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Attualità dal passato

Quando la Germania cercava l’Italia

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di Tiziana Di Maio



Tiziana Di Maio
Docente di Storia delle relazioni internazionali presso la Libera Università Maria SS. Assunta

«Non sono scettico, ma paziente. L’unificazione europea ha solo bisogno di tempo. Essa sarà raggiunta perché i problemi nazionali ed internazionali dell’Europa possono essere risolti solo sulla via dell’unificazione e nella più stretta collaborazione».

(Alcide De Gasperi alla Neue Zeitung, 11 maggio 1951)


«Non ho mai dimenticato che subito dopo la nascita della Repubblica federale il governo italiano, guidato da Alcide De Gasperi, si era schierato con decisione a favore del reinserimento della Germania nella comunità delle nazioni europee».

(Konrad Adenauer, «Erinnerungen», 1955-1959)


FINALMENTE A ROMA: «L’ITALIA TENDE LA MANO ALLA GERMANIA»
Nel maggio del 1948 il presidente della Csu, Josef Müller, – ufficialmente invitato a partecipare al Congresso dei giovani della Nuvelles Equipes Internationales, che si svolse a Fiuggi e a Roma dal 28 luglio al 1° agosto 1948 [1] – ebbe l’opportunità di incontrare il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi [2], il presidente del gruppo parlamentare della Dc al Senato Mario Cingolani, il vicepresidente del Consiglio e segretario della Democrazia Cristiana Attilio Piccioni, il vicepresidente della Dc Paolo Emilio Taviani e altri rappresentanti del partito.
Un ampio resoconto di questa prima visita in Italia è dato da un’intervista del presidente Müller, pubblicata nell’agosto del 1948 sul quotidiano bavarese Die Neue Zeitung. Sin dal titolo, L’Italia tende la mano alla Germania, l’intervista sintetizzata efficacemente i positivi risultati raggiunti da Müller nel corso delle giornate romane[3] : «La disponibilità per una cooperazione tra il popolo italiano e il popolo tedesco è stabilita», esordì Müller, che raccontò di essere stato ricevuto dal presidente del Consiglio, di aver incontrato alcune personalità di rilievo della Democrazia Cristiana e di aver ricevuto importanti rassicurazioni sul futuro dei rapporti tra Italia e Germania. Dal testo integrale dell’intervista, conservato tra le “carte Müller”, si ricavano informazioni ancor più precise sulla visita e riferimenti più espliciti sulle conversazioni con gli italiani. In primo luogo, è opportuno sottolineare che Müller durante l’intervista aveva inserito l’intesa italo-tedesca nel quadro della costruzione europea: «L’intesa e la cooperazione italo-tedesca, così come quella franco-tedesca, è un presupposto essenziale per la creazione di una comunità economica europea e per la costruzione di una confederazione europea. Nelle conversazioni con […] mi è stata confermata la convinzione dell’esistenza di un comune proposito al fine della collaborazione delle democrazie cristiane in Italia e in Germania e la disponibilità alla collaborazione di entrambi i popoli» [4].
Da un punto di vista politico, il valore conferito da Müller all’intesa italo-tedesca era quindi più ampio e, addirittura, era comparato a quello attribuito alla cooperazione tra Francia e Germania, ma è evidente che la sintesi pubblicata dal giornalista risulta avere un effetto e un’efficacia maggiore nel sottolineare il legame tra Italia e Germania e, soprattutto, tra i due popoli. A soli tre anni dalla fine dell’occupazione nazista, «l’Italia tendeva la mano alla Germania», mostrando di non serbare rancore e risentimento nei confronti del popolo tedesco: «Il popolo italiano sa, per propria esperienza, che l’intera popolazione tedesca non può essere considerata responsabile per ciò che è accaduto in passato, perché, anche in Germania, fu una “minoranza militante” ad opprimere il popolo», aveva dichiarato De Gasperi a Müller e aveva aggiunto, inoltre, di «avere una profonda comprensione per il contegno dimostrato dal popolo tedesco di fronte alle gravi difficoltà della situazione della Germania e di nutrire una completa fiducia nella Democrazia Cristiana tedesca» [5]. Durante l’intervista Müller aveva concesso ampio spazio alla descrizione dell’accoglienza riservatagli dal presidente De Gasperi: «Nella visita di congedo ho spiegato al presidente del Consiglio De Gasperi di aver avuto l’impressione che non vi sia alcun problema significativo in grado di mettere in contrasto il popolo italiano e il popolo tedesco, o di separarli. De Gasperi non ha contraddetto la mia affermazione. Da quel momento in poi però egli si è rivolto in tedesco al congresso – sino ad allora aveva utilizzato il francese – ed ha dichiarato di avere una completa fiducia nella leadership democristiana tedesca […]» [6].
Müller dichiarò di aver costatato che le dichiarazioni del presidente del Consiglio erano condivise dagli altri importanti esponenti della Democrazia Cristiana e da larga parte della popolazione italiana. Il giornalista sottolineava quindi che «nelle conversazioni con persone di diversa estrazione sociale, a Müller è stato ribadito che la popolazione italiana non nutre alcun sentimento di vendetta verso ogni tedesco, ma chiede solo che vengano perseguiti i criminali di guerra» [7]. Müller aveva affermato infatti che, nonostante il ricordo della guerra e delle distruzioni, gli italiani auspicavano una rapida ripresa dei rapporti commerciali con la Germania e aspettavano il ritorno dei turisti tedeschi «tanto amati per la loro generosità» [8].
Un simbolo dell’atteggiamento amichevole degli italiani nei confronti dei tedeschi era, secondo Müller, la disponibilità mostrata da alcune donne italiane a istituire un comitato che si sarebbe occupato della cura delle tombe dei soldati tedeschi caduti in Italia. Una questione apparentemente marginale ma di notevole impatto psicologico. Essa rappresentava, infatti, la prova della volontà italiana di superare il clima di astio nei confronti dell’ex nemico e invasore, che negli anni immediatamente successivi alla guerra si era concretizzato persino nel disprezzo del culto dei caduti tedeschi. Per il suo significato, l’iniziativa aveva ottenuto «l’aperta approvazione e il sostegno di De Gasperi» [9]. Proprio la libertà da pregiudizi e risentimenti verso i tedeschi aveva portato ad accettare la proposta di risistemare le tombe dei caduti tedeschi. Müller raccontò di essersi recato a visitare il cimitero costruito nei pressi di Monte Cassino dai tedeschi prima dell’arrivo della V Armata. Lì aveva visto che le circa cento tombe erano completamente ricoperte di erba. Senza alcuna considerazione per la personalità dell’uomo che vi era sepolto, sulle lapidi erano stati segnati solo i nomi e i numeri di matricola, col tempo divenuti quasi illeggibili. Anche il monumento commemorativo eretto dagli stessi tedeschi durante l’occupazione era «un obelisco che non portava alcuna scritta e tanto meno un cenno al riposo e alla pace eterna dei morti». Müller aggiunse con orgoglio che la proposta di istituire il comitato era stata accettata prontamente: «De Gasperi stesso mi disse di considerarla molto buona e mi autorizzò a dire che egli non solo la accoglieva ma che l’avrebbe sostenuta in ogni modo» [10]. È interessante rilevare che nel 1946 la sistemazione delle tombe dei militari tedeschi caduti in Italia, in particolare a Cassino (cimitero polacco), a Pontecagnano e nella zona compresa tra Napoli e Salerno, era stata oggetto di una nota inviata dalla Segreteria di stato vaticana al governo italiano in cui si sottolineavano «le condizioni pietose» delle tombe «non poche delle quali violate dai cani» [11] e che a seguito della nota il governo italiano, attraverso il Ministero dell’Assistenza postbellica, aveva dato disposizione al Commissariato generale per le onoranze ai caduti di provvedere alla raccolta e alla sistemazione delle tombe avviando la concentrazione delle stesse al fine di un futuro ritrovamento [12]. L’impegno era proseguito nel tempo, alle sollecitazioni vaticane si erano poi aggiunte quelle tedesche e, a pochi anni dalla fine della guerra, il governo italiano aveva adempiuto in «modo esemplare» alle disposizioni relative a tale materia fissate dalla Convenzione di Ginevra. Nel 1950 la Missione diplomatica italiana nella Repubblica Federale poteva quindi comunicare compiaciuta che la Frankfurter Allgemeine Zeitung aveva favorevolmente menzionato l’impegno italiano: «Senza esagerazione si può dire che l’Italia è il Paese d’Europa in cui le tombe di guerra tedesche sono meglio curate. A nessuno qui verrebbe neanche in testa di rifiutare ai familiari le visite delle tombe a loro care, come recentemente è stato annunciato da un altro Stato» [13]. Era una prova ulteriore della mancanza di rancore e di desiderio di revanche mostrata dall’Italia. Anche su questi gesti si sarebbe costruita la “special relationship” tra l’Italia di De Gasperi e la Germania di Adenauer. Nel 1948 Müller era tornato a Monaco nella certezza dell’impegno italiano a favore della costituzione di una confederazione europea, di cui la Germania sarebbe stata parte integrante. A Roma Müller era stato ricevuto in udienza privata dal Papa, il quale si era mostrato molto preoccupato per le sofferenze dei tedeschi. La fine dell’udienza Pio XII lo aveva pregato di portare ai tedeschi la sua benedizione. Il presidente dei cristiano-sociali aveva conferito un particolare risalto all’udienza. Dal dattiloscritto dell’università integrale risulta che egli si era soffermato lungamente sui trascorsi di Pacelli come nunzio a Monaco e a Berlino: «È un eccellente conoscitore dei tedeschi», aveva affermato, ricordando che la sua sensibilità verso la miseria del popolo tedesco aveva trovato espressione già nel radiomessaggio del 2 giugno 1945: «Allora, ero stato appena liberato dal campo di concentramento e fui ricevuto a Roma in udienza privata dal Santo Padre. Mentre gli orrori dei Lager minacciavano l’opinione pubblica mondiale. Egli fu il primo a spezzare una lancia a favore del popolo tedesco e ad esprimersi contro la colpa collettiva. Anche oggi il Papa conosce tutte le preoccupazioni del popolo tedesco» [14].
Durante l’udienza (durata circa un’ora), il Papa aveva parlato soprattutto dei problemi economici della Germania. Al momento del congedo, il Papa aveva manifestato «la sua fiducia nella “forza buona” del popolo tedesco, che, a suo parere, l’avrebbe sostenuto e difeso da tutte le attuali difficoltà economiche e politiche e dai pericoli che minacciavano la cultura tedesca» [15]. Questa intervista assume un’importanza considerevole per l’effetto immediato che si proponeva di raggiungere sull’opinione pubblica tedesca. Essa contiene, infatti, le rassicurazioni morali e materiali di cui i tedeschi avevano avvertito le necessità sin dall’immediato dopoguerra: l’Italia era il primo Paese, tra quelli che avevano subito l’occupazione del Terzo Reich, che si mostrava disposto a concedere fiducia ai tedeschi. La Dc del governo italiano consideravano necessaria la ripresa economica e politica della Germania e si dichiaravano disposti a riprendere con essa normali scambi commerciali. Inoltre, De Gasperi e la Democrazia Cristiana non condividevano la tesi della colpa collettiva e si dichiaravano pronti ad accettare nuovamente i tedeschi. La collaborazione tra i due partiti, quindi, avrebbe agevolato il reinserimento della Germania nella comunità internazionale e nella costituenda Comunità europea; era la risposta ufficiale alle richieste che, più volte, i cattolici bavaresi avevano avanzato in via riservata ai democristiani italiani. Müller ricevette una forte impressione dal suo viaggio in Italia. A Roma aveva trovato un partito cristiano-democratico forte e ben organizzato, che da alcuni mesi guidava il governo del Paese grazie ad una maggioranza assoluta. Le conversazioni politiche che egli aveva avuto con gli esponenti della Dc gli avevano confermato quella comunanza di intenti e di ideali che aveva riscontrato attraverso i resoconti ricevuti dall’Italia. Ma soprattutto,
Müller aveva ottenuto dalle massime cariche della Dc e del governo italiano la disponibilità ad avviare una collaborazione futura tra i due partiti. Così scrisse al presidente De Gasperi: «[…] Con grande piacere mi ricordo dei giorni che passai a Roma e a Fiuggi. Erano giorni quasi indimenticabili per me. Specialmente mi confortava il fatto come è ben fondato e consolidato il suo Governo ed il partito della Democrazia Cristiana nel popolo italiano e che buoni e successi ne risultano dalla sua politica. Ho portato con me a casa la convinzione, che veramente esiste un largo consenso nelle linee fondamentali dei nostri due partiti. Anche le nostre preoccupazioni sembrano uguali. La relazione del mio viaggio fu accettata da noi con gran entusiasmo.
Lei, caro signor presidente, può essere persuaso che non soltanto il mio partito ma anche la maggioranza della popolazione tedesca desidera sinceramente una collaborazione stretta e pacifica col suo popolo. Prego di contare sulla mia collaborazione sincera anche in futuro. Spero di avere fra poco un’altra occasione di riprendere il contatto personale.
Per qualsiasi desiderio [da] parte sua starò volentieri alla sua disposizione» [16].





[1] Il tema del congresso di Fiuggi fu La dottrina politica della Democrazia Cristiana. Tra le “carte Müller” è conservato il testo del telegramma con cui Müller comunicava di accettare l’invito al congresso. Esso fu inviato a Lina Morino alla quale Müller sottolineò: «Verrò con grande gioia». Acsp, NL Josef Müller, A29.
[2] Müller fu ricevuto il 3 agosto da De Gasperi in Viminale, come appuntò nel suo diario Bartolotta, segretario di Alcide De Gasperi, Ails, Fondo Bartolotta, vol. XX, 1948, p. 1923.
[3] «Italien giht Deutschland die Hand Dr. Josef Müller berichtet der “NZ” über seine Gespräche in Rom», Die Neue Zeitung, 7 agosto 1948.
[4] Interview Neue Zeitung, 5 agosto 1948 (dattiloscritto integrale dell’intervista), Acsp, NL Josef Müller, A29, p. 1.
[5] Italien gibt Deutschland die Hand, cit.
[6] Interview Neue Zeitung, cit., p. 1. Müller raccontò inoltre di aver riscontrato sia in De Gasperi sia negli altri rappresentanti della Dc un forte interesse per le sorti della Cdu nella zona sovietica.
[7] Italien gibt Deutschland die Hand, cit.
[8] Alla domanda sull’atteggiamento degli italiani nei confronti dei tedeschi, Müller aveva risposto ricollegando apertamente la necessità della ripresa delle relazioni commerciali alla rapida scomparsa del risentimento e aveva portato ad esempio l’impressione suscitata in Italia dal caso Kappler: «L’ultimo periodo di guerra è stato molto duro, soprattutto nell’Italia del Nord, dove ci furono aspre lotte tra partigiani e SS. Il giudizio contro la SS Kappler, che aveva fatto uccidere un gran numero di italiani, è stato considerato equo, sebbene ci si sarebbe potuti attendere anche una sentenza di morte [...]. La guerra è considerata dagli italiani, che non la amano, come un’assurdità; essi considerano i soldati tedeschi le vittime di una casta politica megalomane». Interview Neue Zeitung, cit., p. 2. Riguardo ai rapporti economici tra i due Paesi, Müller affermò chiaramente: «La Germania ha un interesse ad un buon funzionamento dell’economia italiana, l’Italia è interessata alla capacità di acquisto della Germania». Ivi, p. 6.
[9] Italien gibt Deutschland die Hand, cit.
[10] Interview Neue Zeitung, cit., p. 3.
[11] Segreteria di stato di Sua Santità, nota verbale n. 125429/S indirizzata a Regia Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, 7 maggio 1946, Asmae, Ambasciata Santa Sede (1947-1954), p. 212 pos.5, Germania occidentale, sf.10, Sistemazione dei cimiteri tedeschi in Italia.
[12] Regia Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, nota verbale, n.1727, indirizzata a Segreteria di stato di Sua Santità, 7 giugno 1946, Asmae, Ambasciata Santa Sede (1947-1954), p. 212 pos.5.
[13] Francesco Babuscio Rizzo, capo della missione diplomatica italiana in Germania, sottolineava l’importanza della menzione definendo la Frankfurter Allgemeine Zeitung «un grande quotidiano indipendente considerato l’organo di stampa più autorevole della Germania Occidentale». Missione diplomatica italiana a Bonn a Ministero degli Affari esteri, Telespresso n.4594/2033 del 12 dicembre 1950, Asmae, Ambasciata Santa Sede (1947-1954), p. 212 pos.5.
[14] Ibidem.
[15] Interview Neue Zeitung, cit. pp. 7-8.
[16]Josef Müller ad Alcide De Gasperi, 28 agosto 1948, Acsp, NL Josef Müller, A62 (la lettera, scritta da Müller in italiano, è qui citata testualmente).