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MEDI TRENDS

La carica dei cento milioni

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di Fouad Makhzoumi



Fouad Makhzoumi
Presidente Futur Pipe Industries-EAU

La storia della regione mediterranea è stata guidata dalla crescita degli scambi commerciali, dagli investimenti nelle infrastrutture e dallo sviluppo delle città sorte a supporto del commercio. Ha, infatti, più di quattro millenni quella che si ritiene essere stata la prima rotta commerciale tra Egitto e Mesopotamia, dove si pensa fosse il porto di Byblos, nell’attuale Libano.
Da allora il commercio si è progressivamente intensificato poiché negli ultimi migliaia di anni il mondo si è rimpicciolito. Di conseguenza, l'interconnessione e l'interdipendenza della regione mediterranea è cresciuta, le rotte commerciali, economiche e quelle dei rapporti sociali si sono sviluppate e sono state alimentate. Sono stati costruiti porti, strade, corsi d'acqua e varie altre infrastrutture e fondate nuove città e paesi. Il commercio ha permesso lo sviluppo delle infrastrutture che, a loro volta, hanno determinato un incremento degli scambi e un ulteriore sviluppo della zona. Esattamente come è accaduto in passato, la crescita economica dei prossimi anni può essere stimolata e migliorata da investimenti nelle infrastrutture che, a loro volta, potranno rafforzare le comunità e le relazioni tra i popoli della regione e del resto del mondo.
 
Per questo oggi è più che mai importante per i Paesi della regione mediterranea investire nello sviluppo delle infrastrutture, spina dorsale e motore della crescita economica dei prossimi decenni. Il mondo nel suo complesso è ancora immerso nella più grande crisi economica degli ultimi ottant’anni, con una conseguente crisi della crescita economica, del commercio, dello sviluppo e della qualità della vita. È indispensabile che i governi di tutto il mondo si impegnino a investire nello sviluppo delle infrastrutture affinché ciò faccia da stimolo per favorire la crescita delle loro economie e porre le basi per il futuro. Tale necessità è particolarmente evidente nel Mediterraneo arabo in cui lo stato delle infrastrutture di molti Paesi è del tutto inadeguato e incapace di soddisfare i bisogni primari della popolazione (acqua potabile, servizi igienici, alloggi, ecc.), quindi non solo di un problema economico si tratta, ma anche sociale e politico, soprattutto se si considera l’alta percentuale di giovani all’interno della popolazione dei Paesi MENA (Middle East and North Africa) e la rapida urbanizzazione della zona. Sotto questo aspetto, l’attuale contesto economico offre ai governi arabi del Mediterraneo, con l’aiuto e il sostegno dei Paesi del Mediterraneo europeo e del resto d’Europa e dell’Occidente, un’opportunità da non perdere.

Il deficit infrastrutturale nel Mediterraneo arabo
Gli investimenti nelle infrastrutture come stimolo per la crescita economica sono stati per secoli uno strumento di politica sociale. Sono stati il pilastro della ripresa dopo la grande depressione negli Stati Uniti e i settori trainanti nel recupero postbellico dell’Europa e del Giappone. Nel contesto del Mediterraneo arabo, questo motore economico ha anche l’opportunità di svolgere un ruolo politico e sociale di rilievo. La necessità di investimenti nel Mediterraneo arabo è senza dubbio una priorità in quanto la sostanziale mancanza di investimenti negli ultimi trent’anni ha comportato sia un significativo deterioramento dei servizi disponibili sia la perdita di opportunità economiche. Se si escludono gli investimenti infrastrutturali nei Paesi GCC ricchi di petrolio, l'investimento complessivo nelle infrastrutture della regione MENA è stato estremamente basso. Infatti, il Medio Oriente è la regione meno sviluppata del mondo dopo l'Africa. Le ragioni di questo deficit infrastrutturale sono molteplici. Tra queste, in particolare, il fatto che la maggior parte dei Paesi della regione hanno tradizionalmente investito più in armamenti e in altri settori che nello sviluppo economico e sociale, ivi compresa la creazione di infrastrutture. L’impatto e il rischio che questo deficit crea è evidente, se si riflette su quanto le infrastrutture siano la spina dorsale di uno sviluppo economico. La mancanza di infrastrutture importanti e funzionali nella maggior parte della regione MENA ha agito, infatti, da freno allo sviluppo economico della regione, impedendo uno sviluppo armonico e completo dell’economia.

La bomba a orologeria demografica

Il rischio di sottosviluppo economico nel Mediterraneo arabo non è solo una questione finanziaria ma ha anche significative ripercussioni politiche. Questo rischio è particolarmente grave nei Paesi MENA, dove vi è una delle percentuali più alte di giovani al mondo – in Siria e nei territori palestinesi, per esempio, quasi il 40 per cento della popolazione ha meno di quindici anni – e la popolazione giovanile sta crescendo a un ritmo che è secondo solo a quello dell’Africa subsahariana[1]. Inoltre, si prevede che il numero dei giovani nella regione MENA raggiungerà il picco nel 2035 data in cui si stima si arriverà a cento milioni di giovani arabi sotto i diciotto anni, con un aumento ulteriore del boom demografico[2].
È risaputo che vi è una forte correlazione tra gruppi di giovani di grandi dimensioni e violenza politica[3], soprattutto se la popolazione non è inserita in un contesto produttivo, poiché vi è il rischio che possa essere emarginata e radicalizzarsi. In particolare, è stato osservato che «quando i giovani sono sradicati, senza lavoro, intolleranti, estraniati, e con poche opportunità di impegno positivo, rappresentano un bacino di reclutamento per i gruppi che cercano di istigare alla violenza»[4]. La preoccupazione per la bomba a orologeria demografica dei Paesi MENA è maggiore se si considera che la regione ha tra i più alti tassi di disoccupazione al mondo, con valori medi di disoccupazione giovanile del 25 per cento (molti dei quali con un livello di istruzione relativamente alto e alla ricerca del primo impiego[5]).
Oggi, infatti, la più grande sfida economica e sociale per quanto riguarda la maggior parte dei Paesi della regione è la disoccupazione e di conseguenza gli obiettivi prioritari dei governi della regione devono essere quelli di costruire un clima favorevole agli investimenti e ripristinare un clima di fiducia per creare posti di lavoro e permettere alle persone con scarse conoscenze e competenze di ottenere mezzi di sussistenza sostenibili. Ai poveri dovrebbe essere fornita una formazione di base, nonché risorse e infrastrutture atte a migliorare la qualità della vita.  
Per raggiungere questi obiettivi gli stati devono affrontare alcune sfide comuni: l’efficienza del settore pubblico e della governance, lo sviluppo del settore privato e la creazione di posti di lavoro, l’istruzione necessaria per vivere in un’economia globale e un piano di gestione dell’acqua in una regione che ha scarse risorse idriche. Riforme e investimenti sono dovuti da tempo. La creazione di un ambiente favorevole alle imprese rimane una priorità importante laddove la geopolitica pone una sfida in più.  
Da un punto di vista positivo, questa bomba a orologeria potrebbe diventare, con adeguati investimenti e una corretta politica d’indirizzo, una grande risorsa per i Paesi della regione. Un modello sviluppato per il Marocco ha rilevato che una riduzione del 10% del tasso di disoccupazione giovanile ha comportato un aumento del valore del capitale umano di quasi il 2%, il che a sua volta ha stimolato la crescita del Pil[6]. I Paesi della regione devono sfruttare le potenzialità della propria gioventù, fornendo loro le infrastrutture di cui hanno bisogno per essere economicamente produttivi e realizzarsi.

L’urbanizzazione in Medio Oriente
Oltre alle pressioni relative alla crescita della popolazione giovanile, la regione MENA ha registrato una crescita in termini di urbanizzazione. Infatti, la percentuale della popolazione urbana nella regione è cresciuta dal 48% del 1980 al 57% del 2008 e dovrebbe crescere fino al 65% nel 2020[7]. La popolazione urbana non solo necessita di ulteriori infrastrutture per la crescita economica, ma ha bisogno di un miglioramento delle infrastrutture relative ai servizi per il soddisfacimento dei fabbisogni giornalieri. La Banca Mondiale ha affrontato la questione e ha formulato delle raccomandazioni per quanto riguarda il fabbisogno di infrastrutture della popolazione urbana MENA nel suo rapporto Urban Challanges in the MENA Region (Le sfide dell’urbanizzazione nella regione MENA). Nel rapporto, la Banca Mondiale ha evidenziato la necessità di investimenti infrastrutturali per quanto riguarda strade, acqua, energia elettrica e altri servizi, impianti igienico-sanitari e infrastrutture per la gestione dei rifiuti solidi[8]. La Banca Mondiale ha, inoltre, sottolineato che i miglioramenti in questi e altri settori connessi, potrebbero produrre importanti effetti positivi sulle economie della regione.

Progetti chiave per le infrastrutture

Nel Mediterraneo arabo esistono diverse opportunità e necessità di investimenti infrastrutturali. Nel 2009 InfraMed ha stimato un’eccedenza di oltre 200 miliardi di dollari in progetti di infrastrutture pubbliche che dovranno essere ultimate nei prossimi cinque anni nel Mediterraneo del Sud: Marocco (35 miliardi), Algeria (55 miliardi), Tunisia (12 miliardi), Libia (40 miliardi), Egitto (45 miliardi), Israele (20 miliardi), Giordania (10 miliardi), Libano (10 miliardi), Autorità Palestinese (0,5 miliardi) e Siria (3,5 miliardi di dollari)[9]. Inoltre, la Banca Europea per gli Investimenti stima che nel prossimo decennio i finanziamenti dovranno essere indirizzati all’energia, alle infrastrutture e ai servizi urbani (acqua, servizi igienico-sanitari, rifiuti, trasporti locali, istruzione e sanità). Il progetto per i Paesi del Mediterraneo meridionale dovrebbe ammontare a circa 250 miliardi di dollari. Per guidare la crescita della regione e garantire la stabilità politica e sociale, è indispensabile che sia i Paesi della regione sia la comunità internazionale si impegnino a finanziare questi progetti e a fare investimenti a lungo termine per lo sviluppo.
Ad esempio, il progetto Red-Dead a lungo discusso (ossia la proposta di costruire un gasdotto che colleghi il Mar Rosso al Mar Morto) potrebbe essere un importante motore per lo sviluppo economico, oltre a fornire molte delle risorse infrastrutturali necessarie. Il progetto è stato concepito non solo per portare l’acqua al Mar Morto e ripristinare il livello di questa preziosa risorsa naturale che si riduce di circa tre metri all’anno, ma anche fornire una notevole quantità d’acqua dolce particolarmente necessaria alla regione (la Giordania è, infatti, uno dei Paesi più poveri d’acqua dolce nel mondo e l’accesso all’acqua è stato storicamente in passato in quella regione motivo di conflitto), nonché di cogenerare energia elettrica che aumenterebbe ulteriormente la capacità della sottosviluppata rete elettrica della zona.
Il Progetto Red-Dead è solo un esempio delle molte opportunità di investimento che non solo portano lavoro (tanto necessario alla popolazione), ma rispondono altresì alle esigenze di infrastrutture chiave e pongono le basi fondamentali alla crescita delle economie di molti Paesi del Sud del Mediterraneo in ritardo di sviluppo.





[1] Youth in the Middle East and North Africa: Demographic Opportunity or Challange?, Population Reference Bureau, p. 2.
[2] Ibid., p. 3.
[3] Youth and Conflict – A Toolkit for Intervention, US Agency for International Development (Usaid), p. 3.
[4] Ibid., p. 2.
[5] Youth – An Undervalued Asset: Towards a New Agenda in the Middle East and North Africa (Progress, Challanges and Way Forward),The World Bank, p. II.
[6] Ibid., p. IV.
[7] Urban Challanges in the MENA Region, The World Bank..
[8] Ibid.
[9] Mediterranean Investment Initiative – Mapping Projects and Investments in the Mediterranean, Ipemed, p. 4.