L’Italia può vincere ancora. Con la Francia.
Cinque domande a Enel ed Edf
Colloquio con Francesco De Falco e Bruno D’Onghia
Francesco De Falco
AD Sviluppo Nucleare Italia-Enel
Bruno D'Onghia
Presidente EDF Italia
A quando risale l’interesse congiunto di Enel ed Edf a stipulare una partnership sul nucleare? È un accordo nato esclusivamente in base a logiche imprenditoriali o può essere ricondotto anche a motivi più strettamente politici, di rapporti tra i due stati?
FRANCESCO DE FALCO: Enel ed Edf mantengono da sempre relazioni industriali importanti. In particolare, la ripresa dei contatti sul nucleare risale ai primi anni del Duemila, contatti che si sono poi concretizzati con la firma, il 30 Maggio del 2005, di un Memorandum of Understanding finalizzato alla cooperazione nel settore della produzione nucleare, con particolare riferimento alla realizzazione del primo impianto tipo Epr (European Pressurized Reactor) di Edf, in costruzione a Flamanville [sito che si trova in Normandia, dove sono in esercizio due reattori ed è in costruzione un impianto Epr, ndr].
Da allora a oggi sono stati conclusi una serie ulteriore di accordi, riguardanti un ampio ventaglio di attività, finalizzate non solo alla realizzazione di impianti in Francia, ma anche al trasferimento del know-how della tecnologia Epr all’Enel. A luglio dello scorso anno è stata costituita una joint venture, Sviluppo Nucleare Italia, focalizzata alla realizzazione del progetto di almeno quattro Epr in Italia. Tali contratti traguardano obiettivi coerenti con le esigenze di rinnovamento e competitività del Paese e si inquadrano nelle intese a carattere più generale di cooperazione Italia – Francia. Inoltre, il nucleare rappresenta per l’Enel una scelta irrinunciabile al fine di realizzare un portafoglio bilanciato di fonti primarie energetiche, tale da consentirgli di competere ad armi pari con le altre società elettriche internazionali.
BRUNO D’ONGHIA: Concordo pienamente con quanto detto dall’ingegner de Falco. Tengo solo a sottolineare come la partnership Enel-Edf sul nucleare, pur ispirata da logiche essenzialmente imprenditoriali, si iscriva in un più ampio contesto di collaborazione strategica e industriale tra i due Paesi, fattore che, a mio avviso, contribuirà in maniera rilevante al successo dell’iniziativa.
Vista la differenza di know-how sul tema specifico del nucleare a favore di Edf, pensate veramente che questo sia un accordo alla pari in termini di benefici economici?
DE FALCO: Nell’arco della mia vita lavorativa mi è capitato pochissime volte di imbattermi in un progetto che, come questo, rispondesse in modo quasi “da manuale” alla logica win-win. L’Italia ha necessità assoluta di riaprire il capitolo nucleare per raggiungere gli obiettivi ambientali, di competitività e di diversificazione delle fonti, che sono indispensabili per recuperare lo svantaggio strutturale oggi esistente rispetto agli altri Paesi industrializzati. In questo contesto, l’accordo con Edf rappresenta un’opportunità unica per completare il processo di recupero delle competenze nucleari di progettazione e costruzione già avviate autonomamente con la realizzazione dei nuovi reattori di Mochovce [è il nome del sito, ndr] 3&4 [sul sito sono presenti quattro reattori. I reattori 1 e 2 sono in esercizio, ossia producono già energia elettrica; i reattori 3 e 4 sono in fase di costruzione, ndr] in Slovacchia. Per quanto riguarda poi l’esercizio degli impianti nucleari italiani, sono state avviate le prime attività di formazione del personale, utilizzando le risorse degli impianti nucleari del gruppo, cioè quelli di Se [Slovenske Elektrarne, società elettrica partecipata al 34 per cento dallo stato slovacco e al 66 per cento da Enel, ndr] ed Endesa, attingendo anche al contributo di Edf sulla filiera Epr.
D’ONGHIA: Enel, attraverso le controllate Se ed Endesa, si è occupata attivamente di questa tecnologia negli ultimi anni, tanto per le attività di Operation & Management [esercizio e gestione/manutenzione, ndr] che per quanto riguarda il revamping [attività di rigenerazione di un impianto di produzione di energia elettrica, che consiste nell’aggiornare la tecnologia originaria dell’impianto adeguando il progetto originario con soluzioni tecniche attuali, ndr] e la costruzione di nuovi impianti. Se a questo si aggiungono le competenze acquisite nella tecnologia Epr a seguito degli accordi del 2005 e seguenti, ritengo che l’Enel sia in grado di contribuire pienamente al successo del progetto comune. Si tratta quindi, a mio avviso, di un’alleanza win-win, che permette a Edf da un lato di consolidare a termine la sua presenza sul mercato italiano disponendo di una quota parte dell’energia che sarà prodotta dai futuri Epr, dall’altro di associare alla strategia di rilancio del nucleare, indispensabile per vincere la sfida dello sviluppo sostenibile, un partner di alto profilo industriale come l’Enel.
L’Italia, a seguito del referendum del 1987, ha smesso di investire nel nucleare ritrovandosi oggi a soffrire un notevole gap, sia in termini di capitale tecnologico che umano. Di fronte a questa situazione, pensate veramente che riproporre il nucleare in Italia possa costituire un modo per rilanciare l’industria e gli investimenti nella ricerca? O, al contrario, pensate che vi saranno benefici economici solo per le industrie straniere che importeranno in Italia le loro tecnologie?
DE FALCO: Il rilancio del piano nucleare rappresenta un’opportunità unica per il Paese, anche come volano per la ripresa industriale: le aziende che sapranno investire in qualità potranno affiancarsi nel business nucleare alle numerose società nazionali (circa quaranta) che già oggi stanno partecipando alla costruzione di Flamanville. Il progetto nucleare Enel-Edf comporterà investimenti per 16-18 miliardi di euro, una dimensione economica straordinaria, alla quale potranno affiancarsi le opportunità di mercato della “filiera” Epr, che vedrà nei prossimi anni la costruzione di almeno una decina di Epr nel mondo. L’accordo Enel-Edf prevede esplicitamente, tra l’altro, l’impegno da parte delle due società a promuovere il coinvolgimento delle imprese nazionali al progetto nucleare italiano e, a tal riguardo, sono già state avviate alcune prime importanti iniziative insieme a Confindustria. In parallelo, le recenti intese di cooperazione sottoscritte tra le strutture di ricerca italiane e francesi potranno portare nuova linfa anche a questo importante comparto.
D’ONGHIA: L’industria elettromeccanica italiana dispone da sempre di un livello elevato di know-how e di qualità, anche in campo nucleare, come dimostrano i contratti che molte imprese italiane si sono aggiudicate, anche dopo la moratoria del 1987, in vari Paesi del mondo. Si tratta ora di mettersi in condizione di giocare un ruolo di primo piano nel rilancio del nucleare in Italia, acquisendo la tecnologia Epr e mettendo a livello gli apparati produttivi. Ciò richiede investimenti elevati per i quali l’industria ha bisogno di visibilità sul medio e lungo termine. In conclusione, esistono le premesse affinché l’industria nazionale possa giocare un ruolo di primo piano nelle forniture per gli Epr che saranno realizzati in Italia, ovviamente nel rispetto dei criteri irrinunciabili di qualità, tempi e costi, validi quale che sia il Paese fornitore.
Ritenete che la partnership Enel-Edf possa estendere il proprio raggio d’influenza a tutto il bacino mediterraneo?
D’ONGHIA: Gli accordi sottoscritti negli ultimi anni riguardano esclusivamente lo sviluppo, la costruzione e l’esercizio di centrali nucleari Epr in Francia e in Italia. Tali accordi potrebbero essere estesi ai programmi nucleari di Paesi terzi, se l’occasione si dovesse presentare. Tuttavia, a oggi, questa opzione non è in discussione. Per tutte le altre attività, inclusa la commercializzazione dell’energia prodotta dagli impianti realizzati congiuntamente, Enel e Edf restano due operatori rigorosamente distinti, nel pieno rispetto delle regole della concorrenza nazionali e comunitarie.
DE FALCO: Per Enel la priorità è oggi il Progetto Nucleare Italia e non c’è all’orizzonte nessun progetto comune con Edf in Paesi terzi.
Quali ritenete possano essere i Paesi, tra quelli che si affacciano sul Mediterraneo, maggiormente interessati alla costruzione di centrali nucleari sul proprio territorio? D’ONGHIA: Alcuni Paesi della sponda Sud del Mediterraneo, come l’Egitto, hanno espresso un forte interesse all’opzione nucleare. Tuttavia, si tratta di Paesi che dispongono di grandi riserve di idrocarburi e che, per problemi infrastrutturali, mal si prestano all’inserimento di impianti nucleari. Per quanto riguarda la sponda Nord del Mediterraneo, oltre a Francia e Italia resta da vedere cosa deciderà la Spagna, dove il nucleare ha già un posto di rilevo nel mix energetico. Infine, non va dimenticata la Turchia che, per dimensioni di rete e sviluppo della domanda, presenta caratteristiche adeguate all’opzione nucleare.
DE FALCO: Ai Paesi indicati dall’ingegner D’Onghia mi sento di aggiungere solo la Slovenia, che sta discutendo la possibilità di raddoppiare la centrale di Krsko.