È la virtù della crisi: costringono a inventare
di Christian Stoffaës
Christian Stoffaës
Presidente Notre Europe
Lo sviluppo delle energie rinnovabili nei Paesi del Sud e dell’Est del Mediterraneo costituisce uno dei più innovativi e ambiziosi progetti dell’Unione per il Mediterraneo. La conferenza dell’UpM a Marsiglia ha appena annunciato l’istituzione di Transgreen, società che ha come azionisti dodici aziende industriali e reti di Francia ed Europa meridionale, in attesa dell’adesione di aziende della sponda Sud.
Il Piano Solare Mediterraneo ha come obiettivo quello di valorizzare il potenziale naturale della zona geografica per contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici (attraverso lo sviluppo di fonti di energia senza carbonio e rinnovabili), alla sicurezza degli approvvigionamenti e allo sviluppo della tecnologia solare (attraverso una strategia di cosviluppo). La sfida è quella di far decollare la tecnologia solare, oggi molto costosa e lontana dalla competitività economica. Qualsiasi innovazione fondamentale inizia con una fase di decollo, in cui le scoperte scientifiche escono dai laboratori e si affrontano i costi proibitivi delle tecnologie: basta ricordare i primi tempi dell’aeronautica e dell’automobile. Poi giunge l’era delle applicazioni di massa, della standardizzazione delle norme tecniche, delle economie di scala e della curva d’apprendimento: la maturità tecnologica, il circolo virtuoso della crescita.
Questo è il caso oggi dell’energia solare. Così, tra il solare fotovoltaico e il solare termico a concentramento, tra piccoli impianti decentrati e la produzione concentrata su siti di grandi dimensioni, tra le varie tecnologie concorrenti (tecnologie cilindro-paraboliche, centrali a torre, ecc.) la selezione rimane tutta da fare. Se questa scommessa ambiziosa riuscirà, l’umanità avrà risolto il problema dell’energia: i Paesi del Sud, assetati di energia per lo sviluppo, potranno appoggiarsi su una fonte inesauribile e a buon prezzo. Conosciuta e vissuta da diversi decenni, l’energia solare non ha ancora raggiunto la competitività economica. La sua storia ancora giovane è ricca di onde successive di entusiasmi, sperimentazioni e retromarce.
I costi economici sono ancora elevatissimi, in genere cinque volte il costo delle fonti energetiche tradizionali più competitive: l’idraulica di grandi dimensioni, il carbone termico, ecc. Ma il percorso delle innovazioni verso la competitività in virtù di esperienze e il passaggio dal prototipo-dimostratore alla produzione su larga scala è un classico. Lo testimoniano il percorso dell’energia nucleare, che si può far risalire alla pila di Fermi, o quello solo ventennale dell’energia eolica.
La regione mediterranea dispone dei migliori vantaggi per un’iniziativa su grande scala: le migliori condizioni al mondo per quanto riguarda il soleggiamento con aree da 2.500 a 3mila ore di sole. Uno spazio fondiario senza limiti, con bassi costi e disturbi quasi pari a zero; una manodopera abbondante; un’occupazione elevata e le potenzialità tecnologiche dell’industria europea e delle collaborazioni con imprese locali, ecc. Se queste ambizioni si realizzeranno, sarà stato compiuto un passo decisivo dallo storico significato. Le tecnologie solari potranno essere replicate e garantire il futuro energetico dei Paesi del Sud in pieno sviluppo economico, così come la soddisfazione del fabbisogno dei Paesi del Nord, attraverso una diversificazione delle fonti di approvvigionamento.
Il mondo è alla vigilia di una grande transizione energetica, di grandezza analoga a quella della Rivoluzione industriale del vapore e del carbone o della Seconda rivoluzione industriale, basata sugli idrocarburi e i motori. L’economia dell’energia di domani sarà basata su una maggiore penetrazione nel bilancio energetico dell’energia elettrica, pulita e di precisione, e sulla decarbonizzazione della produzione di energia. Il primo obiettivo fissato dal Piano Solare Mediterraneo all’orizzonte 2020 è attuare una capacità produttiva di 20 GWe di elettricità solare nell’area geografica, di cui una parte destinata all’esportazione. A più lungo termine, entro il 2050, il Piano Solare Mediterraneo mira a un obiettivo di capacità di produzione di 100 GWe, che rappresenti il 15 per cento della capacità di produzione elettrica dell’Unione europea.
Questo volume di energia rinnovabile è paragonabile a quello fissato per i progetti di energia eolica offshore previsti nel Mare del Nord.
In questa prospettiva ambiziosa, verso la metà del XXI secolo, l’Europa, gravemente priva di risorse energetiche geologiche, potrebbe trarre vantaggio nella sua vicinanza geografica da fonti di produzione di energia rinnovabile su larga scala e acquisire insieme ai Paesi della zona un vantaggio comparativo sulla padronanza industriale di tali tecnologie.
Gli investimenti nei progetti di energia solare nella zona del Mediterraneo potranno nascere e svilupparsi solo se accompagnati simultaneamente da nuove infrastrutture di trasporto e di interconnessione tra questi siti e verso l’Europa.
Per sviluppare la produzione di energia rinnovabile in siti distanti dalle zone di consumo è necessario avviare una rete di trasporto a lungo raggio per la trasmissione e la commercializzazione, attraverso la realizzazione di importanti investimenti nelle infrastrutture di trasporto e le interconnessioni elettriche.
Le discussioni iniziate ormai da parecchi anni riguardo il circuito di interconnessione delle reti elettriche intorno al Mediterraneo non sono finora riuscite a realizzare la totalità dell’integrazione sincrona sotto corrente alternata, tra l’altro a causa della debolezza delle interconnessioni esistenti in alcune aree e dell’eterogeneità dei sistemi elettrici, in particolare nelle zone Sud-Est ed Est del Mediterraneo. È quindi necessario considerare opzioni alternative come, ad esempio, collegamenti brevi subacquei.
Le reti transmediterranee potranno essere prolungate verso unasupergrid europea. Il trasporto in corrente continua ad alta o altissima tensione consente il trasferimento a grandi e grandissime distanze senza redibitorie perdite in linea. Questo modo di trasmissione permette anche di sopportare meglio i sovraccarichi e di migliorare la sicurezza del sistema elettrico. Inoltre, solo la corrente continua consente i collegamenti subacquei a media e lunga distanza e il sotterramento delle linee per attraversare siti geografici sensibili all’inquinamento visivo e all’ingombro dei paesaggi. Infine, il trasporto sotto corrente continua richiede l’impiego di meno suolo e genera minori radiazioni elettromagnetiche al di fuori dei posti terminali attrezzati per la conversione AC/DC. Il ritorno della corrente continua, dopo un secolo di oscuramento dietro la corrente alternata, è l’indicatore storico dell’ingresso delle reti elettriche nell’età dello sviluppo sostenibile. I grandi progetti mobilitatori sono l’occasione per riunire le parti interessate intorno a obiettivi ambiziosi – tecnologici, industriali e societali –, consentono di ideare insieme soluzioni necessarie alla diffusione delle tecnologie e costituiscono vetrine per lo sviluppo delle filiere di produzione destinata all’esportazione. Considerata la coerenza complessiva ormai conferita ai grandi progetti di energia eolica nel Mare del Nord, un’iniziativa analoga è attesa per il Mare del Sud d’Europa. È davvero opportuno avviare progetti così faraonici in un periodo di crisi finanziaria? Per rispondere alla malinconica economia dell’ambiente bisogna mobilitarsi, offrire delle prospettive, far sognare. È nel bel mezzo della grande depressione che l’America del New Deal avviò gli impianti idroelettrici dei grandi fiumi del Sud e dell’Ovest e la costruzione delle autostrade federali, e che l’Italia lanciò le autostrade e la bonifica delle paludi pontine. È la virtù delle crisi: costringono a inventare.