Croucher
Jiang
Karem
Mignolo
Morgenthau
Rubin
Sobhaninia
Strydom
Thorne
Toribio Dantas
Valori
Verrier Castro
english
cerca   

email stampa pdf  


IL BACINO DELLE IDEE

«Un manifesto, alcune tesi e tre o quattro amici…»

spazio

di Giuseppe Assenso



Giuseppe Assenso
Sindaco del Comune
di Ventotene

Altiero Spinelli e il pensiero federalista costituiscono per l’isola di Ventotene il grande orizzonte nel quale cercare la strada per lo sviluppo della comunità e la sua crescita culturale e politica. Oggi soprattutto, di fronte a un futuro così incerto in cui viene messa in discussione la nostra stessa unità politico-amministrativa, è il richiamo forte alle radici democratiche che presso di noi sono state alimentate che ci sostiene e alimenta la difesa di una grande eredità storica e morale che non può essere dispersa. Chi ha proposto la cancellazione dei piccoli comuni e i tanti che l’hanno condivisa, interpretandola come un superamento dei campanilismi tipici della storia italiana, forse non hanno riflettuto a sufficienza sul significato profondo che il sistema democratico elettivo ha per le comunità e per i singoli cittadini. Attraverso le elezioni, infatti, scegliendo liberamente i propri rappresentanti e assumendo le responsabilità di gestione del bene collettivo, si costruisce il senso profondo della civitas, la percezione di un’unità profonda di cultura, di valori condivisi, di riconoscimento reciproco, di valorizzazione individuale e di legittimazione sociale degli interessi economici. Se questo è vero ovunque, è tanto più vero in un’isola che conserva il ricordo del confino politico, dell’angustia dello spazio a disposizione, della limitazione delle libertà personali, del controllo poliziesco sugli stessi pensieri e sulla vita quotidiana, ma anche dell’inesausto anelito alla libertà di chi qui ha sofferto e ha ricercato, in condizioni così avverse, la radice e il fondamento di una pace duratura per i popoli europei, in quel momento dilaniati da un conflitto acerrimo.  Il federalismo fu la chiave di volta di un pensiero che si innalzava oltre il presente, che guardava lontano, che non aveva mai perso la speranza della sconfitta del nazifascismo. Questo pensiero deve alimentare tuttora la nostra progettualità politica, perché la crisi economica dalla quale siamo stati colpiti e che mina la solidità della faticosa costruzione di alleanze da cui è nata l’Europa unita richiede soluzioni coraggiose, lungimiranti. Perché Spinelli ci ha insegnato una cosa fondamentale: non ci si salva da soli. Il mondo si è allargato, gli equilibri politici che hanno sostenuto la prima fase della costruzione dell’unità europea sono cambiati profondamente: da una parte il crollo del muro di Berlino che ha consentito un ruolo diverso della Germania, l’affacciarsi in Europa delle Repubbliche ex sovietiche e la caduta progressiva delle dittature sopravvissute alla crisi dell’Urss; dall’altro la rivoluzione digitale, che ha allargato la comunicazione con una capillarità e pervasività inedite. Il Mediterraneo è tornato a essere un Mare Nostrum, nostrum dell’Europa: Adriatico e Tirreno vengono percorsi da barconi di migranti alla ricerca della libertà perché solo la libertà costruisce le condizioni per un benessere equo e diffuso. L’Europa, quindi il sogno che si è realizzato nelle forme ancora incerte che stiamo sperimentando, si trova di fronte a grandi sfide in cui ogni Paese sperimenta l’impossibilità di una risposta soltanto nazionale ai problemi del presente. Ma l’insidia è nascosta proprio attorno alle risposte, con la tentazione di rinchiudersi in un orizzonte di nuovi nazionalismi con le inevitabili pretese egemoniche. Le analisi politiche che ci suggerivano di interpretare il presente in chiave di oblio dello stato e delle nazioni ci mettevano però in guardia: l’oblio dello stato diventava anche l’oblio del diritto e dei soggetti storici che l’avevano interpretato fino all’allentamento del legame sociale che dava senso e forza all’identità nazionale. La pervasività della globalizzazione si è, infatti, abbattuta sui processi di riorganizzazione politica europea in atto facendo ritornare fantasmi, idee, soggetti e identità che sembravano destinati a essere superati dalle nuove «magnifiche sorti e progressive». Ancora una volta le piccole patrie, le identità gelose, i muri di separazione, i confini che separano. E le follie ideologiche che cercano di riorganizzarsi anche in luoghi imprevisti come la Norvegia.  Vengono riproposti come valori vecchi dislivelli e rivalità, mettendo in opposizione il Nord con il Sud, allontanando le regioni più ricche da quelle più povere. In un mondo globale si frantumano le identità in localismi egoistici, in piccole patrie chiuse in confini fortificati! Non è questa la strada che dobbiamo percorrere, non è questo il cammino che ci ha indicato Altiero Spinelli! Noi di Ventotene, come piccola isola, abbiamo bisogno di custodire grandi ideali per conservare la nostra identità. Abbiamo bisogno di sentirci partecipi di una grande storia, sapere che il cielo stellato che rischiara le nostre notti continua ad alimentare, come nel passato, pensieri, parole e politiche di libertà. Non vogliamo trasformarci in un Resort come ce ne sono tanti nel mondo, un villaggio vacanze in cui si respiri un’aria smemorata di solo divertimento. A Ventotene la storia parla anche attraverso la natura, la storia si legge e si respira ovunque. Da quella antica a quella più recente e questo è il fascino dell’isola: uno star bene a contatto con la natura che risveglia ovunque ricordi. Dalla “vasca Giulia” dove, secondo la leggenda, si bagnava la figlia di Augusto, al relitto del piroscafo Santa Lucia, affondato nel 1943, al cui interno oggi nuotano i pesci e i sub effettuano le loro immersioni, dalle “pietre tagliate” alle cisterne romane, dal Forte Torre all’edificio settecentesco dell’ex carcere di Santo Stefano, alla chiesa di Santa Candida… tutto in un perimetro breve che si abbraccia in maniera consuetudinaria. Luogo di esilio, luogo di sofferenza, luogo di lacerazione di affetti e di relazioni, luogo in cui si è espresso nella sua compiutezza il compito dello stato totalitario «sorvegliare e punire». Tutto questo comporta, ancora una volta, per noi, per tutti, la necessità di ritornare sul pensiero di Spinelli, di proseguire la fatica inesausta della costruzione di un orizzonte politico più vasto, più capace di garantire tutti i Paesi d’Europa e di dare risposte organizzate alle nuove sfide che ci troviamo ad affrontare: la crisi economica, lo strapotere della capitalismo finanziario, la debolezza dell’area dell’euro, il ritorno ai vecchi egoismi nazionali, la tentazione di ricostituire vecchie egemonie. Questo si riscontra anche nel microcosmo isolano, un piccolissimo comune che deve affrontare e risolvere grandi problemi: dal disordine idrogeologico del territorio alle infrastrutture indispensabili per lo sviluppo. Abbiamo bisogno di proteggere e tutelare un territorio delicato e fragile, abbiamo bisogno di dare alle nuove generazioni la certezza del futuro. Ci sentiamo oggi proprio come Altiero Spinelli quando finalmente poté lasciare l’isola: «Guardavo sparire l’isola nella quale avevo raggiunto il fondo della solitudine […] con me non avevo per ora, oltre me stesso, che un manifesto, alcune tesi e tre o quattro amici». Ora ci siamo noi di fronte alla storia, con l’unico tesoro che ci è stato consegnato: il territorio dell’isola e la sua piccola comunità, la memoria del dolore e «il piacere del pensare pulito, l’ebbrezza della creazione politica, il fremito dell’apparire delle cose impossibili». Per questo non ci sentiamo soli. Sappiamo che Spinelli ci ha lasciato una grande eredità, un nome che viaggia per tutta l’Europa e che ci tiene sotto i riflettori del mondo. Ventotene non è una piccola isola, è una stella in una grande costellazione. «Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me»: questa regola aurea della morale kantiana ci sostiene nell’impegno di essere meritevoli di questa eredità.