Da Benedetto XVI alle elezioni in Iran,
le ragioni per sperare ancora
di Carlo Romano
Per quanto lento, a tratti indolente, irritante perfino nella sua tortuosità, il processo di integrazione tra i Paesi del Mediterraneo e tra questi e l’Europa nel suo complesso assume oggi più che mai una rilevanza strategica fondamentale. Non si tratta di fare il controcanto al pessimismo di Predrag Matvejevic, che senza nascondere la delusione ha bollato come utopico il progetto lanciato dal presidente francese Sarkozy di una Unione per il Mediterraneo. Si tratta semmai di guardare agli straordinari, sia pur ancora indecifrabili, mutamenti geopolitici in corso e di decidere una volta per tutte se popoli che hanno dato un’impronta decisiva alla storia della civiltà umana siano destinati ad abdicare o meno all’ambizione di giocare un ruolo da protagonisti nel nuovo mondo che uscirà dalla prima crisi sistemica globale. Appariranno pure leggere increspature su un mare piatto, ma l’impulso francese verso l’Unione, la prossima visita di Papa Benedetto XVI in Israele, l’accordo italo-libico dello scorso agosto, le trepidanti speranze suscitate dalle future elezioni in Iran, accompagnate dal mutamento di linea della nuova Amministrazione americana, rappresentano segnali che il corso degli eventi può ancora essere modificato. La questione dunque non si risolve dividendosi semplicisticamente tra ottimisti e pessimisti, ma giocando semmai tutte le carte che ancora non sono state poste sul tavolo dell’integrazione euro mediterranea, nella consapevolezza che si tratta di un percorso tanto irto di ostacoli quanto comunque da affrontare. In questo Mare nostrum Medidea Review lascia cadere la sua goccia di stimolo e provocazione culturale.