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La Road Map verso il sole

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di Piero Gnudi



Piero Gnudi
Presidente Enel

Lo sviluppo dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo è l’asse portante dello sviluppo dell’intera Unione europea. In quest’area negli ultimi anni vi sono stati segnali molto interessanti: i Paesi della sponda Sud hanno avuto uno sviluppo economico molto più sostenuto rispetto ai Paesi della sponda Nord, con una crescita media del Pil, stimata da World Bank, al 3.7% in area MENA per il 2010, dopo il +2.9% segnato nel 2009 contro un -1% di crescita previsto in area euro per il 2010, dopo il -3.9% del 2009. Questo sviluppo economico va sostenuto e il Piano Solare può essere un forte contributo a supportare la crescita nei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. Crescita che, sono sicuro, avrà benefici rilevanti anche per i Paesi della sponda Nord. Le energie rinnovabili sono viste in tutti i Paesi come una leva per stimolare la ripresa economica e la sponda Sud del Mediterraneo è il luogo ideale per sviluppare questa forma di produzione di energia elettrica.
La costa Sud del Mediterraneo possiede, infatti, alcuni tra i più promettenti siti al mondo per lo sviluppo della tecnologia solare ed eolica. Le ore di sole, per esempio, oscillano entro un limite compreso tra 2.650 e 3.400 ore all’anno, con una radiazione media che parte dai 1.300 kWh/m² all’anno nelle aree costiere per raggiungere i 3.200 kWh/m² all’anno nelle aree interne. Si tratta di valori nettamente più elevati rispetto alle medie europee. Con queste condizioni gli impianti rinnovabili, come dicevo, daranno un contributo importantissimo per soddisfare la crescente domanda di energia di questi Paesi e potranno altresì costituire una rilevante fonte di esportazioni. Questi progetti per essere realizzati necessitano di una forte collaborazione fra le aziende della sponda Sud e quelle della sponda Nord, che dovranno offrire il necessario supporto tecnologico e progetti di capacity building mirati alla produzione in loco di componenti.
In questo quadro, l’iniziativa del Piano Solare Mediterraneo (Psm) per lo sviluppo delle rinnovabili, lanciata nell’ambito dell’Unione per il Mediterraneo sotto la presidenza franco-egiziana, costituisce certamente un punto di riferimento importante per gli operatori del settore e i governi
L’obiettivo del Psm è l’installazione di 20 gigawatt di nuova capacità da fonti rinnovabili (prevalentemente solare ed eolico) entro il 2020 e lo sviluppo delle interconnessioni.   
Sono previste due fasi:

Fase pilota (2009-2011)
Per questa fase sono stati proposti da vari governi più di centocinquanta progetti di impianti rinnovabili per una capacità teorica di circa 12 gigawatt. Ogni progetto è localizzato in un Paese a Sud o a Est del Mediterraneo, con una densità particolarmente elevata in Giordania, Tunisia, Marocco ed Egitto. Tra questi il Psm ha in fase di individuazione venticinque progetti pilota “prioritari” per oltre 4mila megawatt da sottoporre all’attenzione degli investitori internazionali. Attraverso lo sviluppo di questi primi progetti, i partecipanti al Psm dovrebbero poter definire e testare il contesto regolatorio e i meccanismi di finanziamento. ·     

Fase di sviluppo (2011-2020)
Il Piano sarà sviluppato su larga scala e dovrebbe raggiungere il target di 20 gigawatt. Per la fase realizzativa sarà sviluppata una Road Mapche definisca il potenziale delle risorse, la selezione dei siti, le capacità locali industriali e lo sviluppo del mercato nella regione.
Dopo diversi mesi di stallo, dovuto ai ritardi dell’Unione per il Mediterraneo, fortemente condizionata da aspetti politici, il Psm sta riprendendo vigore e potrebbe trovare concreta realizzazione nella forma di accordo quadro transregionale all’interno del quale valorizzare i singoli piani rinnovabili nazionali. La Commissione europea ha, infatti, lanciato nella primavera del 2010 un’iniziativa per facilitare l’attuazione del Piano Solare chiamata Paving the way to the MSP,con l’obiettivo di contribuire ad affrontare in modo concreto le problematiche emerse nella prima fase del Piano. Peraltro, nel corso del 2009, in Europa sono stati avviati altri interessanti progetti che sostanziano l’idea del Psm, come il consorzio Desertec, inizialmente sotto l’impulso tedesco, ma oggi arricchito da diverse società delle due sponde del Mediterraneo, tra le quali Enel Green Power. Tali iniziative valorizzeranno certamente la posizione geografica di Spagna e Italia come hub naturali per il collegamento elettrico tra le due sponde, in grado di agire da catalizzatore per futuri ingenti investimenti. 
Il Piano Solare Mediterraneo, infatti, a seconda degli scenari di mix energetico (eolico, solare termodinamico e solare fotovoltaico), potrà richiedere un investimento complessivo compreso tra i 38 e i 46 miliardi di euro per le nuove centrali, due miliardi per il loro collegamento alle reti, e quattro per i sistemi di interconnessione intraregionali (Sud-Sud) e interregionali (Sud-Nord) necessari al trasferimento di una parte dell’energia in Europa.
Il sostegno delle istituzioni finanziarie internazionali sarà determinante per poter garantire le adeguate coperture finanziarie e mobilitare gli investitori privati. In questo senso molto importante è stato lo scorso 26 maggio, a Parigi, l’annuncio della partenza dell’InfraMed Infrastructure Fund, guidato da Franco Bassanini, presidente della Cassa Depositi e Prestiti. Con un capitale iniziale di 385 milioni di euro e l’obiettivo di una dotazione prossima al miliardo di euro, è il primo strumento di finanziamento dell’Unione per il Mediterraneo.
Tuttavia, al fine di assicurare un adeguato ritorno sugli investimenti e la piena sostenibilità dei progetti sarà necessario ripensare il meccanismo dei sussidi alle fonti fossili, che oggi costituisce un ostacolo alla diffusione delle fonti rinnovabili in tutto il mondo, non ultimo in numerosi Paesi del Mediterraneo, e definire tariffe adeguate per la vendita dell’elettricità a livello locale e per l’export. Un importante passo in avanti in questa direzione è stato compiuto con la direttiva 28 del Parlamento europeo sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili.
L’articolo 9 della norma prevede, infatti, in un’ottica di integrazione mediterranea, la possibilità di computare l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili al di fuori della Comunità, a condizione che vi sia il trasferimento fisico dell'energia, ai fini del conseguimento degli obiettivi degli stati membri entrati in vigore con il pacchetto europeo clima ed energia per la lotta ai cambiamenti climatici. Questa norma, una volta definite le modalità di attuazione, potrebbe rivelarsi uno degli strumenti più efficaci per la bancabilità dei progetti previsti dal Piano Solare. Occorre quindi lavorare per definirne le modalità di applicazione, assicurando un contributo omogeneo di tutti i Paesi dell’Unione.  
Il successo del Piano Solare del Mediterraneo, come detto, contribuirà a sostenere la crescita dei Paesi della sponda Sud, permettendo al contempo il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi che l’Unione europea si è data per combattere il cambiamento climatico.