Evitare le doppie misure
di Habeeb Mohammed Hadi Ali al-Sadr
Habeeb Mohammed Hadi Ali al-Sadr
Ambasciatore della Repubblica dell'Iraq presso la Santa Sede
Sembra che i vincoli storici e geografici non abbiano funzionato nella creazione del necessario approccio tra gli stati del bacino del Mediterraneo, ove tuttora il distacco politico, economico, culturale e ambientale si fa evidente. Il divario tra le sue sponde è lampante. Da una parte la sponda europea prospera in sicurezza, democrazia, diritti umani e sviluppo. Dall’altra, la sponda meridionale e mediorientale arabo-islamica resta tuttora sorpassata a motivo del freno che subisce nella sua quasi totalità a causa delle dittature, dei regimi totalitari, militari e dei conflitti armati che hanno generato quasi in ogni suo Paese una soffocante crisi economica madre di povertà e analfabetismo, malattie, disoccupazione e di una visione disperata del futuro. Dal canto suo il presidente francese, Sarkozy, è in prima linea tra i capi di stato preoccupati per questo distacco e il conseguente riflesso negativo sulla sicurezza e la stabilità dell’Europa in generale e della Francia in particolare. Questo perché la Francia accoglie una grande comunità di origine islamica che, fino a oggi, non ha potuto integrarsi con la società francese. Sarkozy avrebbe intuito che per fermare l’emorragia di emigrazioni provenienti dalle sponde africane si potrebbe ricorrere alla creazione di possibilità di lavoro grazie a investimenti europei e aiuti economici. Anche l’attivazione di tutte le forme di collaborazione economico-istituzionale e ambientale, atte a garantire sicurezza e dialogo, porterebbe a un rafforzamento della presenza francese nel Mediterraneo nel contesto della locale concorrenza con l’influenza americana in crescita. Tali idee hanno contribuito così a lanciare il progetto “La nuova Unione per il Mediterraneo”, che ha avuto inizio il 13 luglio 2008 sotto il patrocinio di quarantatré stati, otto dei quali arabi (accanto alla Turchia figurano alcuni degli stati membri della Comunità europea e Israele). Il presidente Sarkozy ha voluto fare di questa nuova unione un mezzo per instaurare buoni rapporti tra Paesi arabi e Israele prima della fine dell’occupazione israeliana. L’ammissione della Siria alla nuova Unione è da intendersi come atto preparatorio in vista dello scioglimento del suo legame con l’Iran e dell’accelerazione della sua entrata nel processo di pace. Tuttavia, le speranze annesse all’attivazione di questa Unione sono andate perse allorquando sono falliti gli sforzi per la tenuta del secondo vertice. Ciò è accaduto a causa dei disaccordi circa l’utilità di questa Unione (posizione avanzata soprattutto dalla Germania) e l’ostacolo dei negoziati di pace tra Israele e Palestina, posto per via dell’insistenza di Israele nell’insediamento. A complicare le cose, poi, è stata la crisi economica mondiale e le relative conseguenze sugli stati della Comunità europea, in particolare Grecia e Irlanda. In questo ambito, gli sforzi compiuti per sostenere tali Paesi hanno impedito all’Europa di aiutare quelli del vicino Mediterraneo. Questo stato di cose ha portato all’attuale scenario in cui mancano seri tentativi per attuare soluzioni radicali. Di conseguenza, l’idea di dar vita alla nuova Unione per il Mediterraneo rimarrà lontana, se non verranno studiate le cause che l’hanno ostacolata. In primis è necessario fare progressi significativi nel trovare soluzioni politiche giuste per il conflitto arabo-israeliano e, in secondo luogo, è necessario che l’Europa appoggi i Paesi della zona che vogliono vivere la democrazia e non li abbandoni nella lotta ai sistemi dittatoriali e alla loro corruzione, affinché possano assaggiare la libertà e respirare la stabilità e la prosperità economica e sociale. Così si potranno aiutare fattivamente quegli stati della zona, come Egitto e Tunisia, con investimenti e aiuti economici o cancellandone i debiti. Gioverebbe anche evitare di trattare le questioni arabe e islamiche con una doppia misura e adottare una posizione saggia ed equilibrata. Tutto ciò favorirebbe un cambiamento nel Mediterraneo, portando armonia, sviluppo, dialogo, continuità tra civiltà e religioni e limiterebbe emigrazione e fondamentalismo. Si potrebbe giungere, inoltre, a una visione d’insieme sulle sfide odierne come ateismo, povertà, analfabetismo, malattie, immoralità, problemi ambientali e simili.