico si insista sulla necessità di un approccio globale sulle tematiche migratorie. Si tratta di fenomeni destinati a influenzare in profondità l'evoluzione economica, sociale e culturale dei nostri Paesi nei prossimi anni. Sollecitare questo dibattito deve essere un impegno primario per la classe politica. Trovare soluzioni adeguate in Europa sarà una delle principali sfide per il nuovo Esecutivo di Bruxelles e per il Parlamento che uscirà dalle elezioni di giugno.