Un contributo ad un nuovo senso di appartenenza
di Giuseppe Pisanu
Ideatore e presidente della Fondazione Medidea, nonchè direttore editoriale della rivista on line Medideareview.
È nato a Ittiri (Ss) il 2 gennaio 1937 ed è laureato in scienze agrarie. Senatore in carica, è parlamentare
dal 1972.
Membro della 3a Commissione permanente (Affari Esteri, emigrazione), attualmente ricopre la carica di Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere.
Già Ministro dell'interno nel II Governo Berlusconi e nel III Governo Berlusconi, nonchè Ministro senza portafoglio per l'attuazione del programma di governo nel II Governo Berlusconi,
è stato anche Sottosegretario di Stato al Tesoro nei Governi Forlani I e II, Spadolini e V Fanfani, alla Difesa nel II Governo Craxi
e nei Governi Goria
e De Mita.
È stato infine Presidente del Gruppo di Forza Italia.
Puntare sul Mediterraneo non è solo un vezzo accademico connesso a una storia plurimillenaria fatta di popoli, religioni e culture inestricabilmente intrecciati. è soprattutto una reale necessità per il futuro dei Paesi rivieraschi e sicuramente per l’Italia. È vero infatti, come diceva Giorgio La Pira, che nel Mediterraneo staziona “la tenda della pace”. E già questa sarebbe una buona ragione per intensificare i collegamenti tra Stati, sistemi politico-istituzionali e modelli di sviluppo economico tanto diversi e tuttavia complementari. Ma è anche vero che il nostro Paese, con la sua vocazione alle esportazioni, può trovare proprio in quest’area la spinta per rilanciare l’economia nazionale e confermare il suo ruolo di cerniera anche tra Nord e Sud, dopo aver interpretato nella seconda metà del secolo scorso un ruolo analogo tra Est ed Ovest. Le condizioni concrete ci sono: basti considerare che nell’ultimo decennio il PIL del Mediterraneo Meridionale è cresciuto mediamente del 4,4% e che la stessa area assorbe già oggi il 10% delle esportazioni italiane. Possiamo dunque guardare con fiducia al Mediterraneo, in particolare, all’area che si estende dalla sponda Sud al Golfo Persico, dove il PIL supererà fra qualche anno il 5% del PIL mondiale. Lì, si colloca la nostra prima frontiera della globalizzazione. A questo processo grandioso ognuno di noi deve offrire il proprio contributo guardando oltre la propria casa, con apertura e disponibilità. Ecco perché lo scorso anno ho dato vita alla Fondazione Medidea, ed ecco perché accetto la direzione editoriale di Medidea Review, la rivista trimestrale on line che nasce con questo primo numero. Essa favorirà lo scambio di idee e conoscenze tra i popoli e le culture di questo “piccolo mare delle grandi civiltà”, per contribuire alla formazione di un nuovo senso di appartenenza comune all’area mediterranea, per restituire ai cittadini dei suoi paesi il peso ed il prestigio che meritano nello sviluppo globale. Protagonisti della rivista, come credo sia giusto per chiunque intenda costruire il futuro, sono soprattutto un gruppo di giovani, con il loro entusiasmo e la loro naturale apertura alle nuove sfide. Il mio augurio è che di pubblicazione in pubblicazione, salgano sempre più numerosi sul “vascello” di Medidea Review per tornare a solcare un mare che ha le potenzialità per giocare nuovamente un ruolo di primissimo piano nella storia dell’umanità.