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MEDI TRENDS

I grandi dialoghi sull’acqua

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di Gianfranco Annunziata



Gianfranco Annunziata
C.F., Capo Ufficio Politica navale - Stato Maggiore della Marina

Il Mediterraneo è una delle regioni marittime maggiormente sfruttate e più densamente popolate, sulla quale si affacciano ventidue nazioni diverse tra loro per economia, ordinamento e cultura, un vero e proprio ponte tra tre continenti. Questo bacino continua a essere un crocevia di commerci anche nel XXI secolo: i traffici marittimi sono in netto incremento, con una stima di crescita del 18% nel prossimo decennio e ancor di più aumenteranno i transiti di navi mercantili, con un aumento del 23% totale.
Il Mediterraneo, nonostante rappresenti solo l’1% della superficie marina globale, è una rotta di vitale importanza per l’energia globale, in particolar modo per l’Europa e l’Italia: vi transitano circa 420 milioni di tonnellate di greggio all’anno, pari a circa il 20% del traffico globale, e 30 milioni di tonnellate di gas liquido. Anche l’interconnessione tra le sue due sponde va progressivamente aumentando, con il 25% circa del fabbisogno energetico europeo che proviene dai Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. A ciò si aggiunge un’ampia varietà di traffici illeciti, dagli esseri umani, alla droga, alle armi, anche di distruzione di massa, senza dimenticare le navi dei veleni e i loro pericolosissimi carichi di rifiuti tossici.
L’insieme di questi fattori evidenzia come il “Mare Nostrum” continuerà a essere il denominatore dei cambiamenti negli anni a venire, ovviamente in tutti i settori, dal sociale all’industriale, al politico, al commerciale, senza dimenticare gli scambi interculturali e l’approccio alle problematiche ambientali. È chiaro che assisteremo a una crescente competizione per lo sfruttamento delle risorse del suolo e sottosuolo marino. Tutto ciò renderà sempre più complesso il dominio marittimo e richiederà sempre maggiori interazioni tra gli aventi causa, i cosiddetti stakeholders.
Le croniche instabilità che mettono a repentaglio la convivenza e lo sviluppo pacifico di alcune delle sue popolazioni, il terrorismo marittimo, la proliferazione delle armi di distruzione di massa, il traffico di essere umani, senza dimenticare il fenomeno del terrorismo jihadista, che si pone l’obiettivo di abbattere i governi islamici moderati, tutto ciò dimostra come la sicurezza delle nostre nazioni sia strettamente legata alla stabilità del Mediterraneo e delle sue regioni limitrofe, dal Mar Rosso al Golfo Arabico (cosiddetto Mediterraneo allargato). In questo senso, nell’ultimo decennio innumerevoli iniziative si sono poste l’obiettivo di incrementare la sicurezza, promuovere la stabilità e sostenere lo sviluppo economico della regione.
L’Italia, per la sua posizione baricentrica e per la marcata attitudine al dialogo e alla coesistenza pacifica, ha saputo svolgere un ruolo importante per la creazione di un’area di dialogo, scambio e cooperazione, capace di garantire la pace e la prosperità nel Mediterraneo. La Marina Militare, in linea con l’approccio del Paese, è da sempre particolarmente attiva, sia nello sviluppo della dimensione marittima di iniziative di più ampio respiro, sia attraverso il lancio di forme innovative di cooperazione. Il dialogo e la cooperazione rappresentano, infatti, l’elemento catalizzante di tutte le attività della Marina Militare, nello sviluppo di un efficace contributo al concetto strategico della Difesa, che vede le forze armate assolvere a funzioni di homeland defence and security e garantire capacità expeditionary. In ambito marittimo ciò si sostanzia nello sviluppo di una sorveglianza marittima integrata e della proiezione di capacità dal mare e sul mare: la combinazione di tali funzioni, tipiche delle Marine, può e deve costituire una solida base per il miglioramento delle condizioni di sicurezza nel Mediterraneo allargato, area strategica di interesse nazionale ma non solo.
La capacità di relazionarsi in modo franco e disponibile con i Paesi costieri del bacino ha premiato, sul piano bilaterale, lo sforzo fatto dalla forza armata, che può vantare una costruttiva cooperazione, concreta nei risultati e caratterizzata da un approccio comune alle problematiche di maggior interesse nel campo marittimo. Ma è nel contesto multilaterale che si individuano le forme più adeguate per il conseguimento di quella che i militari definiscono “interoperabilità”: le iniziative multilaterali, infatti, si basano sempre su esigenze comuni a più attori e sulla condivisione di approccio e obiettivi.
Tale condivisione consente, alle nazioni e alle Marine, di confrontarsi efficacemente con la complessità degli scenari moderni e di massimizzare la sicurezza marittima negli spazi di interesse comune, in un ambito che per pluralità di attori, sistemi e modalità di lavoro, richiede a tutti di operare con flessibilità e iniziativa, per il raggiungimento sinergico degli obiettivi. Come ho già accennato, la Marina Militare partecipa come partner di riferimento alle più svariate iniziative di cooperazione originate da altri ma, al contempo, ha saputo sviluppare numerose autonome progettualità di successo. La prima in ordine di tempo è l’Adrion, Iniziativa Adriatico-Ionica, avviata nel 2004, che rappresenta un valido modello funzionale alla stabilità di una regione, attraverso l’acquisizione di un livello di reciproca confidenza più che soddisfacente che, insieme alla condivisione di esperienze e addestramento, rappresenta il valore aggiunto della cooperazione internazionale, anche in un’area caratterizzata nel recente passato da profonde instabilità, e nella quale certe forme di collaborazione militare, non più tardi di 7-8 anni fa, potevano apparire irrealizzabili.
L’Adrion, per gli esperti un case study molto interessante, è stata capace di trasformare rapidamente le idee in azioni: a meno di diciotto mesi dall’avvio dell’iniziativa, le Marine di Albania, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro e Slovenia sono state capaci di organizzare una prima esercitazione congiunta, con impiego effettivo di forze navali, momento fondamentale anche per il consolidamento delle allora aspirazioni di alcuni di questi Paesi a entrare nella Nato, Albania e Croazia, alle quali l’esperienza Adrion ha fortemente giovato.
Le esercitazioni, elemento di spicco di un variegato piano di lavoro congiunto, si tengono annualmente dal 2006 e sono organizzate e sviluppate a rotazione tra le Marine partecipanti. Un ulteriore proficuo esempio è rappresentato dall’Iniziativa 5+5 – con la partecipazione di Algeria, Libia, Mauritania, Marocco e Tunisia insieme a Francia, Italia, Malta, Portogallo e Spagna – un’iniziativa a tutto tondo nell’ambito delle Difese, ma la cui dimensione marittima risulta elemento trainante: la condotta di esercitazioni comuni, il periodico incontro tra i rispettivi capi delle Marine e la disponibilità di un comune strumento di condivisione delle informazioni danno sostanza e solidità alla dimensione marittima dell’iniziativa, considerata strategica dalla Marina Militare. Un’altra iniziativa regionale supportata attivamente è la cosiddetta Iniziativa 8+6, che unisce i sei Paesi del GCC (Consiglio di Cooperazione del Golfo: Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Oman, Bahrain, Qatar, Kuwait) con otto Paesi europei (Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Portogallo, Spagna e Regno Unito), nell’ambito della quale la Marina Militare ha il privilegio di esercitare la leadership della relativa dimensione marittima, il cui sviluppo passa attraverso la condotta di attività addestrative congiunte e la disponibilità di sistemi comuni di scambio di informazioni. Queste sono alcune delle attività più importanti, sebbene valga la pena menzionare il convinto supporto della forza armata alle attività Nato e Ue nel campo della cooperazione, insieme con l’attiva partecipazione a tutte le principali attività di Maritime Capacity Building[1], come, ad esempio, la Africa Partnership Station a guida Usa e le analoghe iniziative Ue nel Corno d’Africa, ancora in fase di sviluppo, accomunate dallo scopo di rendere gli stati rivieraschi operativamente autonomi e capaci di fronteggiare le minacce. È un impegno notevole e oneroso ma ha, come positivo controvalore, il conseguimento di risultati concreti, in termini di costruzione di confidenza e fiducia reciproca. Le iniziative multilaterali consentono alle Marine di sviluppare procedure operative comuni, attraverso la condotta di esercitazioni congiunte, e creano un background adeguato per un’interazione sempre più ampia, che va dalle attività di mentoring e di addestramento, alla formazione del personale, al mutuo supporto in campi specifici.
La capacità di condividere informazioni gioca un ruolo cruciale in tale processo e in quest’area di cooperazione la Marina Militare investe in modo significativo. Dal 2004, infatti, con il lancio del progetto V-RMTC (Virtual Regional Maritime Traffic Centre), un sistema basato su tecnologia internet, è stato avviato un processo di scambio di informazioni relative al traffico mercantile, che ha riscontrato il crescente interesse di molte Marine che hanno dato vita a tre comunità, cui al momento accedono ventinove Marine. Il V-RMTC rappresenta una valida sintesi tra l’utilizzo equilibrato della Information Technology e lo spirito di cooperazione tra le Marine partecipanti. Il suo continuo miglioramento, grazie al contributo complessivo in termini di condivisione dei dati e del crescente numero di Marine aderenti, ne testimonia chiaramente la validità, quale strumento di cooperazione, ma anche come elemento importante per l’acquisizione di una piena conoscenza del dominio marittimo, essenziale per garantire la sicurezza dei nostri traffici commerciali, la cosiddetta Maritime Situational Awareness (Msa)[2].  
Questa positiva esperienza ha spinto la Marina italiana a promuovere, con il supporto di altri membri, la possibile federazione del sistema con altri similari, in varie regioni del mondo. In particolare, hanno risposto positivamente le Marine di Brasile, Singapore e – ultimamente – India, che appartengono a regioni le cui dinamiche sono fortemente connesse con l’area del Mediterraneo allargato. Ciò ha dato il via a un progetto chiamato Trans-Regional Maritime Network (T-RMN), basato sulla federazione del V-RMTC con i sistemi precedentemente citati. Il momento di sintesi dell’intero sforzo della Marina nel dialogo e cooperazione è rappresentato dal Regional Seapower Symposium di Venezia per le Marine del Mediterraneo e del Mar Nero che, fin dal 1996, riunisce ogni due anni i capi delle Marine che operano nel Mediterraneo allargato e relativi approcci, i rappresentanti delle organizzazioni internazionali e marittime interessate, i vari attori e protagonisti coinvolti nelle problematiche della sicurezza marittima. Si tratta di un’eccellente occasione per condividere e connettere le differenti prospettive delle Marine partecipanti e delle organizzazioni appartenenti a realtà diverse e di affrontare questioni marittime di interesse e competenza comune, con l’obiettivo di contribuire fattivamente alla sicurezza marittima, alla Maritime Security[3].
La Maritime Security è l’obiettivo cui tendere, il core business cui dedicare i propri sforzi, in particolare in un contesto complesso e articolato come il Mediterraneo. Tutte le Marine europee condividono l’idea che la Maritime Security sia una combinazione di Maritime Situational Awareness, ovvero della piena consapevolezza di ciò che avviene nel dominio marittimo,e di Maritime Security Operations[4], cioè quelle attività operative svolte attraverso l’impiego di mezzi aeronavali, per rispondere concretamente alle minacce alla sicurezza.
La Marina Militare si è spinta oltre, nella consapevolezza che nessuna stabilità e sicurezza è possibile senza la convinta partecipazione di tutti gli attori e in particolare degli stati costieri nelle aree di crisi, a tutela della sicurezza della nazione e dei Paesi alleati, proponendo di considerare la Maritime Capacity Building, abbinata al binomio “dialogo e cooperazione”, come elemento integrante, se non chiave, per il perseguimento dell’obiettivo finale.  
Lo sviluppo di tutte le possibili implicazioni di questo concetto, inteso come vettore per la Maritime Security, è l’ambizioso obiettivo che la forza armata ha posto come titolo dell’edizione 2010 del Simposio di Venezia, allo scopo di evidenziare, ancora una volta, lo sforzo della nazione e della Marina nel perseguire la pace e la prosperità regionali, e di individuare nuove possibili formule per un sempre più costruttivo dialogo e una ancora più concreta cooperazione.





[1] La Maritime Capacity Building (costruzione di capacità nel settore marittimo) è un’attività volta a migliorare le capacità degli stati costieri di affrontare in modo appropriato le problematiche marittime di competenza.
[2] La Maritime Situational Awareness (MSA) è la gestione di tutte le informazioni relative al dominio marittimo che possono avere un impatto sulla Maritime Security. In tal senso, idealmente, la MSA dovrebbe includere la più ampia gamma di fonti di informazione possibile, a livello internazionale e interagenzia. Inoltre la MSA richiede una capacità di scambio tempestivo di informazioni e di analisi accurata di dati provenienti dalle più disparate fonti, da impiegare utilmente per le singole funzioni istituzionali dei vari contributori.
[3] La Maritime Security (MS)è un’attività internazionale e interagenzia, civile e militare, finalizzata a mitigare i rischi e a contrastare la minaccia di attività illegali nel dominio marittimo, nei confronti delle quali possono essere intraprese azioni volte all’applicazione delle legislazioni in materia, alla protezione dei cittadini e alla salvaguardia di interessi nazionali e internazionali. La Maritime Security si concentra pertanto sull’uso illegittimo del dominio marittimo.
[4] Le Maritime Security Operations (MSO) sono le azioni svolte in mare da parte di autorità militari o civili, dotate di assetti appropriati e delle relative prerogative giuridico-legali.