Milano e lo spazio economico euromediterraneo
Il sistema euromediterraneo
A partire dagli ultimi mesi del 2008, e per tutto il 2009, la crisi finanziaria ha prodotto importanti ripercussioni sull’economia mondiale e l’impatto è stato estremamente significativo poiché ha contributo a modificare anche i rapporti tra Paesi sviluppati ed emergenti dell’area del Mediterraneo. A livello mondiale la crisi ha causato una costante decrescita del Pil, che ha coinvolto in maniera trasversale tutti i Paesi, anche se con tendenze estremamente diversificate. Nonostante le distinzioni tra le varie economie mondiali, la recessione economica le ha attraversate tutte, producendo significative conseguenze tra cui: una forte riduzione del commercio internazionale, il crollo della domanda da parte delle economie avanzate, le forti restrizioni creditizie (che limitano di conseguenza la possibilità di acquisto) e l’elevato grado di integrazione tra le economie mondiali, che rende strettamente interdipendenti i diversi sistemi economici internazionali. Tuttavia, secondo le previsioni delle principali istituzioni economiche e finanziarie, il 2010 e gli anni successivi saranno caratterizzati da una fase di recupero, contrassegnata da una consistente ripresa economica e, di conseguenza, da una progressiva uscita dalla situazione attuale. Nonostante i Paesi emergenti abbiano reagito alla recessione in modo positivo, contenendone le conseguenze e avviando un processo di ripresa economica maggiormente sostenuto, rimangono sostanzialmente legati alle aree economiche mondiali più sviluppate. La recente crisi economica ha influenzato, però, in maniera massiccia anche le economie dei Paesi del Mediterraneo, riflettendosi sulle performance dell’interscambio commerciale. La contrazione della domanda estera ha, infatti, prodotto un calo delle esportazioni di beni, contribuendo a una riduzione sostanziale del turismo, delle rimesse e dei flussi di investimenti diretti esteri. Tuttavia, le stime del Fmi appaiono incoraggianti in quanto si prevede un’uscita dalla crisi in tempi abbastanza rapidi. I rapporti commerciali tra le due sponde del Mediterraneo, nello specifico, appaiono in costante crescita, con le esportazioni Ue che passano dai 44,6 miliardi di euro nel 1990 ai 191 miliardi di euro nel 2008. Tuttavia, la contrazione della domanda europea ha soprattutto condizionato le esportazioni dei Paesi del Mediterraneo, che nel 2009 hanno registrato importanti e preoccupanti diminuzioni nell’interscambio commerciale. I principali protagonisti, a livello europeo, dei rapporti commerciali con il Mediterraneo sono invece Francia, Germania e Italia che, congiuntamente, rappresentano il 51 per cento del totale delle esportazioni. Anche per quanto riguarda le esportazioni dei Paesi del Mediterraneo si assiste a un trend decisamente positivo: a partire dal 2003 si sono registrati, infatti, tassi di crescita molto elevati che, nel 2008, hanno portato le esportazioni a un valore pari a 197 miliardi di euro. Oltre allo scambio commerciale, l’Europa costituisce un’importante fonte di flussi di investimenti, di turismo e di rimesse che giungono nella sponda meridionale del Mediterraneo e che contribuiscono ad accrescere la ricchezza della regione. La crisi, da questo punto di vista, ha prodotto ripercussioni sul mercato del lavoro europeo, causando una contrazione dei flussi delle rimesse da parte dei migranti. Anche il turismo, che costituisce circa il 14 per cento del Pil delle economie dell’area, rappresenta un’importante risorsa che caratterizza i rapporti tra Ue e sponda Sud del Mediterraneo. L’aumento dei tassi di disoccupazione, l’indebitamento delle famiglie europee e la perdita del valore d’acquisto degli stipendi riducono notevolmente il mercato del turismo. Un crollo significativo si è registrato anche rispetto agli investimenti diretti esteri, che fanno registrare una contrazione del 17 per cento rispetto al 2008. Nel corso del 2009 i Paesi del Mediterraneo hanno sviluppato e accresciuto le proprie relazioni commerciali anche con la Cina, che si configura come un partner strategico all’interno dell’area, e con i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG): sembrerebbe, infatti, che la particolare situazione economica possa essere interpretata come un’opportunità di instaurare e rafforzare nuovi rapporti commerciali tra Cina e Mediterraneo, soprattutto a scapito dell’Unione europea. Nei Paesi del Mediterraneo il 2009 non ha fatto registrare valori negativi – come invece è avvenuto per le principali economie avanzate – ma piuttosto una crescita al ribasso, che tuttavia ha evidenziato una buona tenuta. Complessivamente le economie del Mediterraneo hanno avuto nel 2009 una crescita positiva pari al 2,4%, sebbene in controtendenza rispetto al 5,1% del 2008 e, secondo le stime delle principali istituzioni economiche internazionali, i Paesi del Mediterraneo subiranno una crescita elevata nei prossimi anni grazie alla loro forte capacità di attirare investimenti diretti esteri. Capacità che appare strettamente connessa al significativo miglioramento delle condizioni d’impresa che ha incoraggiato lo stabilimento di piccole e medie imprese estere sul proprio territorio. Tuttavia, l’instabilità politica rischia di limitare o disincentivare i movimenti di capitali internazionali riducendo, di conseguenza, la possibilità di investimenti esteri. L’area del Mediterraneo racchiude dunque un enorme potenziale economico, che nei prossimi anni potrebbe prendere forma. Un ulteriore indicatore del ruolo strategico che questa regione riveste è rappresentato dalla velocità con la quale al suo interno si sta creando una nuova classe di consumatori in grado di accedere al mercato. Appare chiaro, di conseguenza, come le strategie future debbano necessariamente essereindirizzate a un adeguamento delle strutture produttive e distributive, che consentano di cogliere e poter soddisfare questo potenziale di crescita. Senza una volontà di questo genere il rischio è quello di non essere in grado di cogliere le opportunità commerciali che l’area del Mediterraneo può offrire nel prossimo futuro.
L’interscambio commerciale tra Europa e Mediterraneo: il ruolo centrale dell’Italia
L’area del Mediterraneo ricopre un importante ruolo rispetto all’economia europea, se non altro per la posizione geografica che la caratterizza. I Paesi del Mediterraneo si configurano come partner strategici dell’Europa, e l’area del Mediterraneo continua a rappresentare un importante bacino commerciale nonostante la crisi economica. Le due sponde del Mediterraneo rappresentano circa il 10 per cento del valore totale derivante dalle importazioni tra l’Ue e i Paesi extra-Ue. Valore che cresce costantemente negli anni, nonostante la crisi economica. Sebbene l’importo dello scambio commerciale con le due sponde del Mediterraneo non appaia particolarmente elevato, è possibile rilevare significative tendenze che evidenziano un potenziale maggiore rispetto ad altre aree geografiche e nonostante, dunque, il drastico calo delle importazioni dovuto alla crisi finanziaria, tra il 2008 e il 2009 le esportazioni nei Paesi del Mediterraneo hanno mantenuto una quota significativa per il commercio internazionale. Gli effetti della crisi hanno condizionato i rapporti commerciali con tutti i Paesi dell’area rispetto alle importazioni, facendo registrare una contrazione generale, come evidenziato dall’andamento dell’import e dell’export. La tendenza appare differente se si considerano i valori delle esportazioni. In questo caso, infatti, sebbene nei confronti della quasi totalità dei partner si registri una decrescita dei valori, è interessante osservare come due Paesi in particolare mostrino un andamento in crescita: Libia e Libano.
Le relazioni privilegiate con l’Italia
L’Italia ricopre comunque un ruolo di estrema importanza, in quanto risulta essere il quarto Paese europeo per importazioni (10,56% sul totale) e il terzo per esportazioni (11,36%), inoltre, si configura come uno dei principali partner dei Paesi appartenenti alla sponda Sud e, soprattutto, a quella orientale del Mediterraneo. L’Italia è la nazione che ha instaurato i maggiori rapporti a livello europeo con i Paesi dell’area del Mediterraneo e, infatti, per quanto riguarda le importazioni, risulta essere il primo Paese partner, sia rispetto alla sponda Sud (24,63% sul totale dell’import europeo) sia rispetto alla sponda Est (33,25%). Risulta invece il terzo Paese per esportazione nella sponda Sud e il primo per esportazione nella sponda Est (23,13%). A differenza di Germania e Francia, l’Italia proprio per la sua posizione geografica si configura come il fulcro del commercio con la sponda Est ed esercita un ruolo strategico e molto rilevante anche rispetto alla sponda Sud: è possibile affermare che, a livello europeo, il commercio con l’area del Mediterraneo appare trainato principalmente dall’Italia, che si configura come partner privilegiato all’interno di un bacino che non solo risulta strategico, ma anche in forte espansione. Le stesse considerazioni possono essere effettuate per l’interscambio con la sponda orientale del Mediterraneo. La situazione internazionale di crisi economica che ha caratterizzato tutto il 2009 ha prodotto, inevitabilmente, importanti ricadute anche sullo spazio euromediterraneo, e in particolare sulle relazioni tra l’Italia e i Paesi delle sponde meridionale e orientale del Mediterraneo. I Paesi del Mediterraneo costituiscono un mercato significativo di approvvigionamento per l’Italia, in quanto rappresentano il 9,6% sul totale delle importazioni. L’importanza del bacino mediterraneo emerge anche se si prendono in considerazione i dati relativi alle esportazioni. L’Italia, infatti, esporta complessivamente l’8,5% tra la sponda Sud e la sponda Est del Mediterraneo. Nonostante la crisi abbia prodotto una forte contrazione nei valori dell’import/export italiano, la sponda orientale del Mediterraneo ha incrementato la propria incidenza nelle importazioni, mentre la sponda meridionale la incrementa nelle esportazioni. Oltre a ciò, è importante sottolineare che nel periodo precedente l’avvento della crisi economica l’area del Mediterraneo ha registrato le maggiori variazioni percentuali positive, segnale di un bacino in espansione. L’area del Mediterraneo continua a essere, nonostante l’impatto della crisi, il terzo polo di interscambio italiano, configurandosi come un’importante partner internazionale. Il settore terziario gioca un ruolo chiave, dal momento che rappresenta un volano per la creazione di ricchezza e occupazione. L’effetto crisi rispetto ai servizi appare più contenuto: le importazioni dei servizi hanno subito un calo del 5,8% rispetto all’anno precedente, mentre le esportazioni sono diminuite del 9,8%. Inoltre, per quanto riguarda lo scambio commerciale con la sponda Est, la crisi non sembra invece aver condizionato lo scambio di servizi che, viceversa, è apparsa in aumento soprattutto nelle esportazioni. Tra il 2008 e il 2009 il saldo tra debiti e crediti dell’Italia è migliorato di 618,4 milioni di euro, a differenza della tendenza generale o dell’interscambio europeo, che ha visto peggiorare il proprio saldo. In termini settoriali, è emerso in particolare il peso che il turismo esercita nell’area mediterranea. I trasporti e i viaggi all’estero rappresentano, infatti, le prime due voci dell’interscambio di servizi. Nonostante la crisi, i settori che hanno tenuto maggiormente risultano essere quelli legati al turismo (trasporti e viaggi all’estero), alle comunicazioni, alle assicurazioni e ai servizi finanziari. Allo stesso tempo, tuttavia, si evidenziano segnali preoccupanti nei confronti del settore delle costruzioni e degli altri servizi alle imprese. Le piccole e medie imprese (Pmi) alla ricerca di mercati diversificati guardano al Sud come a uno sbocco possibile, con meno ostacoli linguistici, giuridici e logistici rispetto all’Asia. Inoltre, la promozione dell’Unione per il Mediterraneo sembra aver avuto effetto, specialmente in Italia, Spagna, Francia e Germania, Paesi in cui l’iniziativa ha trovato supporto politico. Le imprese sembrano essersi adattate in modo pragmatico alle nuove condizioni di mercato: progetti meno rischiosi o impegni più misurati, predilezione di partenariati rispetto agli investimenti, che risultano più modesti. Il quadro quantitativo degli investimenti mostra che i flussi di investimento continuano a diminuire, ma a un ritmo più lento e con un promettente recupero verso la fine dell’anno. La regione mediterranea continua ad approfittare dei suoi vantaggi competitivi, in un contesto di miglioramento generale del clima degli investimenti, di crescita dell’attrattività di alcuni centri, dell’instabilità delle dinamiche economiche (con la crescita dei Paesi emergenti). I settori che hanno resistito meglio sono quelli legati alla domanda locale: i servizi di telecomunicazioni, il subappalto automobilistico e aeronautico, l’agroalimentare, il composito settore “altro” (sostenuto principalmente da progetti in ambito sanitario e nei media), i servizi informatici e di programmazione, l’arredamento, le forniture elettriche ed elettroniche e il settore metallurgico. L’energia, settore guidato da una forte domanda a livello mondiale, è un caso a parte, con una diminuzione dei progetti e un aumento del totale lordo. In Medio Oriente il totale degli Ide netti, annunciati dagli investitori europei, ha superato per la prima volta quello dei Paesi del Golfo (5,3 miliardi di euro contro 3,4). Che le Pmi siano un notevole creatore di impiego è un elemento incoraggiante: creano in media due volte in più lavoro per ogni euro investito, rispetto alle grandi imprese o alle multinazionali.
Milano e la Lombardia come fulcro dei rapporti con il Mediterraneo
L’area nordoccidentale ricopre una posizione particolareggiata rispetto agli interscambi commerciali con i Paesi del Mediterraneo, essendo la zona dove si concentrano le maggiori importazioni ed esportazioni in termini di valori assoluti. Inoltre, quest’area è la sola a registrare una bilancia commerciale costantemente positiva nel tempo. I dati mostrano infatti come, nonostante la crisi, nel 2009 le merci provenienti dai Paesi del Mediterraneo nel suo complesso abbiano raggiunto principalmente l’Italia nordoccidentale, così come i maggiori flussi di merci in uscita provenissero dalla stessa area. Di conseguenza l’Italia nordoccidentale si configura come il “motore trainante” del commercio rispetto all’area del Mediterraneo. Per quanto riguarda i rapporti con la sponda Sud, in generale nel 2009 la Lombardia ha fatto registrare un calo più contenuto nelle esportazioni rispetto alla media nazionale (-11,8%), e Milano in particolare è sembrata aver reagito ancora meglio alla crisi (-8,3%), facendo registrare un calo dimezzato rispetto alla media nazionale.
Milano, dunque, si delinea come un importante fulcro economico nei confronti della sponda Sud del Mediterraneo, sia per quanto riguarda le importazioni che le esportazioni. I dati mostrano come tra il 2008 e il 2009 la Lombardia e, in particolare, la provincia di Milano abbiano affrontato in modo migliore la crisi economica riportando variazioni percentuali più contenute rispetto alla media nazionale.
Conclusioni
L’impegno dell’Unione europea nell’area del Mediterraneo, dapprima con il Processo di Barcellona, poi con l’Unione del Mediterraneo, ha portato allo sviluppo di sempre più strette sinergie di tipo politico, economico e sociale, benché non stia ancora producendo tutti gli effetti sperati. La sfida risulta decisamente complessa, in ragione di una serie di ostacoli da affrontare in entrambe le direzioni. Da un lato troviamo lo scarso attivismo messo in campo con la politica europea di vicinato, dall’altro ci sono le difficoltà per i Paesi del Mediterraneo a raggiungere livelli di sviluppo pari a quelli dei partner europei. Il contesto politico e socioeconomico dei Paesi del Mediterraneo rende difficile, inoltre, la realizzazione dell’area di libero scambio mediterranea, prevista per il 2010, poiché gran parte di tali Paesi non ha ancora raggiunto la maturità economica necessaria per affrontare l’apertura del mercato interno alla concorrenza internazionale, che porterebbe all’accentuarsi di tensioni e disparità all’interno dell’area. Alla luce della sempre maggiore importanza rivestita dal Mediterraneo per un Paese come l’Italia diventa indispensabile saper cogliere le opportunità che quest’area offre, anche allo scopo di riassumere quella centralità affievolitasi dopo l’allargamento a Est dell’Unione europea. In conclusione, l’area mediterranea custodisce potenzialità storiche, culturali, economiche e sociali che la rendono la cerniera tra il Sud e il Nord del mondo. Il problema sta nel metterle in rete, ossia nel costruire un unico grande progetto di sviluppo regionale basato sull’incentivazione dei diversi flussi di risorse umane, materiali e immateriali, che dovrebbero fungere da connettivo per l’intero bacino in un’ottica di pace, stabilità e sicurezza. Ed è proprio lo sviluppo economico che può rendere tale pace duratura e sottrarre gli individui dalla condizione di vulnerabilità su cui può far leva qualsiasi tipo di estremismo. Diventa quindi essenziale investire nel Mediterraneo nonostante la crisi, allontanandosi dalla logica di assistenza che ha guidato molte politiche nell’area, ponendosi invece come soggetti alla pari in un’ottica di co-ownership, per cooperare a uno sviluppo sostenibile che veda tra i suoi attori non soltanto i governi dei Paesi coinvolti, ma anche enti locali, soggetti privati e sistema bancario.