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PROMOS REPORTS

The Mediterranean Region

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Il contesto economico e sociale della regione del Mediterraneo
Secondo i modelli socioeconomici d’analisi, i Paesi del Mediterraneo rappresentano il 7% della popolazione mondiale. Tale percentuale dovrebbe rimanere stabile fino al 2030. La popolazione del Mediterraneo ha raggiunto i 490 milioni nel 2007 ed esiste un certo equilibrio per quanto riguarda la sponda Nord e quella Sud: il 44% della popolazione vive nel Mediterraneo settentrionale (215 milioni) e il restante 56% (270 milioni) nella sponda Sud. Tuttavia, la quasi totalità della crescita della popolazione avrà luogo nei Paesi del Mediterraneo meridionale, i cui abitanti dovrebbero quindi superare i 360 milioni entro il 2030. Tra l’inizio degli anni Settanta e il 2007, la crescita economica complessiva del Mediterraneo si è attestata a una media del 3,0% annuo. Nel Mediterraneo del Sud, la crescita economica è stata in media circa del 4,0% l’anno durante lo stesso periodo, in altre parole, il doppio di quella del Nord (2,0%). In prospettiva, tra il 2007 e il 2030, la crescita economica nel Mediterraneo del Sud dovrebbe rimanere sostenuta e attestarsi a un tasso medio del 3,2% annuo.
Tuttavia, la crisi finanziaria che ha colpito duramente i mercati nel corso del 2009 avrà un impatto duraturo negli anni a venire, soprattutto nei Paesi del Mediterraneo settentrionale. La sponda Sud ne ha, invece, risentito in misura minore. Nonostante la crescita economica complessiva sia stata più sostenuta nel Mediterraneo del Sud, nel 2007 lo squilibrio del rapporto tra le due sponde del Mediterraneo in termini di Pil pro capite è stato considerevole, dell’ordine di uno a quattro. Questa disparità media dovrebbe diminuire leggermente (a un rapporto uno a 3,5) entro il 2030.
 

Il contesto energetico e le prospettive future
 
L’aumento della domanda energetica
In termini di domanda energetica, i Paesi del Mediterraneo del Nord rappresentano attualmente il 70% del consumo globale di energia del Mediterraneo. Per continuare a soddisfare la crescente domanda, la capacità di energia elettrica installata nella regione dovrà aumentare nei prossimi vent’anni del 70%. Sarà dunque necessaria la costruzione di nuove reti di trasmissione e distribuzione, e per alcuni Paesi anche grandi programmi di elettrificazione rurale. I Paesi del Sud del Mediterraneo sono caratterizzati da una rapida crescita demografica, che ha comportato una crescente domanda di servizi energetici e relative infrastrutture. Al contrario, i Paesi del Nord del Mediterraneo sono caratterizzati dalla saturazione della domanda per alcuni servizi energetici. La domanda totale di energia del Mediterraneo è aumentata in media del 2,7% l’anno e la quota della domanda energetica del Sud del Mediterraneo, sul totale della regione, è costantemente aumentata, passando dal 12% dei primi anni Settanta al 31% del 2007. Tale quota dovrebbe raggiungere circa il 45% nel 2030. La domanda pro capite dei Paesi del Mediterraneo del Sud è attualmente un terzo di quella del Nord. Tra il 1970 e il 2005, le tendenze energetiche mostrano un sempre maggiore utilizzo di gas naturale nel mix di combustibile e la relativa stabilità del petrolio, che è e rimarrà il combustibile dominante nel mix energetico del Mediterraneo fino al 2030. Tuttavia, la quota d’utilizzo di gas e fonti rinnovabili è destinata ad aumentare. Nei Paesi del Sud del Mediterraneo, in cui il consumo di elettricità pro capite è in realtà minore rispetto alla sponda Nord (il rapporto medio è di uno a tre), si registrerà fino al 2030 una crescita media annua dei consumi del 4,2%. Pertanto, la regione del Mediterraneo ha bisogno d’incrementare la propria capacità di produzione di energia, metà della quale servirà ai Paesi del Sud del Mediterraneo la cui capacità di generazione necessita di essere potenziata. In alcuni Paesi per soddisfare la crescente domanda sarà, dunque, necessario costruire nuove reti di trasmissione e distribuzione e realizzare grandi progetti di elettrificazione rurale. Serviranno quindi investimenti significativi. La popolazione del Mediterraneo aumenterà di cento milioni nei prossimi vent’anni. Inoltre, bisogna considerare la crescita economica sostenuta soprattutto della sponda Sud. Di conseguenza aumenteranno la domanda di energia e le emissioni di CO2. Tuttavia, gli idrocarburi – soprattutto petrolio e gas – continueranno nel 2030 a dominare il mix energetico, mentre le emissioni di CO2 supereranno di molto i valori del 1990 (32% in più).    

Le forniture di petrolio e gas nel Mediterraneo
La produzione di petrolio e gas è destinata ad aumentare nella regione entro il 2030, quando si stima che Algeria, Egitto e Libia produrranno oltre il 98% del petrolio e del gas del Mediterraneo. La regione mediterranea dispone di quasi il 5% delle riserve accertate di petrolio e gas a livello mondiale. Sebbene la maggior parte dei giacimenti dei Paesi della regione siano stati esplorati a fondo per gli idrocarburi, i giacimenti del Mediterraneo del Sud e orientale sono ancora largamente inesplorati. L’Algeria è il principale produttore della regione. La produzione di petrolio nella regione del Mediterraneo, incluso il gas naturale e condensato, nel 2009 si attestava a oltre 5,2 milioni di barili al giorno, pari a quasi al 6,5% della produzione mondiale. Nonostante il ritmo di crescita rallenterà presto, entro il 2030 la produzione totale della regione sarà superiore ai sei milioni di barili al giorno. Nel corso degli ultimi decenni, la produzione di gas naturale commercializzata nella regione mediterranea è aumentata enormemente: la quota della regione nella produzione di gas a livello mondiale è aumentata dal 4% al 6% e il suo tasso di crescita sarà ancora più rapido tra il 2010 e il 2020. Attualmente, i Paesi del Mediterraneo del Nord sono esclusivamente importatori netti di combustibili fossili, mentre i Paesi del Sud del Mediterraneo si dividono tra esportatori e importatori di energia. La dipendenza della regione del Mediterraneo in termini d’importazioni di combustibili fossili dovrebbe ridursi di poco fino a raggiungere il 40% entro il 2030, mentre i Paesi del Mediterraneo del Nord hanno un livello di dipendenza dalle importazioni superiore al 90%. Tuttavia, si stima che nel 2030 la regione mediterranea per soddisfare il proprio fabbisogno energetico importerà il 40% del suo petrolio, circa il 30% del gas e più del 70% di carbone.

IL CONTESTO DELL’ENERGIA RINNOVABILE
La regione mediterranea è dotata di importanti fonti energetiche rinnovabili, in particolare, possiede alcuni dei siti più promettenti al mondo per quanto riguarda l’energia solare ed eolica. Nonostante questo contesto favorevole, diversi ostacoli tecnici, istituzionali, finanziari e di mercato impediscono alla regione uno sfruttamento intensivo di questo potenziale. Una crescita sostenuta nell’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili nel Mediterraneo dipenderà in modo significativo dall’effettiva implementazione di misure di sostegno politico nonché dalla loro certezza e continuità. Nonostante l’abbondanza di risorse energetiche rinnovabili nella regione mediterranea il loro contributo alla fornitura totale di energia primaria (Tpes) è ancora piuttosto modesto. Le fonti rinnovabili hanno per lo più utilizzo in ambito residenziale e industriale, ma sono ancora poco sfruttate nel settore dei trasporti, dove (inclusi gli impianti idroelettrici) hanno rappresentato il 7% del Tpes nel 2007. Tuttavia, in tutti i Paesi si registra una tendenza alla crescita nell’utilizzo delle fonti rinnovabili e si stima che nel 2030 la percentuale di energia rinnovabile aumenterà dal 12% al 21% del Ftep. La produzione totale di energia elettrica da fonti rinnovabili è aumentata notevolmente negli ultimi anni. I Paesi dell’Ue con l’80% del totale dell’energia prodotta da fonti rinnovabili sono i principali produttori di energia primaria da fonti rinnovabili (Re) della regione del Mediterraneo.

La capacità totale installata e la produzione di energia elettrica e da fonti rinnovabili (Res)
nel Mediterraneo

La capacità installata di fonti energetiche rinnovabili (compresi i grandi impianti idroelettrici) nella regione del Mediterraneo è aumentata notevolmente negli ultimi tre decenni. Ciò corrisponde a circa il 10% della capacità totale installata da fonti energetiche rinnovabili a livello mondiale. Entro il 2030 la capacità di produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili dovrebbe superare i 330 GW o addirittura i 470 GW. Tra le fonti energetiche rinnovabili non idroelettriche, l’energia eolica è la più utilizzata. La sua quota di capacità attualmente installata è del 75% e si prevede che raggiungerà l'83% entro il 2030. Le biomasse e i rifiuti rappresentano attualmente il 21% della capacità installata, ma si prevede una diminuzione della loro percentuale all’11% entro il 2030. Il più alto tasso di crescita nel periodo 2007-2030 (24% l’anno) è invece stimato per il fotovoltaico. Tra i Paesi del Nord, Francia, Italia e Spagna rappresentavano da soli nel 2007 quasi il 90% della capacità totale installata di fonti rinnovabili nella regione europea del Mediterraneo. Nei Paesi extra Ue del Nord, le fonti energetiche rinnovabili sono rappresentate quasi esclusivamente da centrali idroelettriche. L’eolico è una fonte di energia relativamente nuova ma in crescita nella regione, mentre l’energia fotovoltaica solare è utilizzata principalmente per l’elettrificazione rurale decentrata. Le fonti idroelettriche primeggiano tra le energie rinnovabili nella produzione di energia (75%). Per quanto riguarda le fonti rinnovabili (escluso l’idroelettrico), l’eolico è la fonte di energia rinnovabile più importante.
La produzione totale di energia elettrica da fonti rinnovabili nel Mediterraneo dovrebbe raggiungere nel 2030 una quota compresa tra il 5,4% e il 26% della produzione totale di elettricità. Complessivamente, le fonti energetiche rinnovabili dovrebbero contribuire, nel 2030, a un terzo della produzione totale di energia elettrica nei Paesi della sponda Sud e al 36% nella regione mediterranea. Il tasso di crescita annuale nella regione sarà molto alto, soprattutto per le fonti di energia rinnovabile non idroelettriche per le quali si prevede tra il 2007 e il 2030 una crescita media annua del 18%.

L’efficienza energetica
Per quanto riguarda l’efficienza energetica, la regione mediterranea è caratterizzata da profonde differenze tra Nord e Sud e i Paesi del Sud del Mediterraneo devono compiere grandi sforzi per migliorare il proprio tasso di efficienza energetica. Si prevede che saranno intrapresi dei comportamenti più virtuosi a seguito dell’implementazione delle politiche riguardanti l’efficienza energetica e il cambiamento climatico. Si stima che tra il 2007 e il 2030, il consumo pro capite di energia diminuirà dell’8% al Nord e aumenterà di oltre il 30% al Sud. Vi è una chiara opportunità di ridurre il consumo pro capite di risorse energetiche e di produrre allo stesso tempo effetti benefici sull’ambiente attraverso il miglioramento dell’efficienza energetica, riducendo le perdite nelle fasi di produzione e di distribuzione e favorendo una migliore gestione dal lato della domanda. Consistenti risparmi energetici possono essere ottenuti nei Paesi del Sud del Mediterraneo riducendo le perdite di trasmissione. Inoltre, è necessaria una normativa per garantire il miglioramento dei meccanismi d’applicazione delle regole sull’efficienza energetica degli edifici, dove si prevede che il risparmio energetico possa raggiungere il 20-25% del consumo. Anche una crescita più moderata dei consumi sarebbe auspicabile nel caso si adottassero misure specifiche per migliorare l’efficienza energetica.  

AGGIORNAMENTO DEL RAPPORTO “MEDRING”: UNA PANORAMICA SULLO SVILUPPO DELLA RETE DI DISTRIBUZIONE NEL MEDITERRANEO

Oltre al divario in termini di livelli di consumo tra i Paesi del Nord del Mediterraneo e la maggior parte del Mediterraneo orientale del Sud (SEMC), ci sono differenze sostanziali anche per quanto riguarda il tasso di crescita del consumo. Nella regione meridionale e orientale del Mediterraneo solo una quantità molto limitata di produzione di energia da fonti rinnovabili è attualmente disponibile e il suo contributo alla fornitura globale di energia è trascurabile.

La rete mediterranea
Una significativa e possibile introduzione di produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili nell’area, in particolare nell’ambito del Piano Solare Mediterraneo, dovrà essere accompagnata da un rafforzamento della rete di trasmissione, sia all’interno di ciascun Paese che all’esterno. Oggi, i sistemi energetici dei Paesi del bacino del Mediterraneo sono attualmente gestiti in quattro blocchi asincroni separati e il sistema di trasmissione dei Paesi del Mediterraneo si basa su diversi livelli di tensione. Vale la pena ricordare che alcune linee di trasmissione energetiche sono già state create. La capacità di trasferimento tra i diversi consorzi energetici può essere aumentata mediante il rafforzamento delle interconnessioni esistenti o la costruzione di nuove. Alcuni di loro sono in funzione, ma isolatamente. Si può concludere che la costruzione di linee transfrontaliere, che collegano diversi bacini regionali di scambio d’energia di diversa potenza, non è sufficiente per una sincronizzazione di successo. Una serie di ulteriori condizioni che coinvolgono tutte le parti devono essere soddisfatte. Il commercio transfrontaliero è costantemente aumentato negli ultimi dieci anni in seguito alla liberalizzazione dei mercati dell’energia elettrica, ma recentemente gli scambi di energia crescono più lentamente, a causa della saturazione delle attuali linee d’interconnessione. La creazione di regole condivise sulle questioni di cui sopra è un prerequisito obbligatorio per il libero mercato. Inoltre, per gli stati membri dell’Unione europea, il bisogno di ridurre le emissioni di CO2 per far fronte agli obiettivi relativi all’emissione di gas serra avrà un ruolo sempre più importante nel favorire nuove interconnessioni. Gli ostacoli per rendere operative nuove interconnessioni sono diversi: l’impatto ambientale delle nuove infrastrutture, l’opposizione della popolazione locale e gli alti costi d’investimento.  

I progetti d’interconnessione nella regione mediterranea
In Europa la pianificazione della rete di trasmissione è coordinata dall’Entso-E e, per ottimizzare le soluzioni di pianificazione, sono stati anche creati dei forum regionali; ma nei SEMC la situazione è diversa. Dopo l’avvio del Piano Solare Mediterraneo (Msp), le interconnessioni sono suscettibili di essere progressivamente utilizzate per la vendita di “elettricità verde” dai SEMC verso l’Europa. Il quadro normativo per l’importazione di elettricità “verde” per l’Ue dai Paesi extra-Ue è già in vigore, grazie alla possibilità dei cosiddetti “progetti comuni” (Joint Projects). Tuttavia, affinché sia possibile l’importazione di un consistente volume di energia verso l’Europa, devono essere intrapresi sforzi maggiori per la creazione di nuove interconnessioni all’interno della regione del Mediterraneo. È necessario rafforzare la rete o, meglio, ridisegnarla considerando i vincoli ambientali e il fatto che l’attuale struttura della rete di trasmissione Ue non consente che l’immissione di molti GW dal Sud. Per queste ragioni, devono essere intraprese delle azioni per chiudere il circuito energetico del Mediterraneo e sviluppare collegamenti Nord-Sud che attraversino il Mediterraneo (allo stato attuale, solo il collegamento tra la Tunisia e l’Italia procede verso la sua realizzazione). È importante sottolineare che i collegamenti di corrente continua ad alta tensione (HVDC) Nord-Sud in tutto il bacino del Mediterraneo offrono vari “benefici di mercato” e i benefici “ambientali” possono essere ottenuti grazie a un migliore sfruttamento delle unità ad alta efficienza o generazione di energia da fonti rinnovabili.  

LE INIZIATIVE PER LA REALIZZAZIONE SU LARGA SCALA DI ENERGIA RINNOVABILE NELLA REGIONE MEDITERRANEA
 
Il Piano Solare Mediterraneo (Msp)
Uno dei grandi progetti proposti dall'UpM è il Piano Solare Mediterraneo (Msp), il cui obiettivo principale è lo sviluppo di un futuro energetico sostenibile nella regione mediterranea. Le energie rinnovabili possono contribuire in maniera significativa allo sviluppo sostenibile della regione. La copresidenza franco-egiziana ha deciso di redigere un piano d’azione per avviare rapidamente la realizzazione dell’Msp. L’obiettivo finale è lo sviluppo, entro il 2020, di una nuova capacità installata di energia rinnovabile di 20 GW nei Paesi del Mediterraneo del Sud e orientale. Tutti i progetti dell’Msp faranno fronte alla domanda di energia locale e, in una certa misura, contribuiranno a soddisfare il fabbisogno energetico dei Paesi europei. Lo sviluppo della rete elettrica d’interconnessione Sud-Sud e Nord-Sud è un altro obiettivo dell’Msp. Particolare attenzione sarà data al miglioramento delle interconnessioni Nord-Sud al fine di rendere possibile l’esportazione di energia elettrica verde dai Paesi del Mediterraneo del Sud verso l’Ue. L’Msp dovrà affrontare e proporre soluzioni a tal fine concentrandosi in particolare sulle seguenti questioni vitali per facilitare lo scambio di energia: nuove interconnessioni tra l’Ue e i Paesi non europei che fanno parte dell’Msp; investimenti in nuove reti e interconnessioni sia all’interno dell’Unione europea, con particolare attenzione alle nazioni che fronteggiano i Paesi mediterranei, sia all’esterno e tra i Paesi non Ue che fanno parte dell’Msp; potenziamento delle interconnessioni esistenti; sistemi d’incentivi appropriati per la trasmissione di energia rinnovabile dai Paesi non Ue che fanno parte dell’Msp. Grazie al suo contributo allo sviluppo dell’energia solare e delle altre fonti rinnovabili e al commercio di energia elettrica verde tra i Paesi mediterranei e l’Ue, il Piano Solare Mediterraneo si propone di contribuire ad affrontare le sfide della domanda di energia interna dei Paesi che fanno parte del progetto. L’approccio dell’Msp si basa sull’efficienza e sul risparmio energetico, sul trasferimento di know how, tecnologia, istruzione e formazione, ricerca e sviluppo e sulle capacità produttive locali. Il coordinamento dell’Msp passerà nel luglio del 2010 alla Spagna e alla Giordania per i successivi due anni.

Preparare il terreno per il Piano Solare Mediterraneo
L’Ec Enpi (Strumento europeo di vicinato e partenariato) realizzerà il programma di appalti per i servizi chiamato “Aprire la strada” (Paving the way) destinato ad Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Territori palestinesi occupati, Siria e Tunisia. Lo scopo del progetto è migliorare le condizioni per un maggiore utilizzo delle energie rinnovabili in generale, e dell’energia solare in particolare, in tutti i Paesi partner del Mediterraneo meridionale. Il progetto prevede di raggiungere i seguenti risultati: creare un quadro legislativo e normativo armonizzato nella regione euromediterranea; trasferire le conoscenze a livello intra/interregionale; creare un quadro istituzionale adeguato che favorisca la diffusione delle energie rinnovabili; aumentare il numero di progetti bancabili per gli investimenti. Le principali attività previste sono: supportare il lavoro dei Ministeri dell’Energia e degli organi competenti e rafforzare le reti esistenti di Re ed Ee; favorire lo sviluppo dei regolamenti e delle leggi; valutare la necessità di definire e concordare una formula di ripartizione dei costi per gli investimenti; creare una Road Map per la realizzazione di un Msp che coinvolga tutti i Paesi partner del Mediterraneo meridionale.  

L’iniziativa industriale Desertec
L’iniziativa Industriale Desertec (Dii) è stata avviata nel luglio 2009, appena un anno dopo l’avvio dell’iniziativa politica dell’Msp. L’obiettivo del Desertec è quello di analizzare e creare condizioni tecniche, economiche, politiche, sociali ed ecologiche per la produzione di energia elettrica senza emissioni di carbonio nei deserti e nelle zone aride del Nord Africa e del Medio Oriente. L’obiettivo finale è di produrre ed esportare, entro il 2050, una potenza sufficiente a soddisfare circa il 15 per cento del fabbisogno europeo di energia elettrica e una parte significativa del fabbisogno energetico dei Paesi produttori. Desertec è un insieme concreto e realistico di singoli progetti che coinvolgono nella loro realizzazione un gran numero di soggetti di vari Paesi. La sua strategia consiste in primo luogo nel contribuire alla creazione delle condizioni legali e normative per gli investimenti; in secondo luogo, nel redigere un piano a lungo termine che orienti gli investimenti e i finanziamenti fino al 2050; in terzo luogo, nel creare una serie di progetti pilota per dimostrarne la fattibilità pratica; infine, nel condurre una serie di studi per ottenere una più approfondita conoscenza delle realtà locali.