Occorre puntare sulla creazione di un programma di assistenza tecnica per creare un ambiente più fertile per la realizzazione degli investimenti, come fu originariamente fatto nel 1989 per facilitare l’ingresso di Paesi come la Polonia e l’Ungheria nell’Unione europea: il programma Phare. Nei tre anni antecedenti l’ingresso, a inizio 2004, dei dieci nuovi stati membri nella Ue, questo programma ha cofinanziato 343 progetti cross-border di cooperazione con una envelope di 645 milioni di euro e progetti mirati del valore medio di 2 milioni.
È anche in questa direzione che si è mossa la Bei. Lo scorso mese di giugno abbiamo annunciato
la nascita del Centro euromediterraneo per le micro, piccole e medie imprese, iniziativa promossa dalla Camera di Commercio di Milano-Promos sotto l’egida del governo italiano, con il sostegno della Commissione europea e della Bei, in raccordo con il segretariato di Barcellona dell’Unione per il Mediterraneo (UpM). Il nuovo centro, che avrà sede a Milano, è un’iniziativa sovranazionale di carattere pubblico-privato finalizzata alla costituzione di un network di Centri tecnici di servizi per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle Mpmi dislocate nei Paesi dell’area EuroMed. È un’iniziativa basata sui principi ispiratori di co-ownership, nel senso di responsabilità e forte impegno dei Paesi delle sponde Sud-Nord-Est del Mediterraneo e di volontarietà, al fine di favorire il coinvolgimento progressivo degli operatori pubblici e privati. Nella direzione di una migliore efficienza, il Centro lavorerà per favorire un’integrazione tra i progetti e le strutture già esistenti.
Questa nuova iniziativa, se sviluppata in modo efficace, potrà avere effetti nel medio periodo anche sull’occupazione, sia per la crescita delle Mpmi sui mercati domestici sia favorendo un più ampio accesso a mercati diversi da quello puramente locale e un maggiore accesso a sistemi formativi che permettano al capitale umano operante in tali aziende di gestire processi di crescita.